I costi di
produzione dell'industria napoletana erano i più alti d'Europa e tale
fenomeno era legato alla forte protezione
doganale.
Isolate
dalla concorrenza straniera le fabbriche napoletane erano assillate dal
problema di migliorare costantemente le attrezzature e di intensificare la
produzione; la ristrettezza del mercato interno e la limitata produzione
non incoraggiavano il miglioramento tecnico e la riduzione dei costi, il
che costringeva il governo non solo a mantenere, ma ad aggravare la
politica doganale.
Da notare anche, come si evince dagli <<Atti
del Reale Istituto di incoraggiamento alle scienze naturali di Napoli>>,
VII, 1855 che su sette milioni circa della popolazione neppure un decimo
ricorre ai tessuti napoletani.
Lo
squilibrio sostanziale, sotto l'aspetto socio-economico tra centro e zone
della periferia si accresce: nelle campagne restano ancora le forme
primitive di credito, una sorta di forma mista fra beneficenza ed
attività creditizia e su mille monti frumentari, non vi è nessuna cassa
di risparmio, ed un'unica filiale del Banco di Napoli a Bari (soltanto nel
1857 concessa da Ferdinando II) .
Lo
stabilimento, che vide la luce come industria statale, ruotava intorno ad
una vasta area economica comprendente le Serre, la costa jonica attorno a
Monasterace e quella tirrenica attorno a Pizzo.
L'altra entità era quella della Ferdinandea il cui entourage lavorativo
ruotava intorno a mille addetti, di cui una parte veniva utilizzata nella
miniera e nelle foreste, fonderie e armeria, e la restante nella
produzione e nel trasporto del carbone e del minerale.
Il
comprensorio lavorativo, nel quale operavano anche tecnici e operai
specializzati, garantiva beneficio e potenzialità di sviluppo al
territorio di nove paesi.
Dal
punto di vista istituzionale la restaurazione non vede, nonostante il
cambio di regime, capovolgimenti clamorosi.
I restaurati Borboni non
possono non tener conto di quanto era avvenuto nel decennio francese e
quindi ne accettano sostanzialmente gli istituti, pur riformandoli, e,
modificandoli nel nome e nelle competenze.
Nuovi organismi tuttavia
appaiono in quest'epoca; come il Ministero della Cancelleria generale
(1816), quello degli Affari ecclesiastici (1817) e la Segreteria
particolare del re (1831).
A proposito dei ministeri, il cambiamento forse
più notevole è quello del complesso Ministero dell'Interno, dal cui
enorme tronco si staccano nel 1847 il Ministero dei Lavori pubblici,
quello della Pubblica Istruzione e quello dell'Agricoltura, Industria e
Commercio, rami che poi tornano all'Interno, per essere poi effimeramente
ricostituiti nel 1860.
La nostra provincia dunque,
è la quindicesima e ultima a nascere tra quelle del regno meridionale,
suddiviso ora in province, distretti, circondari e comuni; le intendenze e
le sottointendenze sono suddivise in 3 classi: quella di Reggio è di 3^
classe - Reggio ne è la capitale, i distretti sono Reggio (1^ classe),
Gerace (2^ classe) e , per la 1^ volta, Palmi (3^ classe), già distretto
di Reggio .
Un carattere più specifico
è stato dato da Bruno Polimeni che trattato le tematiche relative al
generale Vito Nunziante, campano di nascita, ma la cui carriera militare
lo portò in Calabria.
Nel 1815 divenne comandante della quinta divisione
militare che comprendeva tutta la Calabria: lui ebbe il compito di
comandare l'esecuzione di Gioacchino Murat, dopo lo sbarco di Pizzo.
In
seguito, il Nunziante perseguì la Carboneria in Calabria e le tante logge
massoniche che erano disseminate sul territorio.
A
lui va attribuita la creazione del villaggio di San Ferdinando.
Dopo
la sua morte avvenuta nel 1836 a Torre Annunziata, la sua salma venne
trasportata in Calabria .