popolare indirizzata
allo spostamento della statua dell’onorevole
Biagio Camagna da piazza Castello al suo sito
naturale, nella fattispecie la piazza omonima.
Ritornando alla
manifestazione c'è da evidenziare che
essa ha posto gli accenti su alcune scelte da
parte di Palazzo San Giorgio nei confronti di alcune
nuove denominazioni toponomastiche cittadine come ad
esempio quella di Via Apollo, ufficializzata in quella
data con la nuova denominazione
di “Gennaro Musella vittima della ‘ndrangheta”.
Ciò è conseguenza del
tragico evento avvenuto proprio in Via Apollo al centro
di Reggio Calabria in quel mattino del 3 maggio 1982
quando a seguito di un attentato dinamitardo rimase
dilaniato dall'esplosione della sua autovettura
l'ingegnere salernitano.
Ma altri fatti di tale
portata si sono verificati con la stessa violenza e
brutalità come ad esempio quelli accaduti a Roma in data
16 marzo 1978 in via Mario Fani che coinvolse la scorta
dell'onorevole Aldo Moro (Domenico Ricci, Oreste
Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco
Zizzi).
Altro caso quello
relativo all'attentato di stampo mafioso nei confronti
del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta (Manuela
Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina, Claudio Traina ed
Agostino Catalano) avvenuto in via D'Amelio il 19 luglio
1992 a Palermo.
I
tragici eventi di Roma e Palermo hanno la stessa
tragicità di ciò che avvenne in via Apollo, eppure la
toponomastica di via Mario Fani (Roma) e quella di via
D'Amelio (Palermo) hanno conservato la stessa
denominazione, cosa, invece, non avvenuta a Reggio
Calabria.
A
tal proposito c'è da registrare che nonostante il parere
negativo dal parte della Commissione toponomastica del
Comune di Reggio Calabria c'è stato il cambio della
denominazione da Via Apollo a Via Gennaro Musella, come
tra l'altro ha evidenziato nel corso del suo intervento
di Francesco Arillotta componente della stessa
Commissione.
La prima parte del
dibattimento è stata diretta da Natale Bova, segretario
del Circolo Culturale “L'Agorà” che partendo
dall'etimologia della parola toponomastica e dei suoi
significati ha aggiunto che per quanto riguarda Reggio
Calabria essa ci giunge deformata nel tempo, in quanto
la città nel corso dei secoli ha assunto varie
denominazioni.
A tal proposito ha
evidenziato che alcuni toponimi resistono a tutt'oggi.
La toponomastica
reggina è fortemente legata ai due grandi momenti della
storia urbanistica della città: l'assetto datole dagli
ingegneri dopo il terremoto del 1783 e quello adottato
dopo il terremoto del 1908.
Della città classica,
ellenistica e romana, restano dei riferimenti alcuni
visibili altri tramandati dagli storici ma nessuno di
essi ci dà dei toponimi.
Alcuni studiosi
ritengono la riorganizzazione dell'impianto cittadino
medievale sia avvenuto al tempo dei Normanni.
Sempre nel medioevo la
città non aveva una toponomastica come la intendiamo
oggi e bisogna arrivare al XV secolo per avere coscienza
dei toponimi reggini.
In tale contesto
storico si identificavano le “terre” dell'Università (il
territorio comunale) , ossia “ il tenimento” con i vari
“casali” e “contrade”, questo fuori città.
Nell'ambito urbano
invece si usavano i seguenti: “regione”, “convicinio”,
“piazza o platea”, le “porte” , le “mura”, le chiese,
edifici di carattere pubblico, le aggregazioni
artigianali (quali i “bottari”, “forgiari”, “calzolari”);
si citano pure le “contrade”.
Il termine “quartiere”
si usava per indicare quasi esclusivamente la zona
militare dentro la cinta muraria.
Il relatore ha
effettuato un excursus storico su tali denominazioni
come “Porta Amalfitana”, “Porta Terzana”, “Porta della
Dogana o della Marina”, “Porta Mesa”, “Porta Crisafi”.
“porta del trabucco”, il “Toccogrande”, il “Toccopiccolo”,
il “Piano S. Astasi”, la “fiera d'agosto”, la “Giudecca”
(quartiere ebraico), la “regione Mesa”, la
“battagliola”, la “mezza porta”, la “meschita”
(moschea), “ospedale maggiore” o di “S.Margherita” o di
“S.Gregorio”, tanto per citare qualche esempio.
vecchi criteri “convicinali”.
Troviamo inoltre i
primi riferimenti al passato magno-greco ed
intitolazioni in ricordo alle massime istituzioni
amministrative reggine quali (Arconti, Zecca, Pritanei).
Nei primi anni '70 del
secolo in questione si pose il problema di risanare i
quartieri malsani della città quali quelli posti ad est
ed a sud come le zone denominate “Fornace” e “S.
Filippo”, “Pantano”.
Tale intervento cercò
di riorganizzare l'ingresso della città a sud allungando
il corso Garibaldi (la sua sistemazione e
l'illuminazione attirò popolazione ed attività
commerciale) dove insistevano l'attuale piazza Garibaldi
e la stazione ferroviaria, l'orto botanico (villa
comunale).
Si dilatò pure la
città a settentrione oltre S. Lucia (l'attuale piazza De
Nava) fissando il nuovo limite comprendente la borgata
di S. Caterina.
Anche ad est sulle
colline effettuarono altri interessamenti urbanistici.
Dopo millenni, il
porto terminato nel 1888 fu trasferito presso l'attuale
sito.
Alla fine del secolo
si incrementarono i toponomi legati alla magnagrecia (Ibico,
Poseidonea) e successivamente quelli relativi a
(Pitagora, Apollo).
Il nuovo secolo, il
'900, vede l'ufficializzazione della via Poseidonia
(l'attuale Possidonia, trascrizione errata di Poseidonia)
ma anche la denominazione di nuovi luoghi dovuti al
disastro del terremoto del 1908.
Gli accampamenti di
baracche erano vasti e frutto della grande solidarietà
italiana e straniera.
Le opere di soccorso
portarono a Reggio l'esercito con vari Reggimenti ed il
“ventesimo Brescia” fu destinato stanzialmente in città,
ubicato in località “Borrace” ed ecco il toponimo
“caserma Borrace”.
I baraccamenti
avvennero nella zona nord tra i torrenti di S. Lucia e
dell'Annunziata verso la zona denominata “Caserta”, e a
S. Caterina; al centro, tra la via Tribunali (oggi
Demetrio Tripepi) ed Aschenez, ed in tutte le adiacenze
di via Reggio Campi.
A sud le baracche si
espansero nelle zone denominate “Crocefisso”, “S. Anna”,
“Spirito Santo”, S. Giorgio extra”, “Sbarre”.
I villaggi di legno
presero il nome dai Comitati donatori dei manufatti come
ad esempio i villaggi “svizzero”, “norvegese”, il rione
“Friuli”, “S. Marco”, “Napoli”, “Tedesco”, “Romano”,
“Americano”, oppure dalle ditte dei terreni espropriati
o dalle località dove erano ubicate come ad esempio
rione “Scordo”, “Muro rotto”.
Per i baraccamenti
militari anziché denominarli, furono assegnati le
lettere dalla “A” alla “I”, alcuni di tali toponimi sono
a tutt'oggi esistenti.
C'è da dire che la
toponomastica dei baraccamenti durante questo periodo fu
molto confusa come ad esempio i casi di via Udine,
ubicata in contesti separati (al di qua ed al di la del
torrente S. Lucia) e del rione Friuli, che a seguito
della sistemazione viaria cittadina, si ebbe lo
spostamento della via Udine e Trieste in altro luogo; e
la soppressione di altre strade come le vie denominate
“Chioggia”, “Rovigo”, “Aquileia”, “Rovereto”.
Per quanto riguarda la
denominazione delle vie cittadine troviamo interessanti
quelle del baraccamento americano (“via New York” –
attuale “via Libertà”, “viale Columbia” - attuale via
Monsignor De Lorenzo, “via California” oggi via “Tito
Minniti”, “via Tremulini I” oggi via Ibico , “ via
Tremuilini II” oggi “via Baracca”, la “via Rooswelt”
oggi “via Salazar”.
A ricordo di detto
rione rimangono le sole vie “Pensilvania” e “Georgia”.
Durante
l'amministrazione fascista la città venne ricostruita.
A riguardo c'è da
ricordare – prosegue il segretario del sodalizio
organizzatore – sia gli edifici pubblici, quali enti,
istituti bancari, l'edilizia popolare, le scuole, la
stazione centrale, il lido comunale, lo stadio comunale
“Michele Bianchi” oggi “Oreste Granillo”, piazza del
Popolo, all'epoca denominata “XXXI marzo”, Museo della
Magna Grecia e l'aeroporto.
La toponomastica di
allora ci ricorda altre denominazioni oggi non più
esistenti come quelle di “via Stringhe Bonaldo”
(prolungamento di via Palamolla lato mare), “Via Lazio”
(via Bruno Buozzi ultimo tratto lato sud), “via
Maggiore” (tra l'attuale villa Comunale e pIzza
S.Agostino), “via Milazzo” (nei pressi dei mercati
generali), “via Milano “ (via Placido Geraci), “via
Mussolini” (via XXV luglio), “via Castelnuovo” (tra via
Tommasini e via XXI agosto), “via Palermo” (via Saccà),
“via Napoli” (nei pressi dell'attuale via Saccà), “via
Torino” (tra via Firenze e via Venezia) , “rione
conventino” )parte dell'attuale zona del Trabocchetto in
prossimità del convento di S. Domenico sulla via Reggio
Campi).
In tale periodo si
aggiunsero altre vie la cui denominazione ricordava il
periodo della magna grecia (Glauco, Clearco, Zaleuco,
Locri, Cauonia, Magna Grecia, Esperia, Enotria ed Ibico
– nuova denominazione).
Contemporaneamente si
intitolarono la romanità le vie (Apollo, Diana, Giulia,
Dei Correttori, Archia Poeta, Zenodoro).
Negli ultimi decenni
del novecento abbiamo le intitolazioni nella zona sud di
Reggio come quelle relative a (viale Calabria, viale
Europa, viale Aldo Moro, via Sibari, via Ipponio).
Altre vie recanti
soltanto la numerazione (traversa I, II, IV) attendono
ancora una denominazione ed a tal proposito la
Commissione Toponomastica – continua Natale Bova – ha
pronti circa mille toponimi da inserire nella
toponomastica ufficiale.
Dopo
l'esauriente excursus storico di Natale Bova, la parola
è passata a
Francesco Arillotta (Commissione Comunale
Toponomastica, Deputazione di Storia Patria Calabria)
il quale ha portato i saluti del dott. Giuseppe
Tuccio (Presidente Commissione Comunale Toponomastica),
del Prof. Giuseppe Caridi (Presidente Deputazione di
Storia Patria Calabria) entrambi
assenti: il primo per problemi di salute, il secondo per
sopraggiunti motivi istituzionali.
Il relatore nel corso del suo intervento ha evidenziato
l’importanza dell’iniziativa del Circolo Culturale
“L’Agorà”, in quanto la stessa risulta un’operazione
culturale coraggiosa, nata da una situazione piuttosto
complicata difficile, che si è creata in Città proprio
a proposito di toponomastica e per la quale c'è sempre
una sensibilità da parte dei reggini.
Evidenziando anche che a riguardo la toponomastica c'è una
procedura da seguire: la consulta propone, la giunta
delibera, il consiglio approva o meno, poi il parere
della Prefettura, poi la Sovrintendenza … tutta questo
iter non è stato osservato
La stessa legge dice che ci sono dei casi eccezionali, dietro
decreto particolare da parte della Prefettura,
stranezze che sono state effettuate sia sotto
l'amministrazione Falcomatà e la stessa situazione si è
verificata sotto l'amministrazione Scopelliti: vedi la
situazione ed il cambiamento delle denominazioni sia sua
Via marina alta che quella bassa.
Da queste doverose premesse lo storico Arillotta è passato poi a
tracciare l’operato della Commissione Comunale
Toponomastica di Reggio Calabria negli ultimi
periodi di attività e nello
specifico del lavoro svolto da quella precedente.
La Consulta era
diretta dal giudice Marino e della quale facevano parte
il prof. Falcomatà, il dott. Romeo, la dott.ssa Mariotti,
il prof. Ferrara e tanti altri nomi illustri della
cultura reggina e questo lavoro aveva avuto due principi
base.
Il primo era quello di
fare le denominazioni per aree, cioè tutti quei toponomi
che fanno parte di un determinato periodo storico
ubicati in un'area della Città ben precisa
Quindi il periodo
magno-greco in una determinata zona, quello relativo
alla fondazione
Questo lavoro aveva
avuto due principi di base: il primo era quello di fare
le denominazioni per aree , cioè indirizzare il
territorio in base ad un periodo storico determinato
della città, mentre l'altro
principio era quello che la toponomastica del centro
storico non doveva subire delle variazioni.
Ma strada facendo –
prosegue Arillotta – sono avvenute altre cose
.
Ritornano al lavoro svolto c'è una realtà - spiega Francesco Arillotta - che deriva da una
massa di toponimi che la Consulta ha verificato nel
corso degli ultimi anni completando il lavoro nel 2007 e
riguardanti il territorio comunale da Catona a Pellaro
e tra l'altro era stato fatto un lavoro con le
Circoscrizioni che hanno dato il loro contributo
indicando i nomi legati a quello specifico territorio.
Di seguito sono state
tracciate le aree e suddivise per periodi storici, come
ad esempio quelli romani, bizantino (zona Reggio Campi)
, fino a giungere a periodi più moderni come ad esempio
la zona di Santa Caterina con toponimi relativi ai
caduti, quindi le medaglie d'oro del primo conflitto
mondiale.
Nel corso della
giornata di studi sono state evidenziate anche alcune
“caratteristiche” della toponomastica cittadina, come ad
esempio la strada che và da piazza Vittorio Emanuele II
e Piazzetta Genovese ha tre nomi un nome per ogni due
isolati: via Miraglia, via Dei Bianchi , via Fratelli
Plutino.
Da queste situazioni
sia era deciso – continua Arillotta di dare una
denominazione unica per via Dei Bianchi proprio per la
sua importanza storica e soprattutto all'importanza ed
al significato che la Congrega dei Bianchi ha
rappresentato.
Altri esempi
riguardano la via XXI agosto la parte alta di mantenere
tale denominazione, mentre la restante bassa con la
denominazione via Fratelli Plutino
Mentre altre modifiche
conclude Francesco Arillotta sono state apportate senza
il parere della Consulta per le nuove denominazioni e
nello specifico quelle relative a Musella (via Apollo) e
l'altra all'avvocato Valenzise (via Crisafi) ricadente
nel centro storico.
A conclusione è
seguito un appassionato dibattito con il pubblico
presente alla giornata di studi organizzata dal Circolo
Culturale “L’Agorà” che ha evidenziato il suo rammarico
per il cambio di alcune denominazioni stradali, tra cui
quella di via Apollo, il mancato coinvolgimento in tali
scelte, la costituzione di un Comitato indirizzato a
sollecitare il Comune di Reggio Calabria a buon operare
e ad intervenire presso chi di competenza (organi
prefettizi e Ministero degli Interni) per risolvere
l'iter burocratico in riferimento al lavoro compiuto
dalla Consulta per una rapida attuazione.