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“I confinati a seguito della Rivolta di Reggio del 1970” è il titolo del nuovo incontro organizzato dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Il confino, è stata una misura di repressione preventiva utilizzata durante il Regno d’Italia, che è consistita nell’obbligare un soggetto ritenuto pericoloso per l’ordine pubblico, a risiedere lontano dal suo ambiente sociale di appartenenza. A seguito della Rivolta di Reggio del 1970 vi furono diversi casi che saranno oggetto di analisi nel corso della conversazione organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà”. Nel corso dell’incontro, organizzato dal sodalizio culturale reggino, si sono registrate le presenze del sindacalista Enzo Rogolino e dello studioso locale Matteo Gatto Goldstein. Il confino è stata una misura di repressione preventiva utilizzata durante il Regno d’Italia, che è consistita nell’obbligare un soggetto ritenuto pericoloso per l’ordine pubblico a risiedere lontano dal suo ambiente sociale di appartenenza. Sebbene le sue origini risalgono all’Italia liberale, il confino è noto soprattutto per il suo utilizzo da parte del fascismo, che lo impiegò ampiamente per reprimere il dissenso politico e sociale nei suoi confronti. Con la caduta della dittatura fascista e la nascita della Repubblica Italiana la pratica del confino fu definitivamente abolita perché in contrasto con i valori democratici della Costituzione, che sancisce l’assoluta inviolabilità della libertà personale. Tale strumento venne applicato dall'ordinamento giuridico italiano dal 1863 al 1956 (poi sostituito dal foglio di via per i civili dal 1956 e dal soggiorno obbligato per gli imputati di reati di mafia dal 1965 al 1995). A seguito della Rivolta di Reggio del 1970 vi furono diversi casi che sono stati oggetto di analisi nel corso della nuova conversazione organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Il tema trattato dal sodalizio culturale reggino accende i riflettori su un aspetto dei Moti di Reggio poco conosciuto e rappresenta un’importante occasione per esplorare altre vicende sui Fatti di Reggio del 1970. Il sodalizio culturale reggino non è nuovo a queste iniziative, che, insieme ad altri temi della macro storia del novecento, rappresentano alcune delle linee guida che l’Associazione ha inteso storicamente inserire nei propri intenti statutari. A far data dal 2000, in occasione del trentennale della Rivolta di Reggio, il Circolo Culturale “L’Agorà” si è reso promotore di diversi momenti di riflessione su tale periodo storico. Dopo una breve presentazione da parte del Presidente Aielllo, i due protagonisti hanno rappresentato le vere motivazioni che provocarono quella che fu la prima vera rivolta di popolo nell'immediato dopoguerra. I due graditi ospiti del sodalizio culturale reggino, in piena reciproca sinergia, hanno rappresentato le ataviche problematiche come la mancata industrializzazione più volte promessa e mai mantenuta della nostra terra. Con dovizia di particolari i due esperti hanno evidenziato come di quelle promesse sono rimaste a monito e a ricordo, della beffa perpetrata contro Reggio e contro il sud dalla classe politica del tempo, le ciminiere di Saline joniche. La prima si erge a perenne ricordo della disfatta nei pressi del vecchio laghetto di quella località, in rappresentanza della Liquilchimica così come, sempre nei pressi, quella delle Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato. Due cattedrali nel deserto, così come l'altra nella Piana di Gioia Tauro con tutti gli agrumeti e gli uliveti rasati al suolo insieme ad intere cittadine. Hanno, altresì, ricordato come il Porto di Gioia Tauro sia nato non per un intuito della classe politica dell'epoca ma per caso e per mano di alcuni imprenditori della portualità. Nel corso della conferenza e su domanda esplicita da parte del moderatore si è anche parlato degli esiliati, di coloro che per motivi politici furono inviati forzatamente al confino politico, primo caso dalla caduta del fascismo. Una Democrazia applicava una norma fascista mandando in esilio almeno tre giovani (Peppe, Gabriele e Mimmo) catapultati in un paesino dell'entroterra della Sicilia e della Sardegna in balia di carenze economiche, senza vitto né alloggio. Nemmeno nelle peggiori dittature, altro che democrazia. Ed ancora altri giovani che pur di non fare il carcere ingiusto patirono la latitanza, i più fortunati nelle nostre montagne e i più sfortunati in Germania o in Brasile in mezzo alla giungla amazzonica brasiliana e peruviana. Queste alcune delle cifre che hanno caratterizzato l'interessante serata dai tratti storici, sociali e antropologici.

27 novembre 2025
la conferenza