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Dopo ben 173 anni


Nel giorno in cui i Murat

tornano a Reggio Calabria!

di Melyta Bottàri .

 

Il 13 ottobre 1815 alle ore 21 sugli spalti del castello di Pizzo Calabro il Re di Napoli, Gioacchino Murat, viene fucilato.
Il 13 ottobre 1998 alle ore  17 i diretti eredi di quel Re, A.R. Principe Joachim Murat e la sua figliola A.R. Principessa Elise fanno il loro ingresso nel Palazzo della Provincia di Reggio Calabria!

Questa coincidenza di date  voluta dagli organizzatori per la commemorazione,  genera un brivido  quando alla numerosa platea viene chiesto un minuto di raccoglimento per onorare il Re Murat e ricordare quel tragico, storico momento.

Organizzato dal Circolo Cultura L'AGORA', presieduto dal dott. Gianni Aiello, la celebrazione dell'anniversario con la presenza degli eredi diretti del defunto Re appositamente venuti in Calabria.
Gli illustri ospiti per cinque giorni hanno girato per conoscere quei luoghi che il loro Antenato ha così amato, tanto da sfidare le ire ed i voleri del potente cognato Napoleone Bonaparte.
Ha aperto i lavori il prof. Giuseppe Caridi, docente di storia moderna presso l'università della Calabria e dell'Ateneo messinese affrontando in maniera dotta, ma scorrevole e comprensibile anche ai "non addetti ai lavori", il tema "Aspetti politici ed economici del decennio francese".
Il prof. Franco Mosino invece ha disquisito sul manoscritto della sentenza di morte che vide destinatario e vittima Re Gioacchino Murat

Il prof Mosino ha raccontato un episodio che ha suscitato grande impressione.
Si trovava a Roma e , lui grande studioso dell'epoca murattiana, volle visitare il Museo francese in piazza Cavour.

 

Qui fra le tante cose presenti fu colpito da una gigantografia incorniciata della sentenza di morte. Iniziò a copiarsela, ma il tempo tiranno e la lunghezza del documento gli imposero di interrompere, suo malgrado.

 

La cosa lo contrariò molto dal momento che l'indomani, domenica, il Museo sarebbe stato chiuso.
La domenica si recò a Porta Portese (grande marchet au pouches romano) e bighellonando fu attratto da una enorme massa di cartacce su una bancarella.
 Iniziò a spulciarle distrattamente, quando si accorse di avere fra le mani addirittura una copia manoscritta dell'epoca che un ignoto amanuense aveva realizzato.
Questo episodio  fa sentire oggi molto legato da un "fil sottile" il suo spirito con quello del grande Murat!
Nel suo discorso conclusivo S.A.R. il Principe Joachin Murat ha dichiarato la propria soddisfazione, ma anche meraviglia, per come sia ancora vivo il sentimento benevolo nei confronti del suo grande Avo.
In effetti è straordinario il filing che il popolo calabrese ha con il Re Gioacchino Murat.
Non dimentichiamo che  egli era sceso in Calabria come conquistatore e dal cognato Napoleone Bonaparte era stato "imposto" quale Re di Napoli.
Perciò avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere odiato ed osteggiato dai calabresi più che essere amato.
Ma questo Personaggio, estrazione della Rivoluzione francese, aveva nel suo intimo il principio di giustizia ed eguaglianza che, aggiunto all'innamoramento violento e profondo  che ebbe per la Calabria, fecero di lui un paladino della questione calabrese.
Si debbono a lui i grandi riscatti e le grandi innovazioni che diedero il via allo sviluppo dell'agricoltura e dell'artigianato. Si deve a lui la fine del feudalesimo, si deve a lui l'illuminazione della Citta di Reggio Calabria.
Suo fu anche il principio che la scuola non doveva essere appannaggio dei ricchi e dei potenti, ma un bene di tutti per cui istituì la scuola pubblica e costruì il Liceo Campanella di Reggio.
Innumerevoli sono state le sue inziative, tanto da urtare la suscettibilità del suo potente cognato Napoleone che gli dichiarò aperta ostilità.
Ma Murat era dalla parte della "sua gente", perchè tale considerava ormai i calabresi, e non esitò a lottare per loro.
Numerosi gli interventi dell'erudita sala (anche se qualcuno perlomeno fuori luogo).
Particolarmente apprezzato dalle loro Altezze e dalla sala che lo ha sottolineato con numerosi applausi a scena aperta, l'intervento del nostro Vice Presidente Franz-Rodi Morabito che ha voluto sorvolare  sul noto e conclamato valore e coraggio del Re Murat, ed ha voluto focalizzare il suo intervento alla sfaccettatura umana di Gioacchino Murat che  ha rivelato  un animo nobile e delicato ed una squisita sensibilità ed attaccamento ai valori della famiglia,  come dimostra la lettera che il Re scrisse dalle segrete del castello di Pizzo poche ore prima di essere passato per le armi, ed indirizzata alla moglie Carolina ed agli amatissimi figli.
Una lettera che, come sottolineò il Rodi-Morabito, crea commozione  ogni qualvolta la si legge. (ndr La Città del Sole l'ha pubblicata nel numero di novembre 1996 riprendendola da Storia di Rosarno di G.Lacquaniti, seconda edizione, pp 201).

 

 
 . 

La lettera alla moglie ed ai figli

 

Mia Cara Carolina, l'ultima mia ora è suonata; tra pochi istanti io avrò cessato di vivere, e tu di aver marito.  
Non obliarmi giammai, io muoio innocente, la mia vita non è macchiata di alcuna ingiustizia.  
Addio mio Achille, addio mia Letizia, addio mio Luciano, addio mia Luisa, mostratevi al mondo degni di me. Io vi lascio senza regno e senza beni, tra numerosi nemici.  
Siate uniti e maggiori dell'infortunio, pensate a ciò che siete  non a quel che foste, e Iddio benedirà la vostra modestia.  
Non maledite la mia memoria. Sappiate che il mio maggior tormento in questi estremi di vita è il morire lontano dai figli.  
Ricevete la paterna benedizione, ricevete i mie abbracci e le mie lacrime. Ognora presente alla vostra memoria sia il vostro infelice padre.  

Gioacchino