Le
attività di scavo hanno avuto luogo dal 29 agosto al 26 settembre
1999, con un gruppo di 25 persone.
I
responsabili dello scavo sono John Robb (scavo preistorico e
amministrazione generale), David Yoon (ricognizione di superficie,
archeologia Romana) e Lin Foxhall (ricognizione di superficie,
archeologia Greca).
Il
metodo utilizzato consiste nel systematic transect walking,
mediante il quale gruppi di 4-5 persone, poste ad intervalli di 10
m., camminano su territori delimitati
registrandone le caratteristiche storiche e geografiche.
Il
gruppo di ricognitori ha coperto una superficie di 102 ettari,
portando l’area totale finora esplorata sistematicamente a 274
ettari.
Le
zone ricognite comprendono due grossi appezzamenti contigui
(intorno ad Umbro e nella zona costiera di San Pasquale), e
numerose porzioni di territorio sparse
intorno al comune.
E’
da tenere presente tuttavia che la
sequenza cronologia della ceramica presente in questa regione è
piuttosto variegata.
Alcuni
siti preistorici, chiaramente Neolitici, possono essere facilmente
individuati grazie alle decorazioni presenti sui frammenti
ceramici.
Tuttavia
altri periodi, quali l’Eneolitico e l’età del Bronzo, sono
caratterizzati da ceramica inornata la cui identificazione si
basa, per la maggior parte dei casi, sulla forma del vaso,
rendendo quindi molto difficile la lettura di frammenti di piccole
dimensioni.
Per
il periodo storico, la ceramica Greca e Romana è facilmente identificabile,
tuttavia, pochi dati si posseggono sulla ceramica medievale
di questa regione, forse a causa dello scarso numero di siti
medievali individuati.
Fino
ad oggi sono stati identificati 37 siti che variano da una piccola
concentrazione di frammenti preistorici non databili a grandi
villaggi di epoca Greca e Romana con
complessa articolazione interna.
E’
da tenere presente che tale elenco
aggiorna quello precedentemente fornito in quanto alcuni siti
scoperti nel passato sono stati successivamente ridatati.
Nel
considerare i siti in ordine cronologico, fino ad oggi, non si ha
traccia di attività Paleolitica o
Mesolitica.
I
siti di epoca Neolitica sono
manifestati in una numerosa varietà che comprende terrazzi
costieri, basse colline prospicienti valli fluviali e pianori
interni.
Non
si sono evidenziati insediamenti riferibili all’Eneolitico o
all’età del Bronzo (benché tracce di frequentazione di
età del Bronzo sono state messe in evidenza durante gli
scavi ad Umbro).
Le
testimonianze di epoca Greca includono
un grande villaggio (Mazza), e numerosi piccoli cascinali interni
.
Molti
sono situati su alti terrazzi.
In
epoca Romana si hanno per la prima volta
tracce di siti su fondo valle, che suggeriscono il
passaggio a forme di agricoltura intensiva.
I
resti ceramici di epoca Greca e Romana
mostrano due apici: uno che va dal periodo Tardo Arcaico a quello
Classico (VI-V secolo a.C.) e l’altro in epoca Imperiale (III-V
sec d.C.).
Gli
insediamenti più tardi sembrano occupare gli stessi territori, ma
in minore consistenza, fino all’VIII sec. circa.
L’epoca
Medievale rimane oscura tuttavia nel
XIX sec. si registrano di nuovo numerosi insediamenti a carattere
rurale.
Oltre
all’attività di ricognizione sono state portate a termine
numerose indagini secondarie rivolte allo studio dell’uso del
territorio.
Esse
comprendono il riconoscimento, in ambito geologico, di quelle
materie prime che possono essere state utili in epoca preistorica,
e il GIS (Geographical Information System) computer modelling volto
alla ricostruzione delle antiche dinamiche di sfruttamento del
territorio in termini di esigenze relative ai diversi modelli
economici preistorici.
Si
è intrapresa una raccolta di superficie intensiva sul sito Greco
di Mazza. Questo ampio villaggio ha finora restituito le uniche
ceramiche Greche di importazione del
periodo arcaico/classico, un possibile frammento Attico ed un
possibile frammento Laconico.
Il
sito sembra possedere una componente
Romana preponderante che si aggiunge alle evidenze di epoca Greca.
Un
considerevole numero di tegole di epoca
Romana, insieme a tegole di epoca Greca, è stato ritrovato nella
parte alta del sito.
Tegole
di epoca Greca sono state ritrovate in
piccole quantità sul resto della zona superiore del sito e sul
fianco sud-est della collina.
La
ceramica fine Greca comprende una considerevole quantità di tazze
di fattura locale e forme a cratere.
Gli
affioramenti rocciosi presenti nella parte centrale del sito
somigliano a quelli utilizzati nelle fondazioni di Locri
Epizephyrii, e possono essere aver avuto lo stesso scopo.
L’insediamento
si estende con minore densità su tutto il pianoro di Mazza. Il
limite meridionale del sito potrebbe essere stato, in antico, una
zona industriale, come testimonia l’alta concentrazione di resti
di fusione e lavorazione dei metalli.
Resti
di concotto e scorie di fornace sono stati raccolti e sono attualmente
in corso di analisi presso l’Università di Leicester.
Il
sito di Mazza è stato abitato lungo un ampio arco cronologico
durante il periodo classico.
I
materiali raccolti hanno indicato la presenza sia di
abitazioni che di attività industriali nonché di un
probabile grande edificio in prossimità della sommità del sito.
Si
è accertata inoltre la presenza di ceramica preistorica.
Le
datazioni antiche di alcuni siti
provenienti dalla ricognizione di Bova sono sorprendenti, esse
potrebbero indicare che l’insediamento Greco si sia diffuso
ampiamente sul territorio coloniale nell’arco di poche
generazioni, o che le popolazioni indigene si siano, almeno in
parte, ellenizzate piuttosto rapidamente.
La
funzione di questi siti, e la loro relazione con le città Greche
rimane piuttosto incerta, non si hanno inoltre informazioni circa una
occupazione autoctona che sia essa contemporanea o
leggermente più antica.
Umbro
appare come un complesso sito a più fasi, posto a circa 4 km
nell’entroterra, in prossimità dell’antico confine tra i
comuni di Bova Marina e Bova Superiore.
Scoperto
nel 1990 da S. Stranges e L. Saccà, il sito è stato soggetto a
ripetute attività di raccolta di superficie e, nel 1998, ad una
nostra prima campagna di scavo.
Lo
scavo del 1998 stabilì che l’insediamento consisteva di una
piccola area, alla base di un dirupo intensamente occupato durante
il Neolitico, e di numerose concentrazioni di materiale, alla
sommità dello stesso, probabilmente di età
del Bronzo.
L’insediamento
Neolitico principale ha restituito una datazione al radiocarbonio
che va dalla metà del VI millennio BC alla metà del V millennio
BC (Stentinello).
E’
inoltre attestata l’occupazione durante la facies di Diana e,
probabilmente in maniera sporadica, durante l’età del Rame.
I
manufatti Neolitici raccolti comprendono ceramica tipica degli
stili di Stentinello e Diana, alcuni esempi di ceramia Neolitica di
altro tipo, quali ceramica a pittura rossa, ed alcuni
probabili frammenti di epoca Eneolitica.
L’industria
litica era ricca di ossidiana ed
includeva numerose piccole schegge e lamelle.
Sono
state ritrovate un’ascia in anfibolite ed una piccola
riproduzione di ascia in fillite, si è
attestata inoltre la presenza di numerosi ciottoli in pietra
metamorfica di importazione, alcune macine e alcuni frammenti di
concotto e di ocra rossa.
I
resti faunistici non sono ancora stati studiati, tuttavia è già
evidente la preponderanza degli ovini e dei caprini, con presenza
di maiale; i bovini sono scarsamente rappesentati e l’ittiofauna
è assente.
Sono
stati conservati campioni di flottazione provenienti da ogni
Strato. L’analisi dei semi e dei resti vegetali carbonizzati
mostrano che la coltura di alcune specie era praticata; i resti
vegetali includono la veccia, il Triticum aestivum s.l.,
il Triticum dicoccum, e l’orzo.
Nel
1999 è stato sondato il sito Neolitico di San Pasqule, situato su
di un basso terrazzo lungo il margine orientale della valle di S.
Pasquale.
Si
è sperato di verificare la presenza di un “villaggio”
Neolitico, per il quale la zona offriva le caratteristiche
tipiche.
Due
pozzetti di un metro per un metro sono stati scavati in una zona
situata lungo il margine occidentale del sito, dove in superficie
emergevano frammenti di ceramica preistorica.
I
risultati si sono rivelati piuttosto scoraggianti.
Entrambi
i sondaggi hanno evidenziato che non esistevano depositi
archeologici al di sotto dello strato
superficiale; il terreno si è rapidamente trasformato in uno
strato di sabbia sterile.
Appare
evidente che il materiale ceramico di epoca
preistorica proveniente dal “sito” deriva dal dilavamento
della collina posta a nord-est di esso, in parte coltivata ed in
parte coperta da una fitta macchia mediterranea.
La
presenza di piccoli insediamenti interni di epoca
greca, come il cascinale di Umbro, si sono rivelati una scoperta
sorprendente e potrebbero risultare di notevole importanza nella
comprensione del processo di colonizzazione di questa zona.