Giunge alla trentaduesima edizione la giornata di studi, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro studi “Gioacchino e Napoleone”, denominata “Gioacchino Murat: un Re tra storia e leggenda”. 

Le conversazioni culturali, organizzate dalle due co-associazioni reggine, sono articolate in giornate di studi, si rinnovano annualmente a far data dal 1995.

L’incontro rappresenta un giusto momento di riflessione, in Calabria, dove si rievoca la figura di Gioacchino Murat nel giorno della sua scomparsa, caratterizzato dalla presenza di autorevoli studiosi.

La storiografia ufficiale ha oscurato la sua azione democratica, tesa al liberalismo e alla costituzione di una nazione, un Regno unito, indipendente, secondo i modelli illuministici. 

Il periodo, comunemente indicato come “decennio francese”, ha inizio il 14 gennaio 1806, giorno dell’entrata in Napoli di Giuseppe Bonaparte, fino all’amministrazione di Gioacchino Murat, che rimase a governare il Regno fino a marzo 1815.

Le giornate di studio poggiano le loro basi sull’analisi di variegati documenti, facenti parte di un periodo storico, che ebbe il merito di portare in Italia, le esperienze e le conseguenze della rivoluzione francese, tramutando il quadro politico e sociale del nostro territorio, ancora ancorato ad un sistema feudale.

L’Amministrazione dei napoleonidi portò in Italia le esperienze e le conseguenze della rivoluzione francese, tramutando il quadro politico e sociale dell’area Meridionale, ancora ancorata ad un sistema feudale. 

La manifestazione, storicamente è da semore organizzata dal l Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro Studi “Gioacchino e Napoleone”, ha il merito di analizzare ed accendere i riflettori su vari aspetti del periodo storico in argomento. Nel corso del nuovo incontro, predisposto dalle due co-associazioni reggine, si registra la presenza della ricercatrice toscana Elena Pierotti. La gradita ospite delle due-coassociazioni ha analizzato il tema inerente a “Murat dopo Murat: L’Italia delle grandi battaglie ideologiche”.

Attraverso uno studio ragionato, la ricercatrice lucchese, giunge a conclusioni e ricostruzioni differenti secondo la quale le idee e la figura di Gioacchino Murat non sono mai decedute, ma si sono integrate perfettamente nel contesto politico italiano a Lui successivo, dove già in precedenza viveva integralmente.

Elena Pierotti esordisce affermando che "Murat non è davvero mai deceduto, ma si è integrato perfettamente nel contesto politico italiano a Lui successivo, dove già in precedenza viveva integralmente"“

La narrativa cronologica analizzata dalla studiosa Elena Pierotti trae spunto da diverse vicende che videro un intrecciarsi di situazioni alle quale parteciparono quelle famiglie fiorentini facenti parte della sfera degli istituti bancari del periodo interessate al flusso sia di operazioni commerciali che politiche di quel contesto storico, così come la Casa lucchese dei Cavallari, anche loro gravitanti nell’orbita politica-commerciale di quel periodo.
In quel contesto – prosegue la gradita ospite delle due co-associazioni culturali – si ebbe a registrare il fallimento dei Frescobaldi e dei Cavallari e tra le cause potrebbero esserci il coinvolgimento dei celebri banchieri Fugger.
Il legame profondo che ci fu tra gli Holland Fox inglesi e la penisola italiana in epoca successiva (con Napoli piuttosto che con Lucca e Firenze) rimanda proprio a tali vicende.
Il legame tra i Fox (Lord Holland) e la nobile famiglia lucchese dei Lucchesini rappresenta un intreccio storico, politico e diplomatico di rilievo europeo a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo.
I punti chiave di questo legame includono:

Altri elementi interessanti forniti dalla studiosa riguardano il saggio di Alexander Dumas padre “Murat”, dove Egli racconta l’avventura murattiana partendo dalla sua diretta memoria, descrivendo il personaggio Murat, il suo essere un “Re Repubblicano”.
Quelle idee del Re repubblicano  che secondo la ricercatrice Elena Pierotti, si ritrovano in quelle “mazziniane” della prima Repubblica romana ed in altre vicende della storiografia italiana: dallo Statuto Albertino del 1848 alla vittoria risicata repubblicana del 1946 sulla Monarchia ci riporta con la memoria a queste tracce storiografiche remote, mai del tutto dipanate all’interno di una desueta ricostruzione delle vicende Risorgimentali, che vede al centro eroi nazionali non sempre in sintonia con la grandezza materiale e spirituale della Penisola nel suo insieme e con la Sua storia millenaria. Certi capitoli aspettano ancora una rilettura davvero approfondita. Il Murat del 1815 non aveva solo velleità ma certezze. In molti lo sostenevano. Purtroppo il Vaticano era diviso e con lo Stato Pontificio anche parti del sud latifondista e del nord conservatore – conclude Elena Pierotti.

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13 ottobre 2026
la manifestazione