

Si apprende a mezzo stampa della presentazione di un Ordine del Giorno con cui il Consiglio comunale di Reggio Calabria sarà chiamato a esprimersi sull’istituzione del Museo della Rivolta di Reggio.
A riguardo l'idea di realizzare una location atta ad ospitare un punto di riferimento culturale e civico su tale tema storico, piace anche ricordare, ancora una volta, evitando così eventuali pennacchi spagnoli di paternità a riguardo idee progettuali et similia, i precedenti a riguardo la proposta di un museo della rivolta, come memoria storica della Città, come senso di appartenenza e non come divisione tra buoni e cattivi o se vogliamo tra idealisti o fessi, e volpi o volpini.
Queste brevi premesse per ricordare prima a noi stessi prima che agli altri, che tale offerta culturale, indirizzata ad una idea di “museo della Rivolta”, scaturì nel corso di un ciclo di incontri aventi come tema “Reggio 1970-2000: trent’anni dopo” che si articolò durante l’arco di cinque giornate dedicate alla “Protesta” di Reggio“.
In quell’occasione venne avanzata da questa Associazione la proposta dell’istituzione di un museo della Rivolta, idea che solo oggi trova un minimo di riscontro nell’idea avanzata sia dai precedenti che dai nuovi inquilini di Palazzo San Giorgio, sede istituzionale del Comune di Reggio Calabria.
La nostra idea era ed è prettamente culturale, come testimoniato dalle varie iniziative a tal riguardo e per la pluralità ed eterogeneità sia degli argomenti trattati che degli ospiti presenti a tali tematiche. Quell’appuntamento, organizzato dal Circolo Culturale “L’Agorà” che io rappresento, fu caratterizzato dalla presenza di diverse testimonianze che hanno avuto il merito di regalare dei momenti particolari, offrendo una interpretazione inedita dei fatti di Reggio, facendo quindi vivere qualcosa di veramente coinvolgente. Quelle giornate di studio hanno rappresentato un momento di riflessione (e non un’occasione per nuove ed inutili spaccature e/o partigianerie ed ostentazioni varie).
Quell’incontro confronto fu una valida occasione di una “agorà”, costituita da diverse anime e da distinti orientamenti politici.
Furono graditi ospiti tra gli altri, il sindacalista Giuseppe Aprile, l’onorevole Piero Battaglia (sindaco della Città in quel contesto storico), il dott. Giuseppe Vittorio Canale, i consiglieri provinciali Giuseppe Galtieri e Vincenzo Rogolino, il marchese Felice Genoese Zerbi, l’onorevole Giuseppe Reale, il docente universitario Pasquale Amato, l’onorevole Francesco Catanzariti, l’onorevole Fortunato Aloi, l’armatore Amedeo Matacena senior, l’ingegnere Eugenio Castellani, il senatore Renato Meduri, il dirigente dello SDI Carlo Colella, l’avvocato Francesco Arillotta, il presidente dell’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria Antonio Cosimo Calabrò, i giornalisti Franco Bruno ed Aldo Sgroj, Gimo Polimeni (Assessore comunale alla cultura), lo studioso Francesco Scarpino, e non per ordine d’importanza il sindaco prof. Italo Falcomatà, che, pur se non presente per motivi istituzionali, ne avallò la valenza e la pluralità di quel programma.
Proprio in quell’occasione venne avanzata da questa Associazione la proposta dell’istituzione di un museo della Rivolta.
In ultimo ma non per ultimo, piace ricordare agli abitanti della città di Smemorandia che il Circolo Culturale "L'Agorà" di Reggio Calabria è un'associazione attiva nella ricerca, promozione e divulgazione del patrimonio storico, sociale e culturale calabrese a far data dal 1993.
Il sodalizio organizza regolarmente incontri e conferenze su tematiche locali (e non solo), tra cui la storia antica, i moti di Reggio del 1970, e iniziative di tutela del territorio. Quanto evidenziato per l’amore della verità” .
Questo resoconto si conclude ironizzando a riguardo i rumors, i maldipancia, gastriti, acidità occasionali, reflussi ed indigestioni varie, inerenti ai “Fatti di Reggio”, geolocalizzati territorialmente, si consiglia, dietro prescrizione medica, l’assunzione di maalox.

