

Si è svolta mercoledì 28 gennaio la conversazione sul tema “Il tesoro di Sant’Eufemia”. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra la presenza del Presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. Il tesoro di Sant’Eufemia viene ritrovato per caso e successivamente acquistati dall’antiquario romano Vincenzo Vitaliani, che nel 1896 ne vende una parte al British Museum di Londra. Il tesoro di Sant’Eufemia è costituito da gioielli e monili in oro datati intorno al 300 a.C. e identificabili come ornamenti femminili. I preziosi ornamenti sono attualmente esposti tra i reperti e i tesori della Magna Grecia. Secondo l’archeologo britannico Dyfri Williams, del Dipartimento delle Antichità del British Museum, il tesoro di S. Eufemia è “probabilmente il più grande e importante ritrovamento di oreficeria greca della Magna Grecia”. Il tesoro di Sant’Eufemia è costituito da gioielli e monili in oro datati intorno al 300 a.C. e identificabili come ornamenti femminili. Si tratta di vari gioielli (un diadema, parti di due o tre collane, terminali di un paio di orecchini a spirale, pezzi di alcune cinture, un anello e frammenti di altri ornamenti appartenenti ad una o più donne ricche) e da un numero imprecisato di monete bronzee facenti parti di un altro corredo funerario.Il ritrovamento avvenne nel 1865 in contrada Terravecchia nella piana di Sant’Eufemia, e su tale scoperte vi sono diverse versioni, ma la location della scoperta è sempre la stessa, la contrada Elemosina (detta anche Olivarelle o Valle), presso l’uliveto di proprietà di Pasquale Francica, originario di Monteleone. Dagli scritti dell’archeologo François Lenormant e da altri documenti del periodo, si evince che il Tesoro di Sant’Eufemia doveva essere un corredo da sepoltura composto da molti pezzi venduti in diversi periodi. Quello che rimase fu comprato infine dall’antiquario romano Vincenzo Vitaliani che nel 1896 ne vendette una parte al British Museum. Il pezzo più importante, cioè l’anello con scarabeo finì dapprima nella collezione del conte Michele Tyszkiewicz e poi nel 1895 fu anch’esso acquistato dal British Museum. L’importante corredo aureo è costituito da un diadema aureo, con incisioni raffiguranti elementi floreali, da un pendente d’oro di fora ovale, sei catenelle d'oro con tre piccoli pendenti, un terminale di collana a forma di cuore, decorato con un fiore campaniforme. Seguono un Pendente caratterizzato da un elemento decorativo costituito da una testa femminile bifronte, tre terminali d'orecchini ad helix, caratterizzato da tratti somatici femminili. Alcuni orecchini sono anche rappresentati sulle monete di Siracusa. Un anello d'oro da dito a forma di scarabeo cavo, due segmenti di cintura d’oro, un anello d’ro con busto di Atena, una moneta in bronzo raffigurante su un lato la testa della dea Persefone, sull’altro un fulmine alato con lo scritto intorno in lettere greche “Agatocle Basileo”. La letteratura a riguardo “Il tesoro di Sant'Eufemia”si arricchisce di altre testimonianze come la pubblicazione, “Il tesoro di Santa Eufemia (Gioielli lametini al British Museum) a cura di Dyfri Williams, della Sovrintendente Elena Lattanzi, dell’archeologo Roberto Spadea, Pasquale Giuliani, autore di “Memorie storiche della città di Nicastro”. Interessante risulta il reportage pubblicato sulla rivista Archeomatica dove viene riportato : “che le circostanze sul ritrovamento risentono fortemente sia delle modalità attraverso cui le testimonianze ci arrivano sia perché in più punti le dicerie si fondono con i fatti realmente accaduti. I documenti che giungono fino ai giorni nostri sono stati sottoscritti dal sindaco di Gizzeria, di Sambiase e di Nicastro, oltre che da Antonio Francica; si tratta di versioni che presentano sfumature differenti e che consentono di quantificare da un punto di vista materiale a quanto ammontasse l’intero tesoro ritrovato”. Altre testimonianze sono riportate sulla rivista Klearcheos. Gianni Aiello, conclude il suo intervento, ricordando che questi gioielli provengono tutti dall’antica e fiorente colonia magnogreca di Terina. Venne fondata nel 475 avanti Cristo probabilmente fondata da Crotone,per assicurarsi il controllo della costa tirrenica in seguito alla vittoria su Sibari del 510 a. C. . Citata dal geografo e storico Strabone come sito contiguo a Temesa, fondata, secondo Licofrone, nel tredicesimo secolo a. C. dai Greci di ritorno dalla guerra di Troia. Altre fonti fanno riferimento agli Ausòni o ai Pelasgi di qualche secolo prima.
