Giunge alla trentunesima edizione la giornata di studi, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro studi “Gioacchino e Napoleone”, denominata “Gioacchino Murat: un Re tra storia e leggenda”. Le conversazioni culturali, organizzate dalle due co-associazioni reggine, sono articolate in giornate di studi, si rinnovano annualmente a far data dal 1995. L’incontro rappresenta un giusto momento di riflessione, in Calabria, dove si rievoca la figura di Gioacchino Murat nel giorno della sua scomparsa, caratterizzato dalla presenza di autorevoli studiosi. La storiografia ufficiale ha oscurato la sua azione democratica, tesa al liberalismo e alla costituzione di una nazione, un Regno unito, indipendente, secondo i modelli illuministici. Il periodo, comunemente indicato come “decennio francese”, ha inizio il 14 gennaio 1806, giorno dell’entrata in Napoli di Giuseppe Bonaparte, fino all’amministrazione di Gioacchino Murat, che rimase a governare il Regno fino a marzo 1815. Le giornate di studio poggiano le loro basi sull’analisi di variegati documenti, facenti parte di un periodo storico, che ebbe il merito di portare in Italia, le esperienze e le conseguenze della rivoluzione francese, tramutando il quadro politico e sociale del nostro territorio, ancora ancorato ad un sistema feudale. L’amministrazione dei napoleonidi portò in Italia le esperienze e le conseguenze della rivoluzione francese, tramutando il quadro politico e sociale dell’area Meridionale, ancora ancorata ad un sistema feudale. Nel corso della nuova edizione si registra la presenza della ricercatrice toscana Elena Pierotti che ha analizzato il tema “Gioacchino e Giuseppe Binda: una collaborazione che viene da lontano”. Lo storico Adriano Amendola nella sua pubblicazione dal titolo “Diario di una spia” ha fatto conoscere al grande pubblico la figura di Giuseppe Binda che collaborò fattivamente con Gioacchino Murat sino alla sua caduta nel 1815. I preziosi ritrovamenti di Amendola ci avvicinano non solo al personaggio Binda ma anche a re Gioacchino, pur tirando conclusioni non sempre in linea con quella che fu la autentica collaborazione della spia Binda con l’allora sovrano di Napoli. Adriano Amendola traccia il profilo biografico di Giuseppe Binda che, nato nel 1786 a Lucca da una famiglia della piccola nobiltà cittadina afferente gli ambienti Curiali, visse una infanzia non sempre semplice, per la perdita prematura del padre, ma tuttavia ovattata per altro verso grazie al secondo matrimonio della madre con un membro della famiglia Lucchesini, che nella città di Lucca aveva un ruolo importante. Giuseppe Binda con i suoi fratelli potette dunque godere degli agi del patriziato e si laureò a Pisa in giurisprudenza, per poi mettersi al servizio dell’allora Sovrana del Principato lucchese, Elisa Bonaparte, sorella del grande Napoleone, che col marito regnava sul Principato di Lucca e Piombino. Dalle carte – prosegue Elena Pierotti – si evince che il nostro aveva avuto dalla stessa l’opportunità di recarsi prima a Roma, e successivamente, dopo l’esperienza romana, a Napoli dove, secondo la versione ufficiale conobbe Re Gioacchino e ne divenne una spia. Ma in realtà Giuseppe Binda, già quando ancora risiedeva stabilmente a Lucca, era in contatto con gli ambienti massonici che gli consentirono sin da giovanissimo di inoltrarsi in questa sua attività di spia, pur apparendo sempre, come uomo di Legge piuttosto che come antiquario e collezionista. Non ultimo divenne bibliotecario a Londra nel salotto di Lord Henry Holland, cha a lungo aveva servito la causa napoleonica e murattiana in Italia prima della caduta napoleonica. Lo stesso Binda riuscì a trarsi in salvo durante la disfatta del regime napoleonico nel 1815 quando aveva con se le carte di re Gioacchino Murat da recapitare a Genova a Lord Bentick su espressa richiesta del Sovrano partenopeo ma dovette cederle all’agente napoletano Macirone perché intercettato proprio a Lucca dal generale austriaco Verklein e in fuga per questo verso Londra su intercessione proprio di Lord Holland. Dalla descrizione che ci hanno lasciato i suoi diari pubblicati da Adriano Amendola si evince però che le cose stanno in modo molto diverso. Giuseppe Binda conosceva gli ambienti bonapartisti sin da bambino. Ambienti che verosimilmente erano stati in combutta, ai tempi di Pasquale Paoli, con la stessa Inghilterra. Il carteggio riguardante Giuseppe Binda ci avvicinano alla figura ed all’operato di Re Gioacchino, a quello che fu il suo mondo.  

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13 ottobre 2025
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