16 gennaio - 30 aprile

L'Aula magna dell'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria ha ospitato un ciclo di a serie di si sono tenuti una serie di appuntamenti in collaborazione con la cattedra di mass-media.
Il nuovo programma didattico, oltre all'analisi ed al messaggio delle produzioni filmiche argomentate ha avuto anche il merito di inserire in tale percorso sia delle tracce tematiche ma anche
riferimenti interdisciplinari, come la storia, letteratura, filosofia, legati ad ogni singola produzione.
Le cifre che si evidenziano in “Caro diario” di Nanni Moretti sono inerenti ad aspetti autobiografici che sono raccontati dall'occhio della telecamera che invia una serie di files informativi.
Il messaggio di Gabriele  Salvatores in “Sud” è rivolto ad aspetti  che documentano un'Italia non soltanto dal punto di vista sociale, ma anche politico e culturale: quindi un disagio geografico della penisola come quello dei quattro protagonisti meridionali presenti su tale set.
L'opera salvatoriana è un po' tutto questo: con il preciso intento di raccontare e raccontarsi in una sfera che si potrebbe  collocare tranquillamente su posizioni di tipo “realista”, dove la parte dei protagonisti è rivolta agli “ultimi” così come evidenziato dai disoccupati di “Sud”.
La narrazione continua nell'intrigante “Tre colonne di cronaca” che rende omaggio alla figura di Gianmaria Volontè scomparso il 6 dicembre del 1994.
L'esposizione narrativa presente in “Tre colonne di cronaca” si struttura sul classico prodotto filmico di denuncia nei confronti del potere mediatico e politico della stampa e di “particolari accordi” presenti nelle alte sfere della politica e della finanza: questi alcuni degli elementi di lettura nel film di Carlo Vanzina.
Un “manifesto denuncia” nel quale Gianmaria Volontè svolge il suo ruolo “cultural-rivoluzionario”, tra l'altro presente in altre produzioni filmiche, interpretando diversi ruoli “impegnati” e quindi di “denuncia sociale”.
A tal proposito Gianmaria Volontè ebbe a dire: “Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità”
Il percorso di  “Porte Aperte” di Gianni Amelio tratta di altri “scontri di classe” tra un giudice ed i poteri forti dello Stato: anche in questo caso un'altra denuncia, nella quale si mette  in discussione il famoso slogan propagandistico secondo il quale durante l'amministrazione del “ventennio fascista” si garantiva alla popolazione italiana di poter riposare con “le porte aperte” anche nelle ore notturne.
Si era fatto cenno in apertura a riferimenti interdisciplinari, come la storia ed essi sono presenti nella produzione di Jim. Sheridan “Nel nome del padre”, dove viene trattata la “questione irlandese”: anche in questo caso un “manifesto denuncia”.
Così come in “Shindler List” di Steven Spielberg sono presenti chiari nessi storici come quelli relativi alle tragiche conseguenze del secondo conflitto mondiale come l'annientamento fisico degli ebrei e, non per ordine d'importanza del protagonista storico del film  Oskar Schindler e del suo impegno umanitario.
Ancora la guerra con i suoi drammi, questa volta quella del Vietnam, è presente in “Tra cielo e terra” del regista statunitense  Oliver Stone, tra l'altro tale produzione fa parte della famosa trilogia sulla guerra del Vietnam raccontata dallo stesso Stone da un'angolazione diversa: quella del popolo vietnamita.
Un diario raccontato dallo stesso regista che ebbe modo di vivere direttamente le esperienze, le crudeltà di quella guerra che portò morte e distruzione nell'area del sud-est asiatico.
Il linguaggio di  “Talk radio” è un manifesto della collettività statunitense che ne rispecchia gli umori, le attitudini razziali di una parte di quella società: elementi questi caratterizzano il percorso narrativo di Oliver Stone che analizza nelle sue produzioni filmiche la società americana.
Altre forme di violenze sono presenti nella produzione di “Pulp fictions” di  Quentin Tarantino che a volte assume aspetti surreali.
Altre forme di violenza, questa volta quella sulle donne, in  “Sotto accusa”di Jonathan Kaplan, o quelle subite da “Nell” nella produzione di  Michael  Apted .
Il programma continua con gli aspetti onirici e decadenti di Alex Proyas” con “Il corvo”, dove vi sono altri spaccati della società umana.
Completano la programmazione didattica del videoforum  il noir di Franco Petter “L'amico inquietante”, il “multimedia” di G. Andriano, un documentario storico dal titolo “Il ritorno di Carlo V” ed un apposita giornata dedicata a vari cortometraggi di giovani autori.

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