al tema “Le milizie ungheresi
nella Calabria medievale” e “Prigionieri austro-ungarici
a Reggio Calabria durante il primo conflitto mondiale”,
entrambi gli interventi si sono basati su documenti
ritrovati dallo stesso intervenuto dopo varie ricerche.
Con il
primo argomento “Le milizie ungheresi nella Calabria
medievale” Gianni Aiello ha evidenziato ai presenti la
cronologia storica durante il periodo
medievale dei contatti tra il mondo magiaro ed il
Mezzogiorno d'Italia e nella fattispecie la parte più a
Sud della penisola.
Partendo
dalle guerre gotiche bizantine per passare poi alle
conseguenze dell'assassinio di Andrea di Ungheria,
avvenuta il 18 settembre 1345, Gianni Aiello ha
tracciato con l'ausilio di una documentazione visiva
(immagini, carte geografiche, documenti archivistici) i
rapporti che ci sono stati tra i due territori nel
periodo medievale.
Nel corso
della sua relazione ha trattato i temi della congiura
nei confronti di Andrea d'Ungheria, fratello del sovrano
ungherese Luigi I il Grande (Nagy Lajos), figlio
primogenito di
Carlo Roberto d'Angiò
e di
Elisabetta di Polonia, ma anche delle varie fasi della
guerra gotica-bizantina e di quella araba-bizantina: in
entrambi le vicende belliche vi erano le presenze dei
militari ungheresi che svolgevano funzioni di supporto
all'esercito bizantino.
I dati emersi dalla relazione di
Gianni Aiello sono mettono in evidenza i contatti dei
due territori anche se gli stessi lontani dal punto di
vista geografico con la presenza di guarnigioni di
militari ungheresi ubicate in diverse località del
territorio per convenienze logistiche.
Sono stati trattati gli aspetti storici, (i rapporti tra
il ramo meridionale degli angioini con quello
ungherese), quelli militari, (le varie battaglie che si
svolsero sul territorio,
le figure dei
“milites”, quelle dei
sostenitori della causa ungherese).
Ma è stato anche toccato il tema relativo agli aspetti
prettamente politici,
quelli di tipicamente di cronaca (ad esempio la peste che
interessò il Mezzogiorno in quel periodo e che per
motivi precauzionali costrinse il sovrano ungherese
in
argomento sopra menzionate.
Sono stati rispolverati, quindi,
diversi temi e personaggi del periodo medievale che
rappresentano alcuni dei contratti storico-culturali che
ci sono stati tra i due territori ed anche come prima
riportato gli intrecci
tra la dinastia degli Angioini del Regno di Napoli e la
dinastia del Regno d'Ungheria, fino all'invasione nel
1300, da parte degli Ungheresi, del meridione della
penisola.
Le cifre
sopra citate, insieme a quelle che riguardano gli
aspetti toponomastici, nomastici, architettonici e
quelli agiografici, sono altri elementi utili a
ricomporre un mosaico di memoria storica.
Quindi una cultura dai diversi
aspetti che deve essere tutelata e valutata anche con
gli strumenti della ricerca tendenti a riscoprire quei
“legami” di contatto tra i due territori e che adesso
con queste iniziative vengono “rispolverati”
dall'archivio della memoria storica.
Quindi l'indagine
archivista svolta da Gianni Aiello ha messo in luce
fatti e personaggi, forse inesplorati ai più, infatti le
notizie dei campi di prigionia ubicate nella penisola
italiana durante la prima guerra mondiale.
Esse
riguardavano le zone del basso Lazio, Campania e Puglia
per la parte più meridionale della penisola, mentre per
quella insulare le città di Palermo e Vittoria per la
Sicilia ed alcuni centri per la Sardegna, questi alcuni
dei dati emersi durante il corso della relazione
dell'intervenuto.
Si tratta
di sei atti dello stato civile dove sono riportati i
nomi di tali soldati deceduti presso il presidio
ospedaliero della Città di Reggio Calabria e la causa
dello loro morte potrebbe essere o l'influenza della
“Spagnola” .
Tale epidemia
proprio in
quel periodo disseminò lutti ovunque e secondo i dati
ufficiali, “la grande influenza” provocò nel biennio
1918-1919 la morte di circa 50 milioni di persone in
tutto il globo terrestre.
Tra l'altro c'è da evidenziare
che essa superò per numero di decessi quelli relativi
alle vittime militari del conflitto in corso proprio in
quel periodo.

Naturalmente vi è un'altra ipotesi
collegabile alla morte dei militari austro-ungarici ed è
quella dell'inalazione di gas tossici durante le
operazioni militari di quest'ultimi, come ha voluto
evidenziare Gianni Aiello nel corso del suo intervento.
Nello
stesso ha posto all'attenzione dei presenti la struttura
dei documenti e dalla stessa lettura si possono ricavare
preziose informazioni sui soldati sia per quanto
riguarda l'aspetto civile (gradi di parentela, data e
luogo di nascita, precedente attività lavorativa) ma
anche quelli prettamente militari (ruolo e grado di
appartenenza), la loro età che variava tra i 23 ed i 46
anni.
Per quanto
riguarda le località native degli stessi, Gianni Aiello
ha avanzato l'ipotesi che tali territori possono, a
causa delle conseguenze del “Trianon”, non ricadere nel
territorio ungherese, o che siano stati erroneamente
trascritti dai pubblici ufficiali del periodo,
modificando quindi con l'incerta trascrizione il
significato di quei luoghi, ma naturalmente queste
rimangono delle ipotesi, così come il numero effettivo
degli stessi.
Dati certi
sono i documenti in oggetto sopra richiamati che
testimoniano la presenza di prigionieri austro-ungarici
a Reggio Calabria, del loro soggiorno nella stessa
città, del loro utilizzo in lavori di opere civili come
stabilivano le indicazioni ministeriali del periodo.
Naturalmente il numero dei prigionieri in argomento
poteva, secondo Gianni Aiello, essere di gran lunga
superiore, visto che diversi lavori di ricostruzione
interessavano Reggio Calabria, proprio in quel preciso
momento storico.
Ai presenti Gianni Aiello ha
espresso la volontà di approfondire tale vicenda come ad
esempio il luogo di sepoltura dei resti mortali dei
soldati austro-ungarici, ricordandone così la loro
presenza ed aggiungendo un altro piccolo ma nel contempo
importante tassello storico relativo ai rapporti che
legano due territori anche se lontani geograficamente
hanno contatti culturali storici, risalenti al periodo medievale, e
sotto questo punto di vista sono due paesi vicini.
Tale
“distanza geografica” viene “annullata” dalla profusione
indirizzata alla ricerca ed al recupero della memoria
storica, elementi questi che rappresentano l'indirizzo
del Circolo Culturale “L'Agorà” di Reggio Calabria che
attraverso lo “strumento” del laboratorio di ricerca del
Centro studi italo-ungherese “Àrpàd”, rappresenta oltre
ad un valido punto di riferimento anche un “ponte
culturale” tra i due territori.