In
epoca medievale nascevano le Camere di Commercio. In
quell'epoca, la società poggiava la sua
organizzazione su due strutture: le istituzioni
cittadine e quelle di categoria.
Le
prime avevano funzioni di governo relativamente ad
interessi generali, mentre le seconde esercitavano
funzioni di autogoverno relativamente ad interessi
particolari.
Il
potere di queste associazioni si annulla con
l'andata al potere di monarchie assolute ed
assumono, quindi, funzione complementare.
Le
prime organizzazioni commerciali vedono la luce a
Firenze nel 1770 ad opera di Pietro Leopoldo,
Granduca di Toscana e nel 1786 a Milano.
L'imperatore Napoleone Bonaparte, il 24 dicembre del
1802, fondò le Camere di Commercio per l'Italia con
funzioni specifiche di Tribunali nel campo
commerciale ed economico e nel 1811 si ebbe il
decreto del Regno d'Italia che sancì la nascita
delle Camere di Commercio, Arti e Manifatture.
La
Camera di Commercio di Napoli venne istituita con
legge n. 102 del 10 marzo 1808 da Giuseppe Bonaparte
ed aveva la funzione di organo consultivo del
governo in tema di traffici per l'accrescimento
della prosperità del commercio.
Dopo
la caduta dell'amministrazione napoleonica, ed in
particolare, nel Meridione, di quella murattiana,
nel Regno di Napoli, con il ritorno dei "reintrati"
borboni, anche l'istituto della Camera di Commercio,
pur mantenendo, come del resto tutte le realtà
amministrative introdotte dal Re di Napoli Giuseppe
Bonaparte, prima e successivamente da Gioacchino
Murat, pur mantenendo lo status originario, venne
trasformata in Camera Consultiva di Commercio.
Con
la legge 680, emanata il 6 luglio 1862, in tutto il
Regno d'Italia furono istituite le Camere di
Commercio ed Arti che assunsero le funzioni di veri
e propri enti statali.
Con
decreto di Re Vittorio Emanuele II del 23 ottobre
1862 nasceva la Camera di Commercio ed Arti di
Reggio Calabria, il cui primo Presidente fu
l’imprenditore Salvatore Rognetta, eletto il 1°
gennaio 1863.