I repubblicani non restarono con le mani in mano, nella notte tra il 19 e 20 gennaio si
introdussero nella fortezza di Sant'Elmo ed il 21 gennaio dichiararono decaduto il Re e
proclamarono la Repubblica Napoletana innalzando la bandiera gialla rossa e turchina.
Il
23 Championnet entrò in città, riconobbe la repubblica napoletana indipendente e
decretò per un governo provvisorio appoggiato dalle truppe francesi.
Ottenuta l
approvazione dello Championnet (23-24 gennaio), fu così creato un governo provvisorio di
venti membri, poi portato a venticinque .
Subito dopo
la proclamazione della
Repubblica giacobina nelle province si determinò una situazione di diffusa precarietà. Un
pò ovunque venivano a succedersi eventi di ritualità contrapposti: repubblicani
locali e
commissari con rituali giacobini, il <<piantamento>> dell'albero
della libertà ornato di nastri e bandiere repubblicane, con i colori giallo rosso e
turchino, il canto di inni patriottici , la celebrazione del Te Deum .

Il
primo governo provvisorio poté varare una sola legge importante, quella che
aboliva fedecommessi e le primageniture ( 29 gennaio 1799), mentre non poté
andare per il momento in porto la legge per l’abolizione della feudalità.
Il 14 aprile un nuovo commissario francese, A. J. Abrial ( arrivato il 28
marzo in sostituzione del Faipoult), operò una riforma del governo della repubblica
partenopea approvò il 25 aprile la legge di eversione della feudalità, sulla
base di criteri relativamente radicali, che non poté però avere neppure un
principio di attuazione in conseguenza della piega presa dagli avvenimenti.
Non
si arrivò invece ad approvare il progetto di costituzione preparato dalla precedente
commissione legislativa .
Mentre a Napoli si sviluppava questa vivace attività di
governo, nelle province - dove pure la Repubblica era stata accolta favorevolmente dal
ceto medio - la situazione andava precipitando e ciò permise ai Borboni di
riorganizzarsi.
In tale contesto si
venne ad inserire la spedizione del cardinale Ruffo, che il 7 febbraio, con funzioni di
<<Commissario generale nelle prime province e Vicario generale>>, dalla
Sicilia sbarcò, a Pezzo con l'obiettivo di riconquistare il Regno di Ferdinando IV di
Borbone.
Ad attendere il Ruffo sulla sponda reggina vi erano il
Winspeare, il caporuota
dell'Udienza provinciale di Catanzaro Angelo Fiore e il tenente scillese Francesco Carbone
(forte di circa trecento armati), il segretario abate Lorenzo Sparziani, il
cappellano Annibale Capogrossi, l'aiutante reale marchese Malaspina.
Vi
erano anche il commissario di
guerra tenente colonnello Domenico Pietromasi che insieme a pochi uomini raccolti da
loro e dal governatore di Reggio Nicola Macedonio.
Iniziò quindi l'avventura del
porporato, nativo di San Lucido che facendo leva sullodio delle masse contadine nei
confronti dei proprietari, identificati sommariamente nei giacobini, era infatti riuscito
a impadronirsi rapidamente della regione, avendo in Palmi il momentaneo Quartier Generale.
Il 6 marzo, da Pizzo, il Ruffo scrisse al ministro Acton di avere già raccolto 4.000
uomini e di provvedere ad allestire una quantità di risorse umani pari ad almeno 10.000
unità appena fosse giunto a Catanzaro ed il 3 aprile gli comunico che le Calabrie erano
completamente conquistate successivamente avanzò in Basilicata e nelle Puglie e sul
proprio tragitto disseminò una lunga scia di sangue derivata da vendette e saccheggi,
esempio eclatante è lassalto di Altamura: il 10 maggio, dopo 3 giorni di assedio
venne espugnata e tra il 13 ed il 22 maggio le altre città pugliesi di Bari, Barletta,
Manfredonia e Foggia vennero annesse, giungendo a Napoli il 13 giugno .
Alle conquiste
delle città di chiara fede giacobina come Crotone, Paola ed Altamura, che opposero dura
resistenza alle truppe realiste, vennero inferte dure sanzioni e saccheggi, soffocati nel
sangue, «un'orda di cospiratori settari» e durante la
spedizione, il Ruffo alternò abilmente provvedimenti che andavano incontro alle
più impellenti esigenze popolari, come l'abolizione o la riduzione di alcune pesanti
tasse e gabelle, a editti di perdono per quanti si fossero arresi e a repressioni delle
città che resistevano alle truppe, notevolmente ingrossate da schiere di contadini
inneggianti alla Santa Fede e bramose di bottino.
Il sostentamento a questo crescente
esercito, diviso in <<masse>>, guidate da uomini di sua fiducia, fu in parte
assicurato dal cardinale mediante la requisizione forzosa delle rendite dei feudi i cui
signori si erano trasferiti a Napoli ed erano quindi sotto il controllo del governo
repubblicano.
Un esercito
costituito prevalentemente da calabresi, di tutte le estrazioni ma dove predominavano
briganti ed avventurieri; un esercito che si rafforzava sempre più risalendo la Calabria
e che passerà alla storia per le atrocità, le violenze, le ruberie perpetrate lungo il
percorso di avvicinamento a Napoli per la riconquista del regno nel nome dei
Borboni.
Dopo una disperata resistenza al ponte della Maddalena e poi nei castelli della
città, i patrioti scampati alle stragi operate dalle bande sanfediste e dai
"lazzaroni" insorti ottennero una onorevole capitolazione (19-23 giugno),
offerta dal Ruffo ma non accettata da Orazio Nelson (che aveva appoggiato con forze navali
inglesi i Borboni) e dichiarata poi decaduta l 8 luglio dal re appena giunto a
Napoli.
Ebbe così inizio lesecuzione dei patrioti napoletani, giudicati dalle
giunte di Stato nominate da Ferdinando IV.
Punto centrale del
convegno è stato il ritrovamento, da parte di Gianni Aiello, nell'Archivio di Stato della
città dello Stretto di un atto notarile che riporta un primo elenco di persone che
avevano partecipato alla spedizione sanfedista del 1799.
Il documento narra le vicende di
un commerciante di Bagaladi , tale Domenico Molinari, proprietario di un'imbarcazione, una
feluca, che utilizzava per il trasporto di olio a Trieste: ma in quel periodo non poteva
esercitare la sua attività commerciale in quanto le coste della Dalmazia erano presidiate
di francesi e da imbarcazioni corsare. Questo testo inedito nella sua prima parte, come ha
spiegato lo stesso ricercatore, riporta l'importanza di questo commerciante che partecipò
all'assedio della città di Monopoli <<
... e per lo spazio di sei giorni, notte
e giorno ...>> .
Nell'ultima parte
del documento si narra che il Molinari ebbe a consegnare dei cannoni ed a far liberare
cinque marinai di Scilla nella città di Crotone, visto i buoni rapporti che aveva con lo
stesso cardinale Ruffo, come è ben evidenziato nell'atto .