dell’uomo: dal XVII secolo di Spinoza alla
morte di Robespierre».
In questo arco di tempo Gianfranco Cordì evidenzia come il filosofo
sardo realizza degli interessanti riferimenti come
si può chiaramente evincere nella “Geometria delle
passioni” dove l’autore cagliaritano dice che
“ragione e passioni sono ... termini pre-giudicati,
che occorre abituarsi a considerare come nozioni
correlate e non ovvie, che di definiscono a vicenda
solo all’interno di determinati orizzonti”.
Quindi all’interno del tracciato bodeiano, come lo definisce Cordì,
vi sono delle coppie come quelle relative a
Spinoza/Hobbes, Pascal/Descartes e Rivoluzione
francese/Giacobinismo, quindi “molti riferimenti,
finestre, fuochi” questi i termini usati dal
relatore.
Ma l’argomento centrale della serata è stato quello sulla
democrazia e sulla figura di Alexis De Toqueville:
Gianfranco Cordì fa un altro paragone, quello tra
l’esploratore inglese David Livingstone e il sopra
citato Alexis De Toqueville.
«Nell’anno di grazia 1871 – continua Gianfranco Cordì - John
Rowlans Stanley venne incaricato dal New Jork
Herald di partire alla ricerca dell’esploratore
inglese David Livingstone, di cui non si avevano più
notizie da più di due anni. Quando lo incontrò,
finalmente, a Ugigi ( nel cuore dell’Africa nera ),
Stanley con perfetto stile british gli disse
le celebri parole: “ Dr. Livingstone, I suppose “.
Oltre che giornalista, Stanley a sua volta era un esploratore
anch’egli.
Ovvero: si spendeva a percorrere, visitare, una zona od un luogo
per dei motivi di studio.
Alexis- Charles- Henri Clérel de Tocqueville ( Parigi, 29 luglio
1805 – Cannes, 16 aprile 1859 ) con il suo amico
nonché collega Gustave De Beaumont sbarcò in quel di
New York, per la prima volta, quarant’anni prima che
avvenisse il viaggio di Livingstone: il 10 maggio
del 1831.
Per parte di Tocqueville il risultato di tale viaggio fu l’opera
La democrazia in America, che venne pubblicata,
in parti diverse, a Parigi fra il 1835 ed il 1840 e
che adesso viene ripresentata per i tipi della Bur
nel nostro paese ( Bur, quarta edizione 2004 ).
Il libro non è altro che il resoconto, documentato quanto più
possibile, di ciò che Tocqueville ha avuto modo di
vedere nei paesi che stanno al di là dell’Atlantico.
Proprio come un esploratore, Alexis de Tocqueville si addentra nei
territori dell’Unione, vi scopre quanto vi è da
scoprire, analizza con metodo ogni singola cosa,
cura l’edizione delle sue ricerche, fa conoscere la
realtà dell’America al mondo intero.
Ma cos’è questa democrazia, dunque ? E che cos’è quest’
America ? A questo punto occorre subito dire che
Tocqueville non tende affatto a nasconderci che “
l’America è il paese più democratico della Terra “ e
che lui stesso, con il suo viaggio ed il suo libro,
ha voluto in verità vedere nell’America
“qualcosa più dell’America; vi ho cercato
un’immagine della democrazia, del suo carattere, dei
suoi pregiudizi, delle sue passioni e ho voluto
studiarla per sapere quello che noi dobbiamo sperare
o temere da essa “.
Immettersi dentro l’America di Tocqueville, dunque, vuole
dire, nello stesso tempo, immettersi dentro ai
meccanismi della democrazia tout court e vuole
dire provare questa democrazia in ogni sua
circostanza e potenzialità.
Il percorso effettuato da Alexis de Tocqueville si compie, allora,
dall’individuazione dell’ uguaglianza delle
condizioni vista come stigma della
democrazia americana del suo tempo – oltre che,
fermo restando quel che dice Giorgio Candeloro nella
Prefazione apposta al volume, di quel “
cammino dell’umanità “ che si stava proprio allora
intraprendendo, il quale è ed in se sarà celere,
grandioso, instancabile ed irresistibile – all’
isolamento che egli fa dei vantaggi e dei
pericoli di tale stigma. Il pericolo
maggiore che vi è, parrà perciò a lui quello della
cosiddetta tirannia della maggioranza; il
vantaggio più grosso: quello dell’inedita libertà
politica.