«Sono molto sorpreso e contento che una giovane
associazione come il Circolo
Culturale LAGORA di Reggio Calabria sia riuscita a realizzare tutto questo .
Durante il mio breve soggiorno ho avuto modo di conoscere persone molto semplici ed attive
come gli abitanti dei luoghi visitati in questi giorni nella provincia
reggina come
Scilla, Piale,
Seminara.
Durante il mio breve soggiorno ho avuto modo di conoscere persone molto semplici ed attive
come gli abitanti dei luoghi visitati in questi giorni nella provincia reggina come
Scilla, Piale, Seminara, Pentidattilo, Reggio Calabria: tutto molto bello !
Ringrazio
vivamente Gianni Aiello che ha voluto ed ha creduto in questo progetto, e tutti coloro ,
come il Presidente della Provincia
di Reggio Calabria e il Sindaco della città, che si
sono prodigati per la messa
in opera di questo appuntamento .
Merçi beaucoup, vremant !!!
» : questo è quanto ha evidenziato Joachim Murat , erede dello sfortunato
Re di Napoli che, insieme alla figlia Elise e a due ministri della Real Casa, ha voluto
essere presente al convegno "Gioacchino Murat: un Re tra storia e leggenda" ,
giunto alla quarta edizione ed organizzato dal Circolo Culturale LAGORA
presieduto da Gianni Aiello .
12.10.1998
13.10.1998
Una storia, quella di
Murat, gravitante nelle orbite del
romanticismo , dal desiderio di indipendenza dal cognato Napoleone, alle eroiche battaglie
dalle quali né uscì sempre con onore e dalle
quali ebbe gli elogi sia da parte dei
nemici che degli amici, per uscire di scena con la fucilazione avvenuta a Pizzo Calabro il
13 ottobre del 1815 è scaturita da un processo sommario .
Il nome dello sfortunato Re di
Napoli, nato a Labastide nel 1771 si lega alla leggenda: poiché il suo corpo non venne
mai rinvenuto, si narrava che la testa del lungocrinito sovrano fosse stata recisa e poi
fatta pervenire a Ferdinando di Borbone .
Ciò che avvenne della sua salma non è dato
sapere con certezza. Alcuni affermano che sia stato sepolto in un cimitero locale in una
fossa comune; altri che sia stato gettato in mare.
Si racconta anche che di notte la gente
di Pizzo, colpita dagli avvenimenti immaginava di udire rumori di catene nella navata
della chiesa .
Lo spirito di Murat reclamava vendetta.
Alcune volte la Chiesa,
secondo la fantasia popolare, si illuminava allimprovviso, e una voce cavernosa
saliva dai sotterranei .
Una donna giurava di aver visto Murat coperto di ermellino
lasciare la tomba.
Per molti anni poi, alla stessa ora e allo stesso
giorno in cui la flotta del Re era stata sorpresa dalla tempesta, uno strano fenomeno
atmosferico si verificava puntualmente con lampi e tuoni.
La gente impaurita diceva che
era "A tempesta i Gioacchinu" , la tempesta di Gioacchino.
I lavori del convegno si sono aperti rispettando
un minuto di silenzio per commemorare lanniversario della fucilazione del Re di
Napoli .
Ad introdurre i lavori è stato Orlando
Sorgonà, che nel corso della sua introduzione ha esordito dicendo che: <<183 anni fa, allincirca
verso questora,
Gioacchino Murat veniva
fucilato, osserviamo quindi un minuto di
ossequioso silenzio, anche in rispetto dellapprossimativo e arbitrario processo che
lo ha condannato a morte.>>
Hanno relazionato il professor
Giuseppe Caridi , docente di storia moderna presso lUniversità della Calabria e
dellAteneo messinese che ha affrontato le tematiche riguardanti "Gli aspetti
politici ed economici del decennio francese", trattando argomenti relativi alle soppressioni della feudalità (che era stata introdotta dai Normanni otto secoli prima),
dei monopoli e del brigantaggio che, sostenuto dagli anglo-borbonici , venne debellato
nella primavera del 1811.
Parlando
del decennio francese bisogna dire che alle genti calabresi
mancava l’idea della libertà e la consapevole volontà dell’indipendenza
nazionale, questo
era anche dovuto allarretratezza culturale
e allisolamento che tali popolazioni, loro malgrado, avevano subito.
La mancanza di
strade, di approdi commerciali avevano fatto il resto.
Questo periodo è caratterizzato da
profonde innovazioni che consentono al Mezzogiorno di partecipare alle trasformazioni
politiche, sociali ed amministrative indette dai francesi .
Nel 1811 Murat riserva i posti
della Pubblica Amministrazione ai cittadini del Regno, escludendo i francesi, ma Napoleone
emana un decreto con cui stabilisce che tutti
i
cittadini francesi sono anche
napoletani e
lidea autonomistica di Murat tende a svanire per il carattere accentratore del
cognato.
I Calabresi non avevano ancora preso visione che il vecchio ed
arretrato mondo feudale stava crollando e che andavano ad aprirsi verso nuovi scenari che
riflettevano le luci dellera moderna : ma i "bravi Calabresi" , come li
definì il Murat non capirono tutto ciò ed abbracciarono, la maggior parte di essi, la
causa "patriarcale" borbonica .
Interessante è stato il supporto del
professor Franco Mosino che ha trattato il "Manoscritto della sentenza di morte di Re
Gioacchino" , copia che ha trovato casualmente sulle bancarelle romane di Porta
Portese .
Il professore ha parlato anche delle visite di
Gioacchino Murat nella città dello Stretto, della istituzione del Regio Liceo,
lattuale Liceo classico "Tommaso Campanella", della
pubblica illuminazione di cui Reggio beneficiò e delle numerose feste che sui effettuarono nella città in onore del Re
Gioacchino .
Di seguito, Gianni
Aiello, presidente del
sodalizio reggino, ha proiettato dei documenti inediti dellepoca manifestando il suo
disappunto per la mancata conservazione della memoria storica, visto che Reggio è
lunica città italiana a cambiare denominazione delle strade, e ad abbattere
monumenti, come la pregevole statua di Ferdinando IV, sita nella
Piazza de
Gigli
(lattuale Piazza Italia) fatta a pezzi dopo lentrata delle truppe garibaldine
o le variazioni della toponomastica a secondo del cambiamento dei governi come il corso
Gioacchino Napoleone, in Borbonico, o nellattuale corso Garibaldi.
Il giovane ricercatore, commentando alcuni documenti che rilevano la bontà
danimo del generale napoleonico Carlo Antonio Manhes
(come la clemenza verso alcuni prelati
che volle liberare), ha messo in discussione i pareri espressi da alcuni storici come
Calà Ulloa, Carlo Botta e Pietro Colletta (questultimo collaboratore del
Manhes)
che giudicarono negativamente loperato del generale definito dallo storico Carlo
Botta come "colui che sarà benedetto e maledetto fin che vi saranno le
Calabrie" .
Il decennio francese, come afferma il Croce, può considerarsi lo
spartiacque tra il medioevo e letà moderna; con esso il feudalesimo muore e
luomo acquisisce una dignità nuova che si esprime nei valori della libertà e
nelluguaglianza di tutti davanti alla legge .
Sono intervenuti infine gli ospiti
doltralpe che hanno rimarcato come il Re Murat abbia portato Reggio al centro
dellattenzione per la sua
posizione strategica e per le sue bellezze naturali e che
egli
volle, per primo, lItalia unita e libera dando la sua vita per questo scopo in
quel di Pizzo Calabro il 13 ottobre di ben 183 anni fa .
Un notevole contributo alla buona
riuscita di questa manifestazione è stato dato dai ragazzi del Liceo linguistico di
Reggio Calabria diretto da Don Calarco, dallAzienda Promozione e Turismo, dalla
Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, dal professore Mario
Spizzirri, dal
Presidente del Consiglio Regionale, dallAssessorato alla Cultura del Comune di
Reggio, dalla Banca Commerciale, agenzia di Reggio Calabria e dal gruppo di ricerca MNEMOS
.
Il convegno si è concluso con un intervento ed i
saluti finali del Presidente dellAmministrazione Provinciale Antonio Cosimo
Calabrò, grazie al quale, è stato possibile dare ospitalità agli illustri ospiti .
Il Presidente dell'Amministrazione
Provinciale dott. Antonio Cosimo Calabrò ricordando la figura di Gioacchino Murat ha detto:
<<Volevo
sottolineare la pregevolezza delliniziativa e la necessità di recuperare la
consapevolezza che noi abbiamo una storia ricchissima sia di questo territorio che del
bacino del Mediterraneo.
Murat è una figura romantica, ha dato un imput positivo e molte
delle cose che noi abbiamo sono uneredità che ci ha lasciato.
La mia impressione, a
riguardo il re di Napoli, e che nel momento in cui ha tentato di riconquistare il Regno,
lo ha fatto perché aveva amato questa terra, quindi un gesto romantico.
La sua
morte è ancora avvolta nel mistero: Murat che insegue un doppio sogno, quello
delluomo della rivoluzione e quello delluomo
che
insegue un Regno:
unidea fortemente originale.
Il periodo del decennio francese con le sue innovazioni
è stato un passo in avanti non solo per la Calabria ma per lEuropa intera . Mi
auguro che in futuro ci possano essere ulteriori appuntamenti su questo argomento>>
.
Il nome di Murat si perpetua nei suoi discendenti, forse
lepigrafe che essi avrebbero voluta scolpita sulla tomba del loro illustre avo è
quella che si riscontra in una lettera che Lord Byron inviò a Tom Moore datata 4 novembre
1815:
<<Povero caro Murat, che brutta fine ! Sono convinto che le sue bianche piume
fossero un punto di riferimento in battaglia, proprio come quelle di Enrico IV>> .