al
seguito del maresciallo Iourdan ed il generale Saligny nel golfo di Baia , e l'altro di
pari numero sotto Reynier su scialuppe cannoniere, brigantini ed altre barche tra Reggio e
Scilla, con lo scopo di farli sbarcare tra Messina e la punta del Faro, rendersi padroni
di quel punto importante, fortificarvisi e tenere aperta la comunicazione con la Calabria
per il passaggio di altre truppe utili alla conquista della Sicilia. il tutto sarebbe
stato supportato da dieci vascelli di fila, due fregate, due corvette e due brigantini.
La
flotta fu sorpresa da una bufera e per tale motivo dovette approdare a Taranto e
parte a Corfù, ove non poté che raccogliersi il 10 marzo.
ritiro dell'altra flotta per
Tolone, rinviando l'invasione della terra di Trinacria .
Il
terribile scontro navale avvenuto nelle acque di Bagnara il 29 giugno 1810 e durò dalle
nove del mattino fino alle ventitre della stessa sera .
Durante la battaglia entrarono in
funzione i fortini con le artiglierie che, per le loro posizioni, recarono molti danni
alle imbarcazioni inglesi mentre queste cannoneggiavano la città.
Del secondo
tentativo relativo all'invasione della Sicilia avvenuto il 17
settmbre 1810, nel quale lo
sbarco di truppe comandate dal Colonnello D'Ambrosio avvenuto sulla costa tra la
Scaletta e la fiumara di S.Stefano ad opera di quindici barche a remi e a vela sbarcarono
presso la foce della fiumara di S.Stefano sorprendendo 40 inglesi.
Il maresciallo Zenardi
prese posizione sul colle prossimo al Lido.
A
tal
riguardo la storiografia locale riporta che "senza chiedere
altre spiegazioni a Grenier la mattina del 17 Gioacchino dava ordine al
generale Cavaignac d'imbarcarsi alle dieci ore della sera colla sua
divisione. Le istruzioni dategli determinavano il punto dello sbarco sulla
costa tra la Scaletta e la fiumara di S. Stefano. Si avvertiva che nella
stessa ora il nerbo dell'esercito accorrerebbe al movimento e lo renderebbe
generale, imbarcandosi a Pezzo ed a Scilla per prender terra su diversi
punti della linea nemica dalla Torre del Faro a Messina. Il generale
Cavaignac doveva regolare il suo tragitto coi segnali di alcuni razzi che si
solleverebbero dal campo di Piale. Il primo indicherebbe il momento
dell'imbarco delle milizie, due altri la partenza dei convogli da due punti
della linea, altri infine dovevano segnalare l'assalto simultaneo di tutti i
posti fortificati nei luoghi indicati. L'imbarco si eseguì in quella notte
nel miglior ordine possibile lungo la rada di Reggio. Cavaignac per
guadagnar tempo commise al Zenardi di scegliere quindi delle migliori
barche, montate dai più robusti marinai e soldati Corsi, e di spingersi
avanti come avanguardia. ..."
A questo nuovo incontro ha relazionato
lo storico calabrese Mario Spizzirri ,
esplicante mansioni presso lUniversità degli Studi della Calabria e tra gli altri
socio del Centro nazionale di Studi Napoleonici e di Storia dellElba.
Il professore
ha relazionato su "Le battaglie in Calabria durante il decennio".
Dopo
la battaglia di Austerlitz da
Schonbrunn, il 27
dicembre 1805, Napoleone lanciava il noto proclama :
«La dinastia dei Borboni di
Napoli ha cessato di regnare» e nel gennaio 1806 iniziava l'occupazione del Regno
di Napoli. Il generale Damas, che comandava la truppa nazionale del Regno, non oppose
resistenza all'avanzata dell'esercito francese ma preferì ritirarsi verso la
Calabria.
L'esercito francese, al comando di Giuseppe Bonaparte e del generale
Massena, con 11.629 uomini e 6 cannoni il 6 marzo sbaragliavano l'avanguardia borbonica a
Lagonegro ; dopo un primo scontro a Capestrino il 6 marzo, favorevole ai francesi, il
generale Reynier con circa tredicimila uomini, attaccava i napoletani sul vasto altopiano
di Campo Tenese sconfiggendo Damas in marzo, che ancora comandava le truppe borboniche e
catturando millenovecento uomini .
La scelta di difesa militare ai confini della Calabria,
fu dovuta alla fiducia nella regione che nell'imprese sanfediste del 1799 aveva assunto e
ben sostenuto il ruolo di serbatoio di forze umane.
Si
è parlato della sconfitta francese di Maida (4 luglio1806), dello
sbarco di Assia Philippsthall a Reggio e alla sua
sconfitta a Mileto in data 2 maggio 1807 che
«fu una delle più sanguinose»,
come si può evincere da una relazione del Principe Luigi d'Hassia di
Philippstal, vedendo
nell'esercito napoletano cinquecento morti, cinque o seicento feriti, oltre mille i
prigionieri , mentre le perdite delle truppe francesi dirette dal Reynier non sono
ben note, quindi si potrebbe avanzare l'ipotesi di un migliaio di caduti tra le opposte
fazioni.