Secondo Jean Paul Sartre,
"intellettuale" è il letterato, il filosofo, lo scienziato, l'artista
che si occupa «di ciò che non lo riguarda», di ciò che non
appartiene alla sera della propria disciplina, ma al più vasto territorio
dell'impegno sociale come gli scienziati Bertrand Tavernier, Ariane Mnouchkine, una nuova figura sembra
farsi avanti: l'intellettualegadget da esibire nei congressi o in Tv.
Schiere di
semiologi e di sociologi discutono delle insulse rime, pseudoletterati
imbastiscono pseudopolemiche su tutto e su tutti.
Gli altri, gli altri
intellettuali, i più seri, tacciono.
E c'è chi sostiene che è meglio così.
L'intellettuale che si considera investito di una missione specifica si illude,
dice Eco.
Insomma, basta con la confusione dei ruoli.
Non si può chiedere agli
intellettuali di avere un opinione su tutto : su come dirigere le Usl o il
traffico nel centro delle grandi metropoli.
L'azione degli intellettuali si
misura sui tempi lunghi.
E quando la casa brucia, è meglio chiamare i pompieri:
sacrosante affermazioni di buonsenso.
Ma
tra i vaniloqui o gli sproloqui degli intellettualigadget e il mutismo di chi preferisce la torre d'avorio dei propri
studi non c'è nessuna via di mezzo? E dopo aver esaltato la virtù
dell'impegno, della partecipazione di tutti i cittadini alla vita politica o
associativa non è un pò strano questo chiamarsi fuori dalla mischia ?
Durante il corso della
manifestazioni si è arrivati a delle conclusioni invece completamente inedite che vedevano il ruolo
dell'intellettuale come un ruolo "sociale", « ... non ha senso la figura dell'intellettuale sulla torre d'avorio ...
- ha detto Cordì -
... l'intellettuale deve scendere nella
società e confrontarsi col problema.
La sua è una figura sociale
» .
Ci
sono stati vari interventi da parte del pubblico e si è aperto un dibattito su
una questione che ha tanto interessato perché, probabilmente, è ancora tanto
lontana da una maniera unica di essere considerata .
Umberto
Eco forse ha ragione quando dice che in molti casi il compito degli
intellettuali non è diverso da quello di ogni cittadino responsabile. Ma
allora qual'è (se c'è) la funzione dei chierici della cultura in una società
democratica ?
Occuparsi sartriaramente di ciò che no li riguarda è ancora un
buon programma per gli intellettuali o soltanto un pretesto per brillare in
società o in una trasmissione televisiva? E anche l'identikit
dell'intellettuale è da ridisegnare.
«Ho giurato di scuotervi, per
amore o per ira»,
scriveva Georges Bernanos.
Scuotetevi
dal torpore, dalle illusioni, scuotevi dal cinismo degli «idioti
raffinati, gonfi di cultura, mangiati dai libri come da pidocchi, che affermano,
col ditino in aria, che non succede niente di nuovo, che tutto s'è visto »
"Scuotetevi" : per Bernanos il compito
dell'intellettuale era tutto in questa parola, nell'inquietudine da suscitare
contro le false certezze, nella scelta di campo contro le compromissioni del
potere, cioè, in definitiva, contro gli idoli. "scuotetevi" : bel
programma anche per oggi.
E vale per tutti gli intellettuali, credenti e non,
laici e cattolici (ne riparleremo
!)