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Il Progetto Archeologico Bova Marina lavora nella regione meridionale dell’Aspromonte dal 1997. 

I direttori del progetto sono John Robb (Università di Southampton) (amministratore generale, responsabile degli scavi preistorici), Lin Foxhall (Università di Leicester) (archeologia Greca, ricognizioni di superficie) e David Yoon (City University di New York) (Archeologia Romana, ricognizioni di superficie). 

Con la collaborazione della Soprintendenza Archeologica della Calabria, gli archeologi locali S. Stranges e L. Saccà ed un folto gruppo di specialisti e di partecipanti al progetto,  portano avanti una estesa ricognizione di superficie, scavi preistorici e classici ad Umbro, e saggi di scavo in numerosi altri siti.

Le quattro campagne di ricognizione (1997-2000), hanno interessato una zona di 445 ettari (4,5 Km2) con sistematici camminamenti per transetti. 

L’area di ricognizione si è concentrata nella valle di San Pasquale ed intorno alla piana di Umbro ed in altre  aree circostanti. 

 

2000

 

La campagna di scavo ha avuto luogo tra il 26 giugno ed il 25 luglio 2000, con un gruppo di 28 partecipanti. 

Le prime due settimane di campagna sono state rivolte all’attività ricognitiva e di preparazione dello scavo. 

Dal 10 al 21 luglio è invece iniziato lo scavo di diversi siti: Umbro (sia per l’area di epoca Neolitica che per quella di età del Bronzo), due siti preistorici limitrofi (Limaca e Penitenzeria) ed il sito Greco di Umbro.

La campagna di scavo  nell’area di epoca neolitica del sito di Umbro è stata limitata rispetto agli anni precedenti. 

Si è estesa la trincea ad ovest in direzione della parete rocciosa sulla quale si addossa il sito; si è potuto osservare che  il deposito archeologico ha una profondità maggiore di quanto previsto benché parte di tale deposito sia stata seriamente danneggiata in antico. 

Si è inoltre terminato di scavare la parte settentrionale della trincea fino al banco di roccia. 

Un interessante ritrovamento è rappresentato da una fina lente, apparentemente di argilla pura, posta lungo il profilo settentrionale. 

Tale argilla deve essere stata importata sul sito in forma pura, e potrebbe dimostrare lo svolgimento di una qualche attività ceramica, come confermerebbe il ritrovamento di numerosi utensili per la produzione e la decorazione di vasi. 

Le dimensioni limitate del sito, la presenza di numerosi utensili così come altri indizi hanno fatto pensare ad un’area di produzione specializzata utilizzata da un gruppo ristretto di persone piuttosto che ad un insediamento di tipo abitativo.

Gli scavi del 1999 hanno portato alla luce un insolito deposito di tre vasi integri posti su di un acciottolato. 

Tale ritrovamento potrebbe essere ricondotto a resti di una deposizione funeraria, forse associati ad una tomba a “grotticella” come in alcuni siti di età del Bronzo della Sicilia orientale. 

Per confermare tale ipotesi si è esteso lo scavo del sito del Bronzo Antico di Umbro, dove è venuta alla luce una struttura del Bronzo Antico consistente in un basso bacino di forma ovale scavato nella roccia, riempito di argilla sterile e quindi coperto da un acciottolato. 

Sono stati effettuati due saggi di scavo in due siti preistorici della zona di Umbro.
Limaca è situato a circa 200 metri a nord di Umbro. 

Individuato per la prima volta da Sebastiano Stranges e Luigi Saccà e nuovamente ricognito dal  gruppo nel 1997 e nel 1998, appare come una concentrazione di ceramica post-neolitica su una piccola prominenza a ridosso della gola che limita il lato settentrionale della piana di Umbro. 
Penitenzeria è un sito preistorico posto in uno spazio aperto a 150 metri a sudovest di Umbro, scoperto dal nostro gruppo di ricognizione nel 1999. Il ritrovamento del sito si è rivelato piuttosto interessante vista la probabile attribuzione al Neolitico; poiché Umbro sembra essere un sito di produzione specializzata piuttosto che un abitato stabile per un ampio gruppo, il ritrovare un sito all’aperto, probabilmente contemporaneo, nelle vicinanze si è rivelato molto interessante. 

Il sito Greco di Umbro è posto a 250 metri a sud del sito preistorico, sulla sommità di un piccolo affioramento roccioso discendente. 

Il sito è stato localizzato per la prima volta da Sebastiano Stranges e Luigi Saccà e definito come una densa concentrazione di laterizi e ceramica. 

Sono stati effettuati tre saggi esplorativi con lo scopo di determinare la datazione, la durata e la funzione del sito. 

Il primo di questi mostrava un’altra concentrazione di ceramica, non in giacitura primaria e, subito dopo, il banco roccioso. 

Il secondo saggio ha messo in evidenza la sezione di un muro Greco; quest’ultimo era costruito con grandi blocchi quadrangolari in arenaria a superficie spianata e scanalatura inferiore. 

La terza trincea ha messo in luce una densa concentrazione di ceramica con larghi frammenti di pithoi che potrebbe rappresentare il butto esterno di una struttura posta sulla parte più alta del sito. 

Il materiale ritrovato restituisce una datazione al tardo periodo Arcaico e Classico (VI-IV sec a.C.). 

Rimane difficile effettuare una datazione più precisa ed è possibile che il sito sia stato occupato per un insolitamente lungo periodo di tempo. 

Il materiale ritrovato include ceramica a vernice nera, ceramica grezza e laterizi, nonché un peso da telaio fittile, una riparazione fittile di vaso ed una scheggia di ossidiana probabilmente utilizzata in antico come dente per un utensile da trebbiatura.

La ricognizione di superficie è stata effettuata con lo stesso metodo utilizzato nelle campagne precedenti: camminamenti sistematici per transetti. 

I dati raccolti riguardano sia il materiale ritrovato che l’uso del territorio, la geologia e le risorse naturali presenti nella zona indagata. 

Nel 2000 sono stati coperti un totale di 171 ettari, portando così il totale dell’area esplorata a 4,18 Km2 e sono stati individuati un totale di 13 siti che portano il numero totale di siti ricogniti a 50. 

In questo numero sono da includere sei siti Romani, tre siti Preistorici, un sito Greco, un sito di cronologia imprecisata, un sito medievale ed il Castello di Bova con frequentazioni di epoca preistorica e medievale.

 

 

1999

 

Le attività di scavo hanno avuto luogo dal 29 agosto al 26 settembre 1999, con un gruppo di 25 persone. 

I responsabili dello scavo sono John Robb (scavo preistorico e amministrazione generale), David Yoon (ricognizione di superficie, archeologia Romana) e Lin Foxhall (ricognizione di superficie, archeologia Greca). 

Il metodo utilizzato consiste nel systematic transect walking, mediante il quale gruppi di 4-5 persone, poste ad intervalli di 10 m., camminano su territori delimitati registrandone le caratteristiche storiche e geografiche. 

Il  gruppo di ricognitori ha coperto una superficie di 102 ettari, portando l’area totale finora esplorata sistematicamente a 274 ettari. 

Le zone ricognite comprendono due grossi appezzamenti contigui (intorno ad Umbro e nella zona costiera di San Pasquale), e numerose porzioni di territorio sparse intorno al comune. 

E’ da tenere presente tuttavia che la sequenza cronologia della ceramica presente in questa regione è piuttosto variegata. 

Alcuni siti preistorici, chiaramente Neolitici, possono essere facilmente individuati grazie alle decorazioni presenti sui frammenti ceramici. 

Tuttavia altri periodi, quali l’Eneolitico e l’età del Bronzo, sono caratterizzati da ceramica inornata la cui identificazione si basa, per la maggior parte dei casi, sulla forma del vaso, rendendo quindi molto difficile la lettura di frammenti di piccole dimensioni. 

Per il periodo storico, la ceramica Greca e Romana è facilmente identificabile, tuttavia, pochi dati si posseggono sulla ceramica medievale di questa regione, forse a causa dello scarso numero di siti medievali individuati. 

Fino ad oggi sono stati identificati 37 siti che variano da una piccola concentrazione di frammenti preistorici non databili a grandi villaggi di epoca Greca e Romana con complessa articolazione interna. 

E’ da tenere presente che tale elenco aggiorna quello precedentemente fornito in quanto alcuni siti scoperti nel passato sono stati successivamente ridatati. 

Nel considerare i siti in ordine cronologico, fino ad oggi, non si ha traccia di attività Paleolitica o Mesolitica. 

I siti di epoca Neolitica sono manifestati in una numerosa varietà che comprende terrazzi costieri, basse colline prospicienti valli fluviali e pianori interni. 

Non si sono evidenziati insediamenti riferibili all’Eneolitico o all’età del Bronzo (benché tracce di frequentazione di età del Bronzo sono state messe in evidenza durante gli scavi ad Umbro). 

Le testimonianze di epoca Greca includono un grande villaggio (Mazza), e numerosi piccoli cascinali interni . 

Molti sono situati su alti terrazzi. 

In epoca Romana si hanno per la prima volta tracce di siti su fondo valle, che suggeriscono il passaggio a forme di agricoltura intensiva. 

I resti ceramici di epoca Greca e Romana mostrano due apici: uno che va dal periodo Tardo Arcaico a quello Classico (VI-V secolo a.C.) e l’altro in epoca Imperiale (III-V sec d.C.). 

Gli insediamenti più tardi sembrano occupare gli stessi territori, ma in minore consistenza, fino all’VIII sec. circa. 

L’epoca Medievale rimane oscura tuttavia nel XIX sec. si registrano di nuovo numerosi insediamenti a carattere rurale. 

Oltre all’attività di ricognizione sono state portate a termine numerose indagini secondarie rivolte allo studio dell’uso del territorio. 

Esse comprendono il riconoscimento, in ambito geologico, di quelle materie prime che possono essere state utili in epoca preistorica, e il GIS (Geographical Information System) computer modelling volto alla ricostruzione delle antiche dinamiche di sfruttamento del territorio in termini di esigenze relative ai diversi modelli economici preistorici. 

Si è intrapresa una raccolta di superficie intensiva sul sito Greco di Mazza. Questo ampio villaggio ha finora restituito le uniche ceramiche Greche di importazione del periodo arcaico/classico, un possibile frammento Attico ed un possibile frammento Laconico. 

Il sito sembra possedere una componente Romana preponderante che si aggiunge alle evidenze di epoca Greca. 

Un considerevole numero di tegole di epoca Romana, insieme a tegole di epoca Greca, è stato ritrovato nella parte alta del sito. 

Tegole di epoca Greca sono state ritrovate in piccole quantità sul resto della zona superiore del sito e sul fianco sud-est della collina. 

La ceramica fine Greca comprende una considerevole quantità di tazze di fattura locale e forme a cratere. 

Gli affioramenti rocciosi presenti nella parte centrale del sito somigliano a quelli utilizzati nelle fondazioni di Locri Epizephyrii, e possono essere aver avuto lo stesso scopo. 

L’insediamento si estende con minore densità su tutto il pianoro di Mazza. Il limite meridionale del sito potrebbe essere stato, in antico, una zona industriale, come testimonia l’alta concentrazione di resti di fusione e lavorazione dei metalli. 

Resti di concotto e scorie di fornace sono stati raccolti e sono attualmente in corso di analisi presso l’Università di Leicester. 

Il sito di Mazza è stato abitato lungo un ampio arco cronologico durante il periodo classico. 

I materiali raccolti hanno indicato la presenza sia di abitazioni che di attività industriali nonché di un probabile grande edificio in prossimità della sommità del sito. 

Si è accertata inoltre la presenza di ceramica preistorica. 

Le datazioni antiche di alcuni siti provenienti dalla ricognizione di Bova sono sorprendenti, esse potrebbero indicare che l’insediamento Greco si sia diffuso ampiamente sul territorio coloniale nell’arco di poche generazioni, o che le popolazioni indigene si siano, almeno in parte, ellenizzate piuttosto rapidamente. 

La funzione di questi siti, e la loro relazione con le città Greche rimane piuttosto incerta, non si hanno inoltre informazioni circa una occupazione autoctona che sia essa contemporanea o leggermente più antica. 

Umbro appare come un complesso sito a più fasi, posto a circa 4 km nell’entroterra, in prossimità dell’antico confine tra i comuni di Bova Marina e Bova Superiore. 

Scoperto nel 1990 da S. Stranges e L. Saccà, il sito è stato soggetto a ripetute attività di raccolta di superficie e, nel 1998, ad una nostra prima campagna di scavo. 

Lo scavo del 1998 stabilì che l’insediamento consisteva di una piccola area, alla base di un dirupo intensamente occupato durante il Neolitico, e di numerose concentrazioni di materiale, alla sommità dello stesso, probabilmente di età del Bronzo. 

L’insediamento Neolitico principale ha restituito una datazione al radiocarbonio che va dalla metà del VI millennio BC alla metà del V millennio BC (Stentinello). 

E’ inoltre attestata l’occupazione durante la facies di Diana e, probabilmente in maniera sporadica, durante l’età del Rame. 

I manufatti Neolitici raccolti comprendono ceramica tipica degli stili di Stentinello e Diana, alcuni esempi di ceramia Neolitica di altro tipo, quali ceramica a pittura rossa, ed alcuni probabili frammenti di epoca Eneolitica. 

L’industria litica era ricca di ossidiana ed includeva numerose piccole schegge e lamelle. 

Sono state ritrovate un’ascia in anfibolite ed una piccola riproduzione di ascia in fillite, si è attestata inoltre la presenza di numerosi ciottoli in pietra metamorfica di importazione, alcune macine e alcuni frammenti di concotto e di ocra rossa. 

I resti faunistici non sono ancora stati studiati, tuttavia è già evidente la preponderanza degli ovini e dei caprini, con presenza di maiale; i bovini sono scarsamente rappesentati e l’ittiofauna è assente. 

Sono stati conservati campioni di flottazione provenienti da ogni Strato. L’analisi dei semi e dei resti vegetali carbonizzati mostrano che la coltura di alcune specie era praticata; i resti vegetali includono la veccia, il Triticum aestivum s.l., il Triticum dicoccum, e l’orzo. 

Nel 1999 è stato sondato il sito Neolitico di San Pasqule, situato su di un basso terrazzo lungo il margine orientale della valle di S. Pasquale. 

Si è sperato di verificare la presenza di un “villaggio” Neolitico, per il quale la zona offriva le caratteristiche tipiche. 

Due pozzetti di un metro per un metro sono stati scavati in una zona situata lungo il margine occidentale del sito, dove in superficie emergevano frammenti di ceramica preistorica. 

I risultati si sono rivelati piuttosto scoraggianti. 

Entrambi i sondaggi hanno evidenziato che non esistevano depositi archeologici al di sotto dello strato superficiale; il terreno si è rapidamente trasformato in uno strato di sabbia sterile. 

Appare evidente che il materiale ceramico di epoca preistorica proveniente dal “sito” deriva dal dilavamento della collina posta a nord-est di esso, in parte coltivata ed in parte coperta da una fitta macchia mediterranea.

La presenza di piccoli insediamenti interni di epoca greca, come il cascinale di Umbro, si sono rivelati una scoperta sorprendente e potrebbero risultare di notevole importanza nella comprensione del processo di colonizzazione di questa zona. 

1998

 

Sono stati esplorati circa 80 ha comprendenti le zona di Umbro e S. Pasquale insieme ad una serie di siti sparsi intorno a Bova Marina. 

Sono stati inoltre nuovamente esplorati una serie di insediamenti conosciuti.

In totale si registrano al momento 35 siti nel Comune di Bova Marina .

Nuovi siti individuati nel 1998 comprendono concentrazioni di frammenti ceramici del periodo classico nella zona di Umbro, forse rappresentanti insediamenti rurali, e numerosi siti preistorici di cronologia indefinita. 

Tali ritrovamenti rinforzano ed arricchiscono il quadro preesistente degli insediamenti di Bova Marina. 

Il sito neolitico di Umbro si trova lungo il margine di un pianoro ondulato a circa 300-400 m. s.l.m. 

Si conoscono in quest'area occupazioni di epoca greca e romana così come del Neolitico e dell'Età del Bronzo.

Le indagini si sono concentrate nell'area neolitica rappresentata da una piccola zona al di sopra e al di sotto di bassi dirupi presenti lungo il margine orientale della piana. 

Una costante differenza in senso verticale tra i sedimenti della metà orientale e di quella occidentale potrebbero riflettere una complessa deposizione all'interno di una fessura o un'intensa attività geomorfologica nella zona collinosa circostante. 

La concentrazione di materiale comprende ossidiana e ceramica neolitica; sono inoltre presenti numerosi frammenti di ossa umane e animali. 

I resti scheletrici umani consistono principalmente in ossa della mano e del piede e frammenti della colonna vertebrale; tali evidenze potrebbero manifestare il risultato di rideposizioni secondarie sia intenzionali che casuali. 

E' stato possibile determinare un numero minimo di quattro individui (due adulti, un sub-adulto ed un bambino). 

Nonostante il materiale proveniente da tale trincea fosse uniformemente attribuibile al Neolitico, le datazioni al radiocarbonio effettuate su carboni e ossa umane hanno restituito date riferibili al periodo Romano dimostrando una probabile situazione di deposizione mista.

I ritrovamenti di superficie di ceramica e intonaco di capanna suggeriscono per questa zona la persistenza di un deposito archeologico a differenza del resto della sommità del dirupo dove il terreno appare fortemente eroso. 

Il materiale provenienti da Umbro comprende la ceramica, la litica, gli oggetti vari, la fauna e i resti umani. 

La ceramica include diversi stili: 

1.      Ceramica grezza di tipo Stentinello ad impasto grossolano tipico, arricchita da una varietà di decorazioni impresse. Questo tipo di ceramica viene a volte chiamato Ceramica Impressa, ma indagini ad Acconia e Capo Alfiere, così come ad Umbro, hanno dimostrato che tale tipo è da considerarsi coevo alla ceramica fine a decorazioni geometriche di tipo Stentinello.
 

2. Ceramica fine di tipo Stentinello. Questi frammenti rappresentano i tipici vasi a pareti sottili e superficie bruna o nera, a volte leggermente brunita. Le decorazioni sono a complessa sintassi geometrica con fasci di decorazioni intorno all'orlo. Su numerosi frammenti le impressioni contengono tracce di incrostazioni di colore rosso, giallo o bianco. Un ritrovamento particolare è rappresentato da uno stampino utilizzato per imprimere motivi decorativi a "v" sulla superficie ancora bagnata. 
 

3.    Ceramica di tipo Diana. Questo tipo include frammenti di vasi a pareti sottili fortemente brunite e grandi vasi a superficie grezza. I colori variano notevolmente. Le tipiche anse a rocchetto sono comuni così come altrove è facile trovare frammenti diagnostici attribuibili al tipo Diana. 
 

      4.      Possibili frammenti Eneolitici.
 

5.      Insieme non databile di ceramica post-neolitica.  

 

Tra i ritrovamenti litici predomina l'ossidiana, con presenza di selce associata esclusivamente ad alcuni strumenti. 

L'ossidiana, che evidentemente arrivava sul sito sotto forma di abbozzo di strumento o di piccoli nuclei per lama, veniva successivamente lavorata in forma di lame e di piccoli strumenti quali grattatoi. 

In ultimo, i nuclei troppo piccoli da usare venivano riutilizzati tramite scheggiatura bipolare allo scopo di ottenere un elevato numero di piccole schegge irregolari apparentemente utilizzate senza ulteriori modifiche.

Tra i resti faunistici dominano piccoli frammenti non identificabili. 

Benché l'analisi faunistica non sia ancora stata effettuata è stato possibile evidenziare la presenza di pecora, capra, maiale e cane; non si ha traccia di bovini. 

Sono strati ritrovati due frammenti di zanna di cinghiale, uno dei quali appare leggermente modificato sulla punta. 

Tra gli altri resti animali si possono evidenziare un dente di squalo fossilizzato e numerosi frammenti di conchiglie marine.

Nel complesso, l'insediamento di Umbro sembra presentare almeno tre periodi di occupazione. 

Durante il Neolitico Antico e Medio (VI-V millennio a.C., Strati IV-V della Trincea 1), un'occupazione risalente alla facies di Stentinello potrebber aver avuto luogo ai piedi del dirupo. 

Altre aree circostanti possono essere state occupate in questa fase, tuttavia eventuali tracce sono state distrutte dall'erosione che ha interessato la zona. 

La stessa area occupata durante la facies di Stentinello potrebbe essere stata riutilizzata durante il Neolitico Tardo/Finale in corrispondenza della facies di Diana . 

informazioni scientifiche tratte da : 

 

Department of Archaeology