

Si è svolta mercoledì 5 marzo la conversazione organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà”, sul tema “Il ruolo della Chiesa nei Fatti di Reggio del ’70”. I fatti di Reggio furono un evento importantissimo legati al periodo storico italiano e non solo, la più grande rivolta spontanea e popolare d’Europa dopo la seconda guerra mondiale. Diversi sono gli accadimenti che si verificarono nella Città dello Stretto e che ancora su molti dei quali cala una fitta serie di interrogativi ancora irrisolti. Il 14 luglio del 1970, scoppiava in riva allo Stretto, nella parte più meridionale della Penisola italiana, la rivolta urbana più lunga del novecento nel vecchio continente europeo. Importante il ruolo svolto, inoltre, dalla Chiesa reggina che con i suoi esponenti evitò che la situazione degenerasse e si trasformasse in un bagno di sangue. Il sodalizio culturale reggino non è nuovo a queste iniziative, che, insieme ad altri temi della macrostoria del novecento, rappresentano alcune delle linee guida che l’Associazione ha inteso storicamente inserire nei propri intenti statutari. A far data dal 2000, in occasione del trentennale della Rivolta di Reggio, il Circolo Culturale “L’Agorà” si è reso promotore di diversi momenti di riflessione su tale periodo storico. I fatti di Reggio furono un evento importantissimo legati al periodo storico italiano e non solo. Il 14 luglio del 1970, scoppiava in riva allo Stretto, nella parte più meridionale della Penisola italiana, la rivolta urbana più lunga del novecento nel vecchio continente europeo. Come espresso da Guido Crainz ne La «stagione dei movimenti». Dalla rabbia di quei giorni emerge l’insofferenza nei confronti del potere centrale che si tramutava quotidianamente in «vere e proprie battaglie tra lo Stato ed una comunità ormai esasperata dalla mancanza di lavoro, di opportunità, stretta tra una morsa di depressione socio-economica ma con dentro ben radicata una volontà di riscatto sociale. Reggio viveva sulla propria pelle una situazione diventata insostenibile nel momento in cui venne privata del capoluogo di regione, che venne vista come l’ennesima beffa da parte di uno Stato assente e sordo ai bisogni di un’intera comunità». . Importante il ruolo svolto, inoltre, dalla Chiesa reggina con a capo l'arcivescovo monsignor Giovanni Ferro che, tra polemiche e feroci attacchi, difese la protesta per il capoluogo, adoperandosi allo stesso tempo per alleviare le sofferenze dei cittadini e calmare gli animi dei più esagitati. «Le storiche e dolorose giornate di Reggio per la difesa di incontestabili diritti». Così titolava L’Avvenire di Calabria sul numero del 25 luglio 1970, il primo all’indomani dello scoppio dei Moti di Reggio che descrive analiticamente quanto stava accadendo in città. Soltanto monsignor Ferro e diversi sacerdoti "di piazza" come don Nunnari e don Spinelli evitarono che la situazione degenerasse. Se la Rivolta di Reggio non si è trasformata in un bagno di sangue, lo si deve solo alla Chiesa reggina. Queste alcune delle cifre che sono state oggetto di analisi nel corso della conversazione, organizzata del sodalizio culturale reggino. La manifestazione, organizzata dall’Associazione reggina, ha registrato la presenza, in qualità di gradito ospite, del Monsignor Antonino Denisi (Decano del Capitolo Metropolitano dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova). Nato a Reggio Calabria il 12 febbraio 1931, primo di cinque figli di Paolo Denisi e Margherita Loddo, ha conseguito la licenza ginnasiale al Seminario arcivescovile di Reggio Calabria. Dopo il triennio liceale-filosofico presso il Seminario Pontificio Pio XI, ha conseguito la laurea nelle scienze sacre presso la Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale San Luigi di Napoli, discutendo la tesi di dottorato su “L'opera pastorale di Annibale D'Afflitto. Arcivescovo di Reggio Calabria (1594-1638)”. È stato ordinato sacerdote il 21 settembre 1953 nella Cattedrale di Reggio Calabria da Monsignor Giovanni Ferro. Gran parte del suo ministero è trascorso svolgendo le mansioni di segretario particolare di Monsignor Aurelio Sorrentino, prima a Potenza dal 1967 al 1977, e poi a Reggio Calabria dal 1977 al 1990. Dal 1991 è canonico del Capitolo Metropolitano dell'Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova col titolo di Arcidiacono. E proprio a Potenza ebbe a conoscere Emilio Colombo, e successivamente a confrontarsi anche con i tanti reggini che vennero processati in quella Città a seguito di quel che avvenne a Reggio Calabria durante i “Fatti del ‘70”.

