avvenimenti.Alcune
di tali attitudini sono belle, altre no.
Quest'anno,
il 2006, ricorre il cinquantesimo anniversario della
rivoluzione del 1956, un avvenimento importante non solo
per la Nazione magiara ma anche per la cultura
mondiale, vista la drammaticità ed eroicità che vide
coinvolto il popolo ungherese.
Di tali eventi storici vi è
una nutrita bibliografia, sempre in continua crescita, e la
scrivente associazione al momento ha organizzato una serie
di incontri sul tema, sia sul territorio locale che in
quello magiaro.
Quando
si ricorda un anniversario, non si può rivolgere il proprio
pensiero a chi ha dato la propria vita per un ideale, ma
soprattutto a coloro che, per ragioni fisiologiche, sempre
di meno, tale data ricorda sicuramente molto.
Avendo
avuto la possibilità di visitare i
luoghi della memoria, tali visioni
hanno rafforzato l'interesse non solo nei confronti del
periodo storico in questione, ma anche nei confronti
dell'intero patrimonio culturale di cui l'Ungheria ha un
vasto retroterra. Ciò ha suscitato la
forte esigenza di dotare l'interno del Circolo
Culturale L'Agorà di un nuovo laboratorio di ricerca, e,
nella fattispecie il Centro Studi italo-ungherese "Árpád".
Tale
officina culturale deriva dal nome del principe ungherese (869-907), eroe nazionalee fondatore della dinastia degli Arpadi.
Ritornando
alCentro Studi
italo-ungherese “Árpád” esso nasce per riallacciare
quei rapporti storico-culturali tra la
terra d'Ungheria, il Mezzogiorno e nella fattispecie il
territorio calabrese, come testimoniato dai rimi risultati di
un precedente convegno, tenuto presso il Museo Nazionale, nel
Novembre 2005 "Le
milizie ungheresi e slave nella Calabria medioevale",
che
si era svolto a Reggio Calabria trattando i rapporti
storico culturali tra il territorio calabrese e meridionale
ed i popoli e regnanti magiari nel periodo medievale.
Quest'anno,
dunque, come ampiamente riportato nelle relative pagine del
nostro sito internet, è stata la volta della rievocazione
della Rivoluzione Ungherese del 1956, con un convegno
internazionale "Ungheria
1956: tra storia e memoria" che si è svolto
ai più alti livelli , sia per la presenza, come ospiti
dell'Associazione, di Sua Eccellenza Istvàn Kovacs,
Ambasciatore della Repubblica Ungherese in Italia, di Laszlo
Czorba Direttore dell'Accademia d'Ungheria in Roma e di
altri qualificati relatori, sia per l'affluenza di un
pubblico numeroso ed attento.
Durante tale importante manifestazione si era anche
voluto osservare un minuto di silenzio e raccoglimento per
riflettere sul pesante bilancio di sangue che costò
la repressione dei patrioti magiari.
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E' stata quindi una decisione consequenziale, naturale e
sentita, quella della sodalizio reggino, di partecipare
pure, a coronamento della manifestazione, ad una Santa Messa
in suffragio di quei Caduti, per ricordarne il sacrificio,
nell'impari lotta contro la dittatura sovietica degli
ungheresi che scesero nelle strade, nelle piazze, per
combattere e morire per un alto ideale: quello della
libertà.
Tale
evento si è potuto realizzare, grazie alla sensibilità del
Reverendo Parroco Don Nuccio Santoro, presso il Tempio della
Vittoria - San Giorgio al Corso, la chiesa cittadina che ha
sempre rappresentato la cornice più adatta a queste
commemorazioni, sia per tradizione che per quel senso di
religioso raccoglimento che l'austerità della sua
architettura e la sua silenziosa atmosfera inducono.
La
celebrazione
ha visto una partecipazione molto nutrita di fedeli, che
hanno praticamente riempito la chiesa, e tra i quali si
riconoscevano diversi nostri concittadini di nazionalità
ungherese che vivono nella nostra città per motivi di
lavoro o di studio.
Il convinto plauso all'iniziativa espresso dal Rev. Parroco
Santoro ha trovato ovviamente riscontro nell'ampio spazio
dedicato a quei tragici avvenimenti nel corso della sua
omelia, avvenimenti commentati nella prospettiva della
Chiesa Cattolica, come egli ha tenuto a precisare.
Sfogliando
le pagine della storia e ritornando proprio al 1956,
bisogna sottolineare che da cinquant'anni, quindi
proprio da quel periodo, che a Reggio Calabria non si
commemorano con funzioni religiose a favore dei
martiri ungheresi
E
proprio nel 1956 lo stesso luogo fu oggetto di
un'omelia a sostegno dei quei tragici fatti.
Il
1956, quell'autunno caldo, venne vissuto anche a Reggio Calabria
con molta passione: non solo dal punto di vista politico, ma
anche da quello culturale, sociale e,nello specifico, anche
religioso con numerose funzioni che vennero officiate in
diversi luogo di culto non solo cittadini ma anche
sull'intero territorio provinciale.
Il
Sacerdote ha ricordato ai fedeli che per decenni il mondo è
stato praticamente diviso in due blocchi, divisione non solo
politico-militare ma anche ideologica.
Da un lato il blocco
sovietico-comunista con la sua ideologia atea e materialista
ed in cui venne a trovarsi pure lo stato ungherese,
dall'altro i paesi occidentali, in cui si poteva continuare
ad esprimere liberamente la propria fede ed a praticare la
religione cristiana.
Il
parroco Don Nuccio Santoro
ha così commentato la pregevole iniziativa della scrivente
Associazione:«Questa
serasi è voluto dedicare
questa Santa Messa ai martiri ungheresi, preghiamo per loro
e facciamo memoria, ricorderemo qualche episodio che
riguarda in particolare la Chiesa, in modo tale che
non dimentichiamo, preghiamo e facciamo anche tesoro
delle esperienze anche negative della storia».
Il
sacerdote, pensando alla Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo
ha rammentato ai fedeli che le sofferenze nella luce della fede si uniscono alle
sofferenze di Cristo.
Don
Nuccio ha anche citato la pubblicazione di Andrea
Riccardi "Il secolo del martirio - I Cristiani nel
Novecento" dicendo che sono stati molti
i martiri nel secolo scorso, sia dell'est che dell'ovest,
e bisogna guardarli sotto l'aspetto spirituale per trarne
insegnamento in modo che la società non incorra negli
stessi errori.
Poi
ha effettuato una breve disamina su quanti
hanno subito la violenza, non solo psicologica ma anche
fisica, conoscendo il carcere, durante il regime sovietico
negli stati dell'Europa orientale.
Infatti
con l'entrata dell'Armata Rossa, quei territori videro la
proclamazione di amministrazioni che ruotavano nell'orbita
del Cremlino.
La
Chiesa cattolica conobbe un lungo periodo caratterizzato dalla
persecuzione dei suoi rappresentanti da parte dei regimi
comunisti come in Polonia, Cecoslovacchia, Bulgaria,
Romania, Jugoslavia, Albania ed Ungheria, dove gli alti
prelati subirono tanti soprusi e violenze.
Ha
quindi voluto ricordare i
vescovi Stepinac, Beran, Bossilkov, lo stesso alto prelato
Mindenszenty, Massimiliano Kolbe, in seguito canonizzato dal
Pontefice Wojtyla.
Ma
un pensiero è stato rivolto anche al primate Wyszynski che
nel 1973 ebbe il merito di consacrare la prima chiesa
costruita durante il regime comunista, a Bydgoszcz, luogo
che durante l'ultimo conflitto mondiale fu teatro di dure
rappesaglie naziste.
Ma
anche dei numerosi religiosi che subirono atrocità e
crudeltà nell'Albania di Hoxha, dove a partire dal 1967
venne abolito ogni manifestazione di culto e con
relative persecuzioni che portarono alla morte 129
religiosi (65 a seguito di esecuzione della pena capitale ed
il resto dopo lunga detenzione).
Tra
essi vi erano una dozzina di religiosi facenti parte
dell'ordine dei gesuiti.
Alla fine del
regime comunista rimasero in vita circa una trentina di preti,
sopravvissuti alla dura vita carceraria.
Al
termine della celebrazione è seguito l'intervento di
Daniele Zangari del Circolo Culturale L'Agorà, che ha
citato alcune frasi tratte da
"Memorie" del Cardinale Midszenty.
Di seguito
Daniele Zangari ha detto che il Primate magiaro ormai temeva
il suo arresto e che a tal proposito ebbe a dire: «[...]
Prego perché venga un mondo di verità e di
amore: prego anche per coloro che, secondo le parole del mio
Maestro, non sanno quelli che essi fanno, e perdono loro di
tutto cuore[...]».
Subito
dopo il Presidente del Circolo Culturale L'Agorà Gianni
Aiello ha letto dei versi tratti da "Leggero come il vento" del poeta ungherese Vàcy Mihàly
:
«[...]leggero, biondo, come il vento, porto la vittoria in
silenzio, lenisco le ferite, mi attraversano
pallottole, baionette, ma non mi fanno male, ma se pure
muoio ogni giorno, divento indistruttibile nel tempo e vinco
dolcemente, come il vento[...]».
Mentre
Gianni Aiello portava a conclusione il suo breve
intervento la
funzione religiosa si
concludeva per i fedeli in
maniera inaspettatamente suggestiva: si è infatti levato,
da uno dei banchi centrali del Tempio, il suono della tromba
del Maestro Benedetto Trunfio che intonando le note del
"Silenzio fuori ordinanza" di N. Rosso, ha contribuito a rafforzare quell'atmosfera di
calda spiritualità, di raccoglimento, di preghiera e di
riflessione, così consona alla celebrazione commemorativa
svoltasi a Reggio Calabria.
Mentre
venivano scandite le note da un nobile strumento
musicale proprio in
memoria dei tanti ungheresi caduti durante la
rivoluzione del 1956, qualche lacrima di commozione
spuntava sul viso dei presenti accorsi.
L'esecuzione musicale, effettuata
con molta passione da parte del Maestro Benedetto Trunfio
, che ha voluto essere presente a tale iniziativa, ha
condensato l'alto significato della manifestazione
esaltando i valori della storia, della memoria e
dell'alto senso civico, proprio per ricordare
i numeri impressionanti, le emozioni, i sentimenti, le
speranze, i disagi e le sofferenze di coloro che hanno
dato un enorme contributo alla crescita della libertà e
dell'Europa, pagando proprio con la loro vita.
Un’iniziativa
quindi molto sentita da tutti i presenti, quella organizzata dal sodalizio
reggino, che ha visto per la prima
volta affiancarsi la comunità locale e quella ungherese
residente in città, uniti anche da quel tricolore che se
pur per disposizioni differenti, unisce i due popoli in
quei valori di unità, di giustizia, di uguaglianza e di
solidarietà che dal risorgimento ad oggi hanno segnato il
cammino delle due Nazioni.