ubicato
nel Palazzo "Pietro Foti" , sede
dell'Amministrazione Provinciale.
Suggestionati dalle pagine dell'Odissea, viaggiatori stranieri di ogni
tempo hanno sempre avvertito una paura ancestrale passando tra Scilla e Cariddi.
La prima
la bellissima ninfa innamorata di Glauco e questi di lei.
Questo amore suscitò la gelosia
di Circe che invaghita di Glauco avvelenò la fonte nella quale Scilla amava bagnarsi.
Appena la ninfa immerse il piede si trasformò in un orrendo mostro a sei teste, ciascuna
delle quali aveva una bocca fornita da una folta schiera di mastini che assordavano con i
loro latrati.
Omero, nell'Odissea ebbe a descriverla
«...
là dentro
Scilla vive orrrendamente latrando/la voce è come quella di una cagna neonata/ma essa è
mostro pauroso; nessuno/potrebbe aver gioia a vederla, nemmeno un dio, se
l'incontra; i
piedi sono dodici tutti invisibili/ e sei colli ha lunghissimi, e su ciascuno una
testa/da fare spavento, in bocca, su tre file, i denti fitti e serrati pieni di nera morte
..»
Cariddi si trovava sulla sponda siciliana ed era figlia di
Nettuno e della Terra ed uno storico messinese, Samperi, fa una descrizione chiamando
Cariddi "avarissima meretrice".
La sua collocazione è
nel tratto di mare antistante al gomito del braccio di San Ranieri. S.Francesco da Paola
per attraversare