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Tra
le date da ricordare nel calendario
della storia
sicuramente riveste una sua particolare
importanza sia dal punto di vista storico che
culturale la data del 2 settembre: essa
rappresenta la liberazione della città di Buda e
di tutto il territorio magiaro dai Turchi, da
parte della coalizione cristiana, dopo un
dominio durato 150 anni.
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Il lungo periodo della sovranità turca sul territorio magiaro derivò
dall’esito disastroso della battaglia di Mohács,
avvenuta il 29 agosto 1526, dove venne distrutto
l’esercito magiaro (circa ventimila uomini caddero sul
campo di battaglia, tra cui il giovane sovrano ungherese
Ludovico II Jagellone) da parte dell’armata dell’Impero
Ottomano che segnò sia la fine della potenza medievale
ungherese ma anche l'estinzione della dinastia degli
Jagelloni.
Dopo di ciò ne conseguì che la parte meridionale del bassopiano magiaro
passò sotto l'amministrazione turca e, di conseguenza,
l'Ungheria divenne la base per gli attacchi verso i
territori posti sotto l'amministrazione di
Austria, Polonia e
Venezia .
Nel 1529 vi è
l'assedio di Vienna che si concluderà nel 1532, grazie
all'intervento di Carlo V, e, successivamente si avviano
le procedure della suddivisione dell'Ungheria (1533), in
seguito la caduta dei Szeged (6 settembre 1566) e da
queste fatti si arriva alla costituzione della “Lega
Santa” (20 maggio 1571) su indicazioni del Pontefice Pio
V e che ebbe il suo epilogo nella battaglia navale di
Lepanto del 7 ottobre dello stesso anno.
La battaglia di
Lepanto
ridimensionò l'influenza dell'Impero Ottomano nel
Mediterraneo favorendone quindi gli equilibri militari,
ma nonostante ciò si assiste ad un nuovo periodo
bellico conosciuto anche come “guerre austro-turche” che
ebbero inizio nell'estate del 1663 a seguito
dell'invasione turca dell'Ungheria meridionale e la
successiva conquista nel mese di settembre della
fortezza di Nové Zámky.
L'armata ottomana era
diretta ancora una volta su Vienna ma ciò non avvenne,
in quanto venne sconfitta nella battaglia di Mogersdorf
(conosciuta anche come battaglia di San Gottardo,
Szentgotthárd , od anche Battaglia del fiume Raab)
del 1° agosto 1664 dall'esercito diretto dal barone
Raimondo Montecuccoli che con tale vittoria sancì il
trattato di
Eisenburg (Vasvár) del 10 agosto che ridimensionò
all'Impero Ottomano le pretese di espansione,
imponendone la non belligeranza per un periodo di venti
anni e la restituzione dei territori occupati.
Successivamente agli eventi sopra menzionati,
una consistente armata
ottomana, diretta dal generale Kara Mustafà e dal
sultano Maometto IV, inizia la marcia sull’Europa
centrale, ciò da adito alla stipula del patto della Lega
Santa che viene siglato il 5 marzo del 1684.
Questi due momenti
storici sanciscono l’inizio di
una nuova guerra che si protrarrà sino al 1699 e nel
contempo si assiste , nel corso delle operazioni
belliche ad un secondo assedio di Vienna, da parte dei
Turchi, dopo quello del 1529, che ha inizio il 13 luglio
del 1683.
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Il 4 settembre dello stesso anno, dopo
varie trattative di resa, inizia
l’assalto alle mura della città e
successivamente gli assedianti riescono
ad entrare dentro la cinta muraria, ma
le estenuanti operazioni di
accerchiamento operate dagli ottomani
giocano loro un brutto scherzo. |
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Infatti,
nonostante la loro superiorità numerica rispetto ai
soccorsi che giunsero il 7 settembre ad opera del
sovrano polacco Giovanni III Sobieski, e diretti dal
duca Carlo V di Lorena che riuscirono a capovolgere la
situazione, tanto da infliggere agli assedianti una dura
sconfitta nella battaglia di Kahlenberg del 12 settembre
1683.
Il 5
marzo del 1684, come detto in precedenza, vengono
concordati gli obiettivi della “Lega Santa” che vede tra
i firmatari il Pontefice Innocenzo, il re di Polonia
Sobieski, l'imperatore del Sacro Romano Impero Leopoldo
I (Ignazio Giuseppe Baldassarre Feliciano d'Asburgo ) e
Marcantonio Giustinian Doge della Repubblica di
Venezia.
Dopo la
liberazione della fortezza di Ofen inizia la marcia da
parte dell'esercito del duca di Lorena Carlo V verso la
città di Buda e, quindi, la liberazione del territorio
magiaro dagli ottomani.
Dopo la
liberazione di altre città come Esztergom,
Visegrád,
Vác, il
30 giugno l'armata cristiana entra a Pest da dove inizia
il primo assedio alla città di Buda, la cui parte bassa
viene conquista il 19 luglio e dopo 109 giorni di
assedio, con il sopraggiungere dell'autunno, nel mese di
ottobre l'esercito imperiale abbandonò la città per
ritornavi due anni dopo con il secondo assedio che
inizia nella seconda settimana di giugno del 1686 e
termina il 2 settembre dello stesso anno.
Quindi
la riconquista la riconquista di Buda dopo un periodo di circa un secolo
e mezzo di amministrazione ottomana assunse un
significato di basilare importanza non solo per il
territorio magiaro ma anche per quegli stati europei che
svolsero un ruolo fondamentale a tale scopo durante la
campagna di Ungheria.
Le cifre relative alle operazioni militari, ai fatti ed ai personaggi di
quel periodo storico sono arricchiti dal ritrovamento
del «Diario» del barone romano Michele D’Aste da parte
dello storico Ernesto Piacentini.
Infatti il recupero di quelle cronache rappresenta un accrescimento
delle informazioni su quel fondamentale momento storico
dell’Europa e nel contempo, tale ritrovamento, assume un
alto significato culturale in quanto se ne erano perse
le tracce nonostante diversi tentativi da parte di
studiosi.
A tal proposito Ernesto Piacentini ha ricevuto nel settembre del 2000 da
parte del Governo Ungherese la Medaglia Pro Cultura
Hungarica, per gli studi sugli aspetti della vita
storico-culturale ungherese e per la pubblicazione del
manoscritto sulla liberazione della città di Buda
dall'occupazione dei Turchi.
morte
alla testa dei suoi granatieri.
Michele
D'Aste nacque da Maurizio e Vincenza Carafa a Napoli il
22 Aprile 1656, a tal proposito il relatore precisa che
il padre era romano, così come la famiglia e la
residenza della stessa.
Compì
gli studi a Roma presso il Collegio Clementino dove
entrò nel 1667 all’età di dieci anni sino al 1675, in
tale arco di tempo approfondì le conoscenze delle
lingue straniere e della letteratura.
Nel
luglio dello stesso anno Michele D’Aste appena
diociottenne iniziò la carriera militare e con l’ausilio
del generale Raimondo Montecuccoli [Pavullo
nel Frignano(Modena),
21 febbraio
1609
–
Linz (Austria),
16 ottobre
1680]
svolse delicati ed importanti mansioni nelle Fiandre
come alto graduato dei Dragoni.
Infatti
in quel periodo era in atto la guerra tra l'Impero
Asburgico e la Francia di Luigi XIV di Borbone, tale
conflitto è conosciuto con diverse denominazioni come
“guerra franco-olandese” o “guerra d'Olanda” (1672-1678)
.
Tale
periodo bellico si svolse nell'Europa continentale tra
il Regno di Francia di Luigi XIV e gli stati della
“Quadruplice alleanza” quali Brandeburgo, Sacro Romano
Impero, Spagna e Province Unite.
Michele
D’Aste ed il generale Raimondo Montecuccoli si
ritroveranno durante la campagna di Ungheria in diverse
operazioni militari.
Dopo la
firma del trattato di Nimega (Negotiations de
Nimegue o Negotiations de la Paix de Nimegue)
del 10
agosto 1678 che sancì la fine delle ostilità della
guerra franco-olandese Michele D'Aste ritorna a Vienna,
dove svolge le funzioni di capitano nel reggimento di
Scherffemberg distinguendosi nella difesa contro
l'assalto dei Turchi delle posizioni ubicate nelle
località di
Rivellino di Corte e di quella relativa al
Bastione di Löbel.
A tal
proposito ecco la testimonianza epistolare del Generale
Carlo Ludovico Radcoit, Conte di Souches del 20
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maggio 1687 indirizzata al fratello:
“Conoscendo e ricordandomi bene del valore e
della condotta del Signor barone D'Aste, perché
durante la guerra col nemico capitale fu in più
occasioni sotto il mio comando, io secondo la
verità voglio dichiarare ed attestare, essendone
richiesto, che il signor barone D'Aste nella
fiera ossessione turca della residenza imperiale
di Vienna avvenuta nel 1683, e specialmente presso l'assalito Rivellino e nella fossa
innanzi la porta del Castello tenne testa agli
assalti, e respinse il nemico. Come anche presso
la prima e principale mina fatta saltar sotto il
Bastione di Löbel, e nell'assalto molto fiero e
ostinato dato dai turchi, che ivi seguì, il
Barone alla testa dei suoi respinse il nemico,
arrecandogli immenso danno sul tergo e sui
fianchi con la moschetteria ed artiglieria. Così
come egli ha dimostrato il suo valore e la sua
fortezza non soltanto come ufficiale
arditissimo, ma anche come coraggioso soldato, e
ciò tutti i testimoni del fatto attestano
spontaneamente.”
(1) |
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“Il
nostro Michele” - prosegue il relatore Piacentini - è
presente in altre importanti fasi della campagna di
Ungheria come nella battaglia di Barkan (Párkány) del 9
ottobre 1683, l'assedio di Esztergom del 28 ottobre
dello stesso anno, dove riporta alcune ferite.
Il 16
giugno dell'anno successivo il Michele D'Aste alla guida
dei granatieri si distinse durante l'assedio e la
successiva conquista di Visegrád e nello stesso periodo
ha modo di mettersi in evidenza per la sua sagacia
tattica anche durante la conquista della parte bassa di
Buda, come attestato dalla corrispondenza e dai dispacci
sia militari che diplomatici del periodo.
Nel 1685
Michele D'Aste è presente nell'assalto di Ungvár
(attuale Ucraina), poi a Miskolc (attuale capoluogo
della contea di
Borsod-Abaúj-Zemplén
nell'Ungheria
settentrionale), Eperjes (l'attuale
Prešov in
Slovacchia) dove viene ferito da armi da fuoco.
Il 16
agosto dello stesso anno Michele D'Aste è a Érsekújvár
(l'attuale
Nové Zámky in
Slovacchia): anche qui gli viene inferta un'altra
ferita, questa volda una freccia che lo colpisce ad un
orecchio, mentre nel mese di ottobre (8-12) è a Kassa
(l'attuale
Košice
in Slovacchia)
.
Il barone Michele D'Aste ha modo di distinguersi nelle
varie fasi che caratterizzarono la “Campagna di
Ungheria” per coraggio ed ardimento fino all'ultimo
assalto della parte alta di Buda in quella lunedì del 2
settembre del 1686 alla testa di 100 granatieri.
Viene ferito gravemente e sostituito dal sergente
maggiore
Sigismund von
Bischoffshausen di Diepenthal, Michele
D'Aste viene trasportato presso il presidio ospedaliero
di Pest per essere sottoposto chirurgicamente ad un
intervento direttamente dal chirurgo personale del
Principe Eugenio di Savoia. Ma nonostante tali
accorgimenti nulla si potè fare per salvare la vita
dell'intrepido italiano, vista anche i peggioramenti
causati dalla stessa ferita, morirà una settimana dopo,
il lunedì del 9 settembre.
Michele
D'Aste venne sepolto dapprima nella Chiesa di San
Francesco a Pest e successivamente, a seguito delle
disposizioni da parte dell Duca di Lorena, Carlo
Leopoldo Nicola Sisto di Lorena (Vienna,
3 aprile
1643
–
Wels,
18 aprile
1690)
conosciuto anche come Carlo V di Lorena, la salma di
Michele D'Aste venne trasportata con i dovuti onori
militari a seguito il 14 settembre dello stesso anno
presso la chiesa dell'Assunta a Buda, conosciuta anche
come Chiesa d'Incoronamento di Budavar o più
semplicemente come Chiesa di San Mattia (
Budavári
Mátyás-templom ) ubicata in Szentharomsag
ter nel primo distretto di Budapest, sulla Collina del
Castello.
Nel 1936
in occasione del 250° anniversario della liberazione di
Buda venne apposta sul lato absidale destro all'esterno
della stessa Chiesa un'incisione marmorea bilingue
(italiano ed ungherese) per ricordare il valoroso
Michele D'Aste, barone d'Acerno “... döntő rohamban
Buda felszabadításáért az elsők között áldozta életét
itt helyezték örök nyugalomra / … ferito a morte
il 2 settembre 1686 mentre alla testa dei suoi
granatieri superava primo le mura della fortezza di Buda
ebbe sepoltura onorata in questo Tempio”.
La tematica
relativa a questo excursus documentato, ricca di
argomentazioni storiche, riguarda anche
Reggio Calabria e l’Ungheria, due terre lontane
unite virtualmente da un “ponte” che poggia sulle
fondamenta della multiculturalità, che si chiama “Árpád”:
un Centro studi attivo nella Città dello Stretto a far
data dal 24 novembre del 2005, quando venne organizzato
il convegno “Le milizie ungheresi e slave nella Calabria
medievale”, sotto l’Alto Patronato dell’Ambasciata della
Repubblica di Ungheria.
(2)
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Il
Centro Studi italo-ungherese ““Árpád” è un laboratorio
di ricerca, (che opera all’interno del Circolo Culturale
“L’Agorà” di Reggio Calabria, presieduta da Gianni
Aiello), che rivolge il suo sguardo all’Ungheria e alla
sua storia, promuovendo
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una quantità notevole di
appuntamenti ed altre attività di indirizzo (quali
proposte di intitolazione di piazze e/o vie con la
dicitura “martiri ungheresi del 1956”, a tal proposito
sono stati organizzati alcuni convegni ed in tale
occasione sono stati presenti a Reggio Calabria illustri
figure sia culturali che istituzionali come
l’Ambasciatore della Repubblica di Ungheria, Istvàn
Kovàcks.
Il quale
nel 2007 è ritornato a Reggio Calabria, per consegnare
alla Città una pergamena di riconoscimento da parte del
Presidente della Repubblica ungherese Laszlò Solyom,
“per la sensibilità e l’impegno che Reggio Calabria
rivolse al popolo ungherese.
Il
Centro Studi italo-ungherese “Árpád” ha organizzato
anche dei progetti multimediali ed altri lodevoli
iniziative rivolte a consolidare le fondamenta del
“ponte culturale” che dal “mare nostrum” che bagna
Reggio Calabria si estende sulle rive del Danubio,
rinnovando così l’amicizia che lega i due territori da
oltre mille anni .
La lapide marmorea che si trova nella Chiesa di
Mattia ricorda il sacrificio di un italiano che
in data 2 settembre 1686 venne ferito a morte
“mentre alla testa dei suoi granatieri superava
primo le mura della fortezza di Buda”: si tratta
di Michele d’Aste, barone d’Acerno.
Non si
tratta dell’unico italiano che sacrificò la propria vita
per liberare l’Ungheria dalla dominazione turca, ne
tanto meno l’unico italiano a rimanere ferito o a
partecipare a quella spedizione multinazionale.
Infatti
vi sono altri nomi di italiani, forse meno famosi ma
altrettanto importanti che combatterono per tale causa.
Storie
fatte non solo da grandi condottieri ma anche da
semplici soldati che furono presenti in quel preciso
momento storico sul territorio magiaro e tra questi
anche personaggi provenienti dal profondo sud della
penisola italiana e, nello specifico dalla provincia di
Reggio Calabria.
A tal
proposito ci piace ricordare Paolo Carafa, dei principi
di Roccella (Reggio Calabria), capitano di cavalleria,
che si era battuto con successo con il suo reparto
contro i turchi, durante l’assedio di Buda nel 1686
(3)
, mentre Antonio
Carafa del ramo dei baroni di Foroli, si era distinto
nella liberazione di Vienna, assieme a Giovanni Sobieski,
re della Polonia, dall'assedio dei turchi nel 1683.
Il nostro percorso continua con Bernardino Abenavoli,
barone di Montebello (Reggio Calabria) che per sfuggire
al carcere a causa di alcuni guai giudiziari, giunse
nell’isola di Malta dove “... riuscì ad arruolarsi,
sotto falso nome , nell’esercito dei Cavalieri di Malta
e venne subito spedito in Ungheria a combattere contro
i Turchi di Karà-Mustafà con grado di ufficiale.

In quel periodo Malta era impegnata, insieme alla
Russia, alla Polonia, all’Austria e alla Repubblica di
Venezia nella Lega Santa contro i Turchi e non gli fu
difficile, dopo un breve periodo nell’esercito maltese,
entrare a far parte delle milizie asburgiche col grado
di capitano.
Dopo di allora molte
furono le battaglie che dovette combattere, tanto da
ricevere più volte riconoscimenti dai suoi superiori.
Fino a quell’ultima, che lo vide addirittura al seguito
del duca Carlo V di Lorena, quando gli eserciti
imperiali, appoggiati dai
Polacchi, fecero il loro ingresso nella città di Buda,
abbattendo il dominio turchesco, che si essa pesava da
oltre un secolo e mezzo.
Ma fu
proprio in quella città, mentre si aggirava tra le
truppe che bivaccavano in attesa di rimettersi in
marcia per nuove battaglie contro i Turchi, fu
riconosciuto da quel tale Andrea Tripodi, che aveva
assassinato suo padre e che poi era sparito, facendo
perdere le sue tracce.”
(4)
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Ora
indirizziamo il nostro sguardo alla figura di
Gianfrancesco Gemelli Careri nato a Radicena nel
Ducato di
(oggi
Taurianova) nel 1651. Compì gli studi a Napoli
dove si laureò in giurisprudenza ed inseguito,
completati
gli studi, lavorò nella
capitale del Regno.
Ma per una serie di cause
dovute al tipo di lavoro, dovette lasciare
Napoli ed il suo lavoro nel 1685, |
intraprendendo un viaggio sia in
Europa (Francia, Spagna, Germania, Ungheria) e tale
esperienza pubblicò "Relazione delle Campagne
d'Ungheria" (1689) e "Viaggi in Europa" (1693) che nel
resto dei paesi del globo terrestre che vanno da
Occidente ad Oriente "Giro intorno al mondo" pubblicato
a Napoli nel 1701 .
Dalla lettura dei
"Viaggi in Europa", e del "Giro intorno al mondo"
fuoriesce la figura dell'attento osservatore che
descrive al lettore i luoghi, i suoi abitanti, gli usi e
le tradizioni dei luoghi che Francesco Gemelli Careri ha
visitato mentre da "Relazione delle Campagne
d'Ungheria" è indirizzata alla letteratura relativa al
"giornalismo da guerra", quindi emerge la figura
dell'inviato di guerra che descrive dettagliatamente ciò
che accadde.
Anche in questo caso
Giovanni Francesco Gemelli Careri ha il merito di
tramandare ai posteri queste importanti informazioni
relative al territorio ed ai suoi vari aspetti,
effettuando quindi un vero e proprio reportage
giornalistico del periodo.
Le tre pubblicazioni
sono legate tra di loro, infatti da "Giro intorno al
mondo" risulta chiaro quali siano stati i motivi che
indussero il Gemelli ad essere in Ungheria perchè “
...«perseguitato», come scrive, da «un personaggio
altolocato», decise di partire, alla fine del 1685, «per
servire l’augustissima casa d’Austria»".
(5)
Mentre in "Viaggi in
Europa" : «Chi è curioso, ha bisogno certamente di gran
sofferenza: io dal canto mio ne ho quanto basta per gia
vedendo varie cose», scrive dalla capitale francese, da
dove si reca prima a Londra, e poi ad Anversa,
Amsterdam, Colonia per raggiungere infine Vienna il 14
luglio. Da qui raggiunge l’Ungheria per prendere parte
alla guerra contro i turchi. Dal campo di Buda, «ultimo
baluardo dell’Islam», stretta dall’assedio delle truppe
di Leopoldo in cui si era arruolato, indirizzò numerose
lettere nelle quali racconta «lo stato delle armi»,
l’andamento della guerra, la vita e i costumi di quei
luoghi.
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"La guerra"
viene descritta come un qualcosa che viene
deciso da pochi illustri capitani, ma è pagata
da centinaia di migliaia
di anonimi soldati. Lo spettacolo dei cadaveri e
di feriti ad ogni attacco a Buda è causa di
pianto e tenerezza, aspetti questi che |
vengono descritti nel
corso di tutta la campagna di guerra contro i Turchi.
Il Gemelli Careri ci
tramanda un territorio magiaro pieno di descrizioni
relative alle esperienze intellettuali e politiche ed il
clima che si respirava nel suo tempo.
Lo troviamo per la
prima volta a Pozsony dove ha modo di verificare che
anche la gente più umile ha modo di comunicare nella
lingua latina: questo lo meraviglio in modo favorevole, acquisendo così simpatia ed ammirazione verso gli
ungheresi definendoli "magnifici", ne descrive il loro
stato d'animo durante la battaglia dove emettono urla
come fanno i Turchi ed in caso di vittoria portano infilzate
su delle lance le teste dei nemici come dei trofei.
Della
città di Esztergom ci tramanda delle case di paglia e
fango e descrive anche la Cattedrale, in rovina, ma ne
immagina lo splendore di un tempo.
Giunge a
Buda assediata, dove durante alcuni scontri viene
ferito ad una gamba da parte di un Turco.
Descrive
della stessa città ma anche di Pest in modo preciso ed
attento i diversi accampamenti militari da dove i
cannoni sparavano, come ad esempio da quello del
Gonzales, dopo il Gemelli Careri ritorna nel suo
alloggio, una barca ancorata sul Danubio.
Le descrizioni delle
battaglie sono molto crude infatti ne descrive lo stato
dei feriti, quello dei soldati morti durante gli scontri
così come avviene durante l'ultimo e decisivo attacco
che causò 3.500 morti tra gli assediati e 500 tra gli
attaccanti, così come
Gemelli
Careri racconta, parlando anche delle migliaia di
prigionieri e della loro sorte, dei cadaveri dei turchi
gettati nel Danubio come quelli degli ebrei e la
sepoltura in una fossa comune dei cristiani.
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Il dramma della guerra è riportato anche in
retroscena menot noti come i corpi nudi dei
nemici che diventano cibo per i cani ed i corvi,
ma anche di altre violenze:
come
quella subita da un soldato turco da parte di un
tedesco il quale gli taglia i testicoli, insieme
al grosso dito |
del piede (alluce) ed a quello della mano sinistra,
insieme ad un pezzo di pelle della gamba.
Da
questa scena Gemelli Careri pensa che possa essere un
qualcosa che serva o per qualche atto propiziatorio o di
stregoneria, quindi nel suo diario inserisce anche
aspetti di antropologia.
Tutto
viene raccontato nei minimi particolari come la città di
Buda ridotta in macerie; una biblioteca i cui pregiati
libri verranno trasportati a Vienna: egli ammette di non
avere avuto modo di vederla, ma pensa che la stessa
potrebbe riferirsi alla stessa di Mattia Corvino.
Ma
l'Ungheria descritta non è solo quella della conquista
di Buda o delle battaglie in cui egli è presente come
quella nei pressi del fiume Drau (luglio 1687), di
Siklós (12 agosto) , quando si unì
al reggimento del principe di Lorena o quella di Mohács
(nota anche come
battaglia del monte
Harsány
o
seconda
battaglia di Mohács)
del 12
agosto 1687.
MA la pianura
danubiana è anche
un
territorio ricco di diverse risorse come quelle
agricole, l’allevamento, le acque termali, quindi
l’autore si spoglia delle vesti di cronista di guerra
per indossare gli abiti di un moderno tour-operator.
Parla
delle diverse sorgenti termali, ne descrive le
caratteristiche ed i benefici che
queste portano alla salute dell’uomo ma parla anche di
acque «velenose» forse per l’attraversamento di zone
minerarie, termali «ove son de’ fuochi sotterranei».
Descrive
l’abbondanza di piantagioni di cereali, frumento e di
grano, animali di allevamento e da macello e da
cacciagione, che secondo le stime dello stesso autore
potrebbe soddisfare le esigenze di tutti gli stati
italiani del periodo.
A
riguardo l’abbondanza della pesca parla degli storioni
del Danubio, dei lucci del Tibisco e del prezzo molto
basso visto l’enorme quantità e qualità degli stessi.
Infatti
secondo le stime del Gemelli Careri “i castrati sono
talmente rinomati che, oltre a quel che serve per il
consumo interno del Regno di Ungheria, se ne esportano
molti, fino a centomila all’anno, nell’Impero” .
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Parla anche dell’ottima produzione vinicola come
quelle delle Contee di Zalad, Giavarino e Pilsen,
presso Buda, anche se osserva che « il più
eccellente di tutti è il Tokay dal colore
dell’oro» che per la sua qualità e valore
economico è riservato alle tavole dei nobili. |
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