Si è svolta mercoledì 21 gennaio la conversazione sul tema “443 a.C.: trattato tra Reggio ed Atene”. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra la presenza del Presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. Il concordato, stipulato intorno al 443 avanti Cristo, tra la polis reggina e quella ateniese, perseguiva il chiaro intento di consolidare il ruolo di Reggio contro l'alleanza di Locri, Messina e Siracusa. Atene, da parte sua, mirava ad intervenire contro l'elemento dorico in Occidente.  Il British Museum di Londra è organizzato in dipartimenti tematici e geografici, che coprono la storia umana dall'antichità ai giorni nostri, tra i quali vi è quella dedicata alla Grecia. In tale sezione sono ospitate diverse sculture marmoree del Partenone, sull'Acropoli di Atene, giunte a Londra, grazie all’interessamento dell’ambasciatore del periodo, presso l’Impero Ottomano Sir Edging Thomas Bruce, ed acquisiti a seguito di un dispositivo legislativo. In periodi successivi la collezione si arricchì di nuovi reperti, tra i quali i fregi del Tempio di Apollo Epicurio. Di non secondaria importanza anche altre testimonianze del mondo classico, tra le quali quella inerente il trattato di alleanza tra Reggio ed Atene, riportato su di un’apposita stele che venne scoperta sull’Acropoli di Atene a seguito di una serie di ricerche svolte nella storica collocazione del Partenone da parte del menzionato diplomatico britannico Lord Edging Thomas Bruce nel 1816. Il concordato, stipulato intorno al 443 avanti Cristo, tra la polis reggina e quella ateniese, perseguiva il chiaro intento di consolidare il ruolo di Reggio contro l'alleanza di Locri, Messina e Siracusa. Atene, da parte sua, mirava ad intervenire contro l'elemento dorico in Occidente. Il testo sul manufatto è scritto in attico, una delle varietà dialettali dell’antica lingua ellenica, secondo il sistema di scrittura dell’età classica greca noto come “stoichedon”. Un sistema che consisteva nell’incidere le lettere di un’epigrafe esattamente una sotto l’altra, in modo che le linee della scrittura venissero ad avere un uguale numero di lettere, e tutta l’iscrizione assumesse un aspetto ordinato e simmetrico. Era uno stile in voga negli scritti ufficiali ateniesi del V e del IV secolo a.C. e lo si usava nei proclami statali. L’epigrafe conservata nel museo londinese reca testimonianza di questa “symmachia”, cioè di quest’accordo tra le due città di stampo militare, stipulato verso il 433/2 a.C. La traduzione in italiano del contenuto del brano è la seguente: “Dei. Gli ambasciatori di Reggio, che conclusero l’alleanza e (prestarono) giuramento: Cleandro figlio di Sen-, […] figlio di -tino, Sileno figlio di Foco, […] sotto l’arcontato di Apseude (433/2) e nella boule per cui Criziade faceva il grammateus [vv] sembrò giusto alla boule e al demos, rivestiva la pritania la tribù Acamantide, Caria era segretario, Timosseno era epistates, Callia propose: sia fatta alleanza fra Ateniesi e Reggini. E gli Ateniesi prestino giuramento così che ogni cosa sia degna di fede, senza inganno e senza raggiri, per sempre, verso i Reggini da parte degli Ateniesi, che giurano nella maniera seguente: saremo fedeli, giusti e saldi alleati dei Reggini, per sempre, e saremo loro di supporto qualora ve ne fosse bisogno…”. Il testo menziona i membri dell’ambasceria reggina, giunti ad Atene per il concordato, parla dei magistrati in carica in quel momento, della natura del documento e del giuramento degli ateniesi. Cita anche il nome di Apseude, l’arconte in carica tra il 433 e il 432 a.C. quando Pericle, Lacedemone, Diotimo e Protea erano i massimi strateghi, responsabili del potere esecutivo e militare nelle magistrature dell’antica Grecia. L’epigrafe contiene alcune informazioni sulla struttura statale ateniese e sulle persone coinvolte nella stipula del patto: la presenza della bulè (il consiglio di Stato), degli “epistates” (i cittadini che, per un giorno, restavano in carica amministrando la pritania, il collegio che presiedeva la bulè) dei “pritani” (i consiglieri), del segretario della bulè e del proponente del decreto (Callia). Il trattato presenta una duplice caratteristica sul piano della stesura: la rasura e la successiva reincisione dei prescritti. Con molta probabilità l’epigrafe corrisponde alla prima stesura dell’accordo tra le due città, in quanto abradere e reincidere un rescritto non corrispondeva ad un’operazione di rinnovo che, invece, prevedeva l’aggiunta di qualche nota o una stele a parte.

21 gennaio 2026
la conferenza