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Si è svolta lunedì 14 luglio la conversazione organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà”, sul tema “Il ruolo del PSI nei fatti di Reggio del ‘70”. Il sodalizio culturale reggino non è nuovo a queste iniziative, che, insieme ad altri temi della macrostoria del novecento, rappresentano alcune delle linee guida che l’Associazione ha inteso storicamente inserire nei propri intenti statutari. A far data dal 2000, in occasione del trentennale della Rivolta di Reggio, il Circolo Culturale “L’Agorà” si è reso promotore di diversi momenti di riflessione su tale periodo storico. I fatti di Reggio furono un evento importantissimo legati al periodo storico italiano e non solo. Il 14 luglio di 55 anni fa scoppiava in riva allo Stretto, nella parte più meridionale della Penisola italiana, la rivolta urbana più lunga del novecento nel vecchio continente europeo. Per un lungo periodo la città fu teatro di un’intensa guerriglia urbana e di repressioni da parte delle forze dell’ordine, ma anche l’uso di tritolo e di armi da fuoco che fecero registrare centinaia di feriti e dieci morti. Il Partito Socialista Italiano (PSI) ebbe un ruolo ambiguo e, in gran parte, di opposizione alla rivolta di Reggio Calabria del 1970. Pur non aderendo ufficialmente alla protesta, che era motivata dalla decisione di spostare il capoluogo regionale da Reggio a Catanzaro, il PSI non sostenne apertamente la rivolta, e parte del partito si dissociò dalla protesta. Nel corso della nuova conversazione, organizzata dal sodalizio culturale reggino, si sono registrate le presenze di Giovanni Minniti ed Ercole Nucera. Sin dal 1948, inizia la protesta per il capoluogo: i Consigli Provinciali e Comunali di Catanzaro e di Cosenza in data 11 ottobre, all'ordine del giorno dicono « ... si affermava che Reggio non aveva alcun requisito per essere designata come sede di uffici regionali … ». Comitati di cittadini sorsero sin da allora in difesa di tale diritto, accogliendo esponenti di tutti gli schieramenti politici che si riunirono in un'assemblea di sindaci della provincia reggina, convocata nella sede del Comune capoluogo, in data 21 ottobre (da notare che già in data 31 dicembre dell'anno precedente vi era stata un'altra assemblea presieduta dall'avvocato Malavenda nel salone dell'Amministrazione Provinciale della città dello Stretto) per difenderne la causa. L’argomentata analisi, conosciuta come relazione Donatini-Molinaroli, ritenne che tale scelta fosse la conseguenza dovuta alla presenza in quella città di un certo numero di uffici. Il 14 luglio del 1970 iniziò la “Rivolta di Reggio” e per un lungo periodo la città fu teatro di un’intensa guerriglia urbana e di repressioni da parte delle forze dell’ordine, ma anche l’uso di tritolo e di armi da fuoco che fecero registrare centinaia di feriti e dieci morti. Essa fu innescata a seguito della disputa tra Reggio e Catanzaro per il titolo di capoluogo del nascente ente Regione, che ne fu l’imprescindibile motivo originario. La rivendicazione reggina fu sostenuta con riunioni, comizi, cortei e scioperi, promossi da esponenti locali della Democrazia cristiana, alla guida del Comune e della Provincia. Accanto a essi si schierarono progressivamente membri dei partiti laici di governo, del Movimento sociale italiano, del sindacato e dell’associazionismo (cattolici, in particolare) e della Chiesa. Il Partito socialista italiano e il Partito comunista italiano, pur con qualche dubbio, non aderirono alla protesta, basata su un trasversale senso di appartenenza territoriale che assunse la forma di blocco socio-politico localistico. Queste alcune delle cifre che sono state oggetto di analisi da parte dei graditi ospiti del sodalizio culturale reggino).

14 luglio 2025
la conferenza