Incontriamo
Mario Capanna nei locali della libreria
"Culture" di Reggio Calabria. E gli
poniamo la domanda riguardante l'articolo 21,
ovvero perché alcune amministrazioni locali
privilegiano eventi come la sagra della
castagna a scapito di iniziative veramente
culturali. Questo da l'avvio all'articolata
risposta di Capanna:« Io
credo che la ragione sia duplice vi può essere
una motivazione positiva che può essere
quella di valorizzare le peculiarità locali,
le ricchezze diciamo di un Comune, di una
Regione, di una zona e questa è l'intenzione buona.
Però evidentemente c'è dell'altro
sotto.
Nel
senso che oggi la tendenza al fare che è di gran
lunga maggioritaria sui temi dell'informazione, che poi è
la tendenza dei meccanismi sociali dei grandi
media, è quello di portare a praticare il
principio di non pensare.
Se
penso, io quindi rifletto sull' attualità, ai
potentati economici,politica, e quindi è un invito e
una creazione della passività che è la
stessa ragione per cui ad esempio nella fascia di
massimo ascolto delle televisioni vengono
trasmessi i programmi più diffusi dai telequiz...
O i vari coatti che vengono mandati in onda in
trasmissioni tipo tipo il "grande fratello".
A
Milano c'è stato un dibattito in cui un
ragazzo di sua iniziativa s'è messo un cartello che
diceva "liberate quegli imbecilli":
che coglieva un pò abbastanza il senso dell'
educazione alla passività, all'alienazione
dal pensiero critico.
Per
cui: ecco il ruolo fondamentale di tutto
quello che cerca di andare in contro-tendenza rispetto a questo stato di
cose.
Quindi
di ogni forma di associazione che
mettendo insieme coscienze e conoscenze si
dota di un pensiero critico.
scegliere tra
una stupidaggine
ed un'alternativa che è qualcosa di poco invitante.
Alla
base ci vuole sempre la ricerca
del pensiero.
Non quello che dice chi crede che la
gente sia stupida e che voglia guardare il
programma più thrash. Costoro credono che la gente sia
cretina.
Questa
convinzione per cui la gente viene definita
stupida, ovvero pronta a berla su qualsiasi cosa tu gli
proponi, è tipica di ogni
visione autoritaria della democrazia.
Se
noi guardiamo alla storia: è stato sempre così o
addirittura nella versione prima della
dittatura si presuppone che la gente sia
stupida, salvo che a scoprire, magari poi dopo
vent'anni, che quella gente non era del tutto
stupida e che si ribella e che ad un
certo punto inizia a rendersi conto, a
ragionare e scatta un momento della storia in
cui i burocrati che avevano alzato il tiro si
trovano i popoli che glielo buttano giù»