|
| |
|

|
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
Sul
palinsesto del mese di maggio è inserito il
secondo incontro relativo al ciclo di manifestazioni dei
POMERIGGI CULTURALI
, serie di appuntamenti organizzati dal Circolo Culturale "L'Agorà" in
collaborazione con il gruppo di ricerca "MNEMOS".
Il tema odierno
volge il suo sguardo ad alcuni aspetti che vanno ad
abbracciare diversi campi, quali quelli relativi alla |
|
| |
sfera
dell'antropologia, della caccia e della
letteratura.
Naturalmente la
figura centrali di tali temi è l'antico amico-nemico
dell'uomo, per l'appunto il lupo.
La manifestazione in argomento si è svolta presso la
saletta
convegni della Chiesa di San Giorgio al Corso
di Reggio
Calabria ed ha avuto come relatore Orlando Sorgonà che
ha argomentato sul tema «Uomini e lupi in
Aspromonte».
In buona sostanza si è trattato della
presentazione di diversi aspetti relativi al tema
trattato e che sono stati frutto di pazienti ricerche
archiviste svolte dallo stesso ricercatore.
Come riportato nei comunicati
stampa
è stato evidenziato nel corso della manifestazione "l'antico
rapporto tra
il lupo e
l’uomo che ha radici antichissime: entrambi
hanno percorso un cammino evolutivo spesso sovrapposto,
ricoprendo, in natura, ruoli molto simili, rispettandosi
e temendosi a vicenda.
Per una
serie di motivazioni logistiche
ci sono stati dei cambiamenti di rotta e quindi di
scelte dovute ad esigenze di sopravvivenza come ad
esempio il cambiamento dell’uomo che va dallo status di
cacciatore a quello di allevatore".
Secondo i dati ufficiali il "canis lupus italicus" ha
subito una notevole metamorfosi sia per quanto riguarda
gli aspetti numerici che per quanto riguarda quelli di
collocazione sul territorio, la cui ubicazione spazia
dalla lungo tutto la dorsale appenninica
che va dalla Calabria alle Alpi
Marittime, interessando anche la
Valle Stura in Piemonte.
Secondo
le stime del WWF dai circa 100 esemplari di
lupo nei primi anni ‘70
si è passati a quella attuale di
circa un migliaio,
queste cifre sono
possibili grazie agli effetti del Decreto Ministeriale
del 23 luglio del 1971 e dalle successive normative in
materia di attività venatoria (legge sulla caccia
n.157/92 e dpr n.357/97)
hanno
fatto si che il lupo fosse inserito a pieno titolo nella
categoria delle specie protette, conosciuta meglio anche
come "Lista Rossa", redatta
dall’Unione Internazionale per la
Conservazione della Natura (IUCN).
A tal proposito
risulta necessario ricordare che il lupo non è più
cacciabile in Italia dal 1971 e che esso è tutelato
anche da un'attività legislativa avente caratura
internazionale
(CITES Convenzione di Berna e
direttiva Europea-Habitat).
Bisogna anche
ricordare
l'operazione progettuale per la sua
salvaguardia denominata “il lupo e
l’operazione S. Francesco” a cura del
WWF e coordinata dal prof. Luigi Boitani
docente dell'Ateneo capitolino "La Sapienza", ed alla
quale
aderirono diversi enti pubblici ma anche Comunità
montane, Università, Parchi Naturali.
Successivamente sono state
intraprese di carattere legislativo
sia a livello comunitario, che a livello
nazionale
che ne
tutelano sia la specie che il suo habitat:
 |
Convenzione di Berna (legge 503
del 05/08/81); |
 |
C.I.T.E.S., Convention on
International Trade in Endargered Specie, (legge 874
del 19/12/75); |
 |
Risoluzione 17/02/89 del
Parlamento d’Europa; |
 |
Direttiva comunitaria Habitat
(43/92). |
 |
L.N.281/91
(normativa sul randagismo canino); |
 |
L.N.349/91
(legge sulle aree protette); |
 |
L.N.157/92 (legge
quadro sulla protezione della fauna
selvatica omeoterma e per
il prelievo venatorio); |
 |
D.M.
19/04/96 (vieta la detenzione
del lupo). |
Nonostante le indicazioni
impartite dalla nutrita letteratura legislativa in
argomento vi sono paesi che
rischiano di subire delle sanzioni economiche, come ad
esempio la Svezia se non rispetterà le
indicazioni impartite dalla Commissione europea.
Il governo
elvetico sembra che vuole attuare delle modifiche a
quanto stabilito nel trattato di Berna come stabilito
dalle indicazioni legislative dettate nel documento n.
874 del 19 dicembre 1975: se ciò si verificasse si
metterebbe in forte discussione la sicurezza del lupo
alpino.
|
|
Dopo
gli aspetti legislativi sopra menzionati Gianni Aiello
nella sua parte introduttiva ha fatto cenno anche agli
aspetti letterali, dove il lupo ha in diversi campi una
ricca bibliografia |
|
|
|
|
|
Infatti
nel mondo delle fiabe risulta presente in
Charles
Perrault con "Cappucceto Rosso",
oppure ne "I tre porcellini"
di James Orchand Halliwell, ma anche in
Francesco Perri con "Storia del lupo Kola".
Nel Vangelo non gode
di una buona reputazione, cosa che non avviene con
San Francesco d’Assisi, quando
parla del lupo di Gubbio.
Altri importanti
cifre risultano in "Wagner l’uomo-lupo"
di Georg William Reynolds, "Il
Marchio della Bestia" di Rudyard
Kipling, "Il Campo del Cane"
di Algernon Blackwood, "Il
richiamo della foresta" di Jack
London, "Il lupo della steppa"
di Herman Hesse.
Ma anche nel teatro, nella musica,
nel cinema, nell’araldica e, non per ordine d’importanza
anche nella simbologia, pensiamo alla lupa che allattò
allattò Romolo e Remo, fondatori della città eterna
 |
|
Dopo
tali riferimenti di carattere generale la parola è passata
ad Orlando Sorgonà che ha esordito parlando dei
risultati delle
sue ricerche archivistiche a riguardo il tema |
|
in
argomento.
L’antropologo
Giuseppe Pitre - esordisce il
relatore Orlando Sorgonà - nella sua opera monumentale,
ossia la biblioteca delle tradizioni popolari
siciliane affermava che “E’ uso in Calabria
che quando si uccide un lupo, le sue spoglie
vengano portate in giro per i vari paesi tanto
come trofeo, quanto come ragione di premio,
dovendo i proprietari di mandrie corrispondere
ciascuno una ruota di formaggio.”
Ciò mi venne confermato
qualche anno fa da un, ultranovantenne deceduto
recentemente, e da me intervistato in un paese
alle spalle di Reggio il quale mi diceva che un
suo zio e un certo Dimitri Nicola avevano ucciso
un lupo, dopo averlo scorticarono, gli tolsero
la pelle infilzandola in un palo giravano per
paesi come Terreti e Cardeto. Uno dei due
portava il trofeo come vessillo, l’altro portava
una bertola (sacco a due riposti) dove
raccoglievano offerte in formaggio e altri
generi. Chiedendogli perché lo avessero ucciso
egli mi rispose:”Perché un lupo dentro una
mandria faceva uno sterminio”.
Un altro signore mi diceva
che da bambino, negli anni ’50 aveva visto
aggirarsi per il suo paese due forestieri che
portavano in trionfo una carcassa di un lupo
ricevendo in cambio doni in natura e osannati
come degli eroi.
Fino a pochi decenni anni fa
quindi l’uccisione di un lupo rappresentava un
vero e proprio evento. L’autore portava in paese
l’animale, fiero della sua preda, ed oltre a
riceve elogi, i pastori, i più soddisfatti lo
riempivano di ogni genere alimentare in segno di
riconoscenza per averli liberati da un
pericoloso nemico. Ora, causa anche l’estinzione
di alcune specie, nessuno può permettersi di
eliminare un lupo
La fama acquisita dai
«predatori dei lupi» proviene,ovviamente,
dall’immagine dell’animale oggetto delle loro
attenzioni. Il lupo: selvaggio e indomito,
spesso assimilato a personaggi della stessa
stoffa, quali i briganti e, appunto, i lupari.
Catturare un lupo e mostrarlo nelle questue
faceva recuperare preziose derrate alimentari e
consentiva all’attore di acquisire prestigio
nella comunità locale.
| |
In riferimento alla
reputazione dei lupari, il Di Stefano (1731)
riferisce: «[...] quel lodevole costume
che
certamente si osserva [...]
di riceversi nell’abitato
vittorioso e trionfante colui che nella
campagna prendesse vivo o morto un
lupo; e recandolo come in trionfo
per tutta la Città e per la Terra [...]
se li presentano da’ piccoli e da’ grandi [...],
tributi, benedizioni, premi ed applausi».
|
|
La figura dei lupari è
progressivamente entrata nel mito. Simili
personaggi sono generalmente conosciuti come
arditi e coraggiosi, sprezzanti del rischio che
corrono nell’esercizio della loro professione.
Ma spesso, dai carteggi
esaminati, invece, i lupari appaiono come
personaggi dediti a tale esercizio al solo scopo
di intascare il premio.
Non di rado pronti ad
impietosire gli organi competenti nella
concessione dei premi, anche descrivendosi come
“poveri cristi” che solo con l’esercizio di
tale opera erano in grado di
mandare avanti le bisognose famiglie.
L’immagine del lupo mutò
negli anni.
Anticamente il lupo era ritenuto,
anche se temuto, un animale intelligente,
socievole verso i suoi simili, protettore degli
indifesi e coraggioso, tanto da essere
considerato presso alcuni popoli un animale
sacro e preso ad esempio oltre che per la sua
forza, audacia e ferocia anche per la vigilanza,
l’astuzia e la prudenza.
Gli stessi uomini ne
indossavano le pelli ed usavano la sua maschera
per assumerne le virtù e con vessilli e
stendardi con la testa del lupo atterrivano i
nemici.
Col passare del tempo e con l’estendersi
dei terreni coltivati, l’immagine di questo
animale da preda divenne sempre più negativa e
diabolica e fu associata alla selva oscura,
spettrale e piena di pericoli, tale da incutere
una tale paura, della quale solo i santi erano
esenti.
Se la fiera per la sua voracità era
stata sempre temuta soprattutto dai mandriani,
che utilizzavano grandi cani per difendere il
loro bestiame, col tempo essa cominciò ad
incutere terrore anche alla popolazione
cittadina, in quanto l’animale fu ritenuto un
temuto assalitore e mangiatore di uomini.
Questo
cambiamento avvenne man mano che l’uomo
disboscava e metteva a coltura nuove terre e,
restringendo sempre più l’area boschiva e quindi
il territorio vitale del lupo, si trovò ad
interagire ed a contendere all’animale lo
spazio.
Ovviamente, come detto,oltre
ai doni che raccoglievano tra la popolazione, i
cacciatori di lupi erano ben ricompensati anche
dai rispettivi comuni.
Appare evidente che il
rischio che correvano i cacciatori in rapporto
alle categorie delle prede
era ben remunerato, poiché
alla prova dell’eliminazione di un esemplare
adulto, corrispondeva un premio sufficiente a
garantire “la spesa per la sopravvivenza di una
famiglia per circa un mese”.
Erano quindi frequenti i
tentativi di frode ai danni dello Stato e dei
Comuni e le misure di controllo delle attività
dei lupari erano particolarmente severe, ma di
difficile applicazione a causa
della variabilità delle
tecniche di caccia, che comprendevano lacci,
trappole, armi da fuoco, e persino bastoni.
Proprio alla Lenza di Gerace
negli anni ’20 un lupo venne abbattuto a
bastonate.
Ma purtroppo la caccia,
continua ancora anche se non ci sono ricompense.
Il 14 settembre del 2007, infatti, nell’area
tirrenica meridionale del Parco, nel comune di
Cardeto, è
stato recuperato un bellissimo esemplare di lupo
(Canis lupus), un maschio adulto, ucciso
con l’uso del veleno. Uno dei pochissimi
esemplari ancora presenti in Aspromonte, ucciso
probabilmente per difendere pochi capi di
bestiame.
Una delle scarse presenze di mammiferi
selvatici di medie e grandi dimensioni che
arricchiscono di magia e mistero il territorio
del parco, purtroppo perso per sempre.
Mentre a Marano Principato,
personale del Corpo Forestale dello Stato ha
trovato un lupo morto, ucciso probabilmente con
un colpo di fucile.
Un’esemplare di maschio
adulto, ritrovato privo di vita sul Pollino –
località Libonati nel comune di Mormanno – dagli
agenti del Comando Stazione Forestale di
Mormanno (Cosenza), è stato ucciso da una
trappola artigianale fatta con un cavo
d’acciaio, generalmente usata dai bracconieri
per la cattura di altri animali.
Nelle vicinanze
della carcassa, infatti, sono state trovate
altre trappole rudimentali e una gabbia
metallica per la cattura illegale di ungulati.
Mentre proprio qualche
giorno fa ho saputo che in un paesino
pre-aspromontano un cacciatore a catturato dei
cuccioli di lupo che tiene in casa propria
custoditi in una gabbia.
Le statistiche dicono che al
primo posto tra le cause di questo fenomeno c’è
il bracconaggio, praticato con bocconi
avvelenati, lacci e armi da fuoco, seguono le
reazioni degli agricoltori per i presunti danni
causati dai predatori al bestiame e, infine,
l’opinione sul lupo da parte del mondo
venatorio, che lo considera un competitore nella
caccia agli ungulati.
Secondo stime recenti, i
lupi italiani diffusi dall’Arco alpino fino
all’Aspromonte, sono ormai ridotti a un numero
di circa 600 esemplari.
In un convegno svolto nel
2010 a Bova Marina dalla Coldiretti gli
allevatori hanno lanciato l’allarme sulle
scorribande del lupo e di altri selvatici in
molte zone della nostra regione, dapprima nelle
zone più interne dell’Aspromonte, oggi anche
nelle aree prossime al mare.
Parlare di Lupi, rievoca storie di altri tempi,
purtroppo la situazione difficile che vivono a
loro spese gli allevatori reggini è attuale.
Da tutto il territorio, non solo dalle aree
all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte,
proviene la protesta di allevatori e agricoltori
che subiscono giornalmente danni provocati da
animali selvatici, al danno alle colture
agricole da parte dei cinghiali, oggi si unisce
quello del lupo cioè da una specie, secondo
loro, maggiormente pericolosa non solo per gli
animali al pascolo ma anche per l’uomo.
Negli ultimi anni, si è avuto un forte aumento
dei danni agli allevamenti e si ripetono sempre
più frequentemente i casi di aggressione a
mandrie e greggi.
Anni addietro alcuni pastori di Samo e di Staiti lamentavano questa cosa forse
perché lungo la dorsale in coincidenza con la
riforestazione, sono stati liberati lupi dei
Balcani, i quali, trovano difficoltà ad
adattarsi a territori non dominati ed impropri e
oltretutto a corto di prede.
Ma torniamo alla caccia al
lupo praticata tra otto e novecento nelle nostre
montagne: Grazie ad alcuni documenti che ho
rinvenuto presso l’Archivio di
Stato di Reggio
siamo in grado di avere delle informazione
abbastanza precise relative a quel tipo di
caccia.
Il pagamento dei premi era a
carico delle municipalità e l’uccisore doveva
presentare al Sindaco la testa dell’animale, a
cui venivano mozzate le orecchie per impedire
che lo stesso lupo venisse presentato in più
comuni allo scopo di riscuotere altrettanti
premi.
Il 31 ottobre 1815 dopo la Restaurazione,
regnando Ferdinando IV di Borbone, venne
pubblicato un reale decreto sulla caccia con il
quale si aumentò l’importo dei premi a favore
degli uccisori:
| |
Colui, che provveduto della licenza di caccia
avrà uccisa una lupa gravida, riceverà un premio
di otto ducati. Questo sarà di sei se la lupa
non è pregna; di cinque se si ammazza un lupo;
di tre se un lupicino, e di un ducato a
lupattello, se si prendano nel covile. |
|
In seguito Ferdinando I, con
la legge n° 1733 del 18 ottobre 1819 sulla
amministrazione delle acque e foreste, confermò
i premi in vigore estendendo la possibilità di
beneficio alle guardie della amministrazione
forestale in precedenza escluse dal momento che
l'eliminazione degli animali nocivi rientrava
nei loro compiti istituzionali.
Se si considera che
all'epoca il soldo mensile di una guardia
forestale ammontava a 12 ducati, si può ben
comprendere lo zelo che venne profuso nello
sterminio dei lupi.
Queste norme sono rimaste in
vigore fino agli inizi del XX secolo, adeguando
l’importo dei premi al cambio post-unitario di 4
lire e 25 centesimi per ogni ducato. Ne troviamo
traccia sia tra i vecchi documenti di archivio
che nelle cronache venatorie:
Nel Regno delle Due Sicilie,
in cui il ducato era una delle monete
vigenti, il premio agli uccisori di lupi non era
di valore trascurabile.
A tale riguardo l’insigne
studioso Giuseppe Altobello (1924) lo
definisce“cospicuo” e ne auspica la
perpetuazione, ritenendolo la caccia l’unica
pratica in grado di contenere la crescita
numerica dei predatori. Vecchia e nuova fonte
di terrore degli allevatori per gli armenti
al pascolo.
L’autore sosteneva nel modo seguente
l’ineluttabilità dei premi:
«...l’inaccessibilità del suo ambiente [riferito
al lupo], le migrazioni invernali, la riottosità
dei cani a seguirne le tracce, il basso prezzo
della pelliccia che non compensa le fatiche e la
difficoltà della cattura...» erano elementi che,
da soli, non avrebbero stimolato i cacciatori ad
accanirsi nelle predazioni.
Il notabile danno che la
fiera causava al bestiame spinse le università
già nel Seicento a porre delle taglie.
L’università di Melissa pagava un premio in
denaro per ogni lupo ucciso.
Chi portava la
testa e la pelle dell’animale aveva diritto a un
ducato e mezzo se si trattava di una lupa, un
ducato per un lupo maschio e la metà per un
lupacchiotto.
I beneficiari erano di solito i
cacciatori che nelle battute ai cinghiali ed ai
caprioli si avventurano nella selva dove il lupo
aveva la tana ed i custodi delle mandrie, che di
solito il lupo seguiva nei loro spostamenti.
La pelliccia del lupo andava
così ad ornare le selle ed i mantelli.
| |
20. Nei pagamenti fatti
dall’università di Melissa troviamo che nel
1687/88 A Pietro Bonofiglio carlini 10 in premio d’haver ucciso
un lupo. Alli Baccari di Angelo Cugini carlini 5
per haver ucciso un lupo; nel 1689/90 A
Salvatore Inglese carlini 4 premio d’haver
ucciso un lupacchino; nel 1712/13
a Francesco
Ferro e compagni cacciatori per premio di haver
ucciso un lupo 1 ducato; nel 1726/27 Per
taglione d’una lupa ducati 1-2-10; Per il
taglione d’un lupo ucciso da Serafino Blandino
entro il proprio territorio ducati 1, Dati
fornitimi dal prof. Antonio Cosentino,
Fondo
Pignatelli Ferrara, Busta 21, pratica 1, ASN.
Nella camera del cavalcatore del castello di
Strongoli vi era "una sella di lupo di velluto
verde con staffe, gioppera e cignia senza
staffili", in Inventario del Mobile di questo
castello di Strongoli fatto hoggi 19.5 1703
(Archivio Pignatelli Ferrara di Strongoli, Fasc.
46, inc. 69, f. 7, ASN.)
|
|
Per quanto riguarda l’Aspromonte guardiaboschi
ad esempio erano i più agguerriti contro questi
animali essi erano allettate dal premio. Le
cronache ci tramandano il nome di una di queste
guardie, il sig,Margiotta, che in più occasioni
“durante le operazioni per il divisamento dei
luoghi posti in rapido pendio nell’estensione
del circondario di Gallina, nell’anno 1826 aveva
ucciso molti lupi.
Sempre riguardo lo stesso circondario leggiamo
che
| |
“per accertare l’uccisione di un lupo, oggi
che solo lì 21 del mese di febbraio 1826 innanzi
a noi, Carmelo Tripepi, sindaco di questo comune
di S.Agata in Gallina si è presentato
Andrea
Ripepi di fu Domenico di Trunca e ci ha esposto
che il giorno di ieri, 20 dell’andante mese,
verso le ore 21, mentre attrovavasi nella
contrada Santa Venera, luogo di questo comune
medesimo, alla custodia dei suoi armenti, uccise
un lupo che da quella contrada venne a passare
con un capretto predato dalla mandria di
Domenico Sapone di detto Trunca e perciò ci ha
domandato il premio, giusta il Real decreto 19
decembre 1815.
Quindi è che, dopo esserci assicurati della
verità del fatto e conosciuto che lo stesso
Ripepi è autorizzato a portar lo schippo
appartenendo alla Guardia Civica di questo
comune, così abbiamo formato il presente verbale
per rimetterlo al Sig. Intendente della
provincia per la convenevole autorizzazione, e a
prova, abbiamo fatto mozzare le orecchie della
bestia ad oggetto di evitar frodi”.
L’intendente autorizza il pagamento sulle
“imprevedute” dei ducati 5 previsti dalla legge
il 4 successivo.
|
|
Ma l’elenco è lunghissimo e riguarda tutti i
comuni della Provincia reggina.
La ricerca d’archivio, relativa alla Caccia al
lupo in Aspromonte che ha mostrato possibilità
di ulteriori interessanti sviluppi da
perseguirsi mediante indagini da condurre in
altri fondi ed altre sedi, ha già prodotto
un’inattesa quantità di materiali, dati ed
informazioni inedite.
La loro interpretazione, in chiave antropologica
e storiografica, è
auspicabile che
trovi in tempi brevi idoneo spazio di
divulgazione. |
| |
| |
 |
G.ALTOBELLO,
Mammiferi IV,
Carnivori, in Fauna
d’Abruzzo e Molise. Colitti,
Campobasso, 1921; |
 |
A.TOSCHI, Mammalia,
Lagomorpha, Rodentia,
Carnivora, Artiodactyla,
Cetacea. "Fauna d’Italia"
vol. VII Calderini, 1965;
R.A.
RAUSCH,Some aspects of the
population ecology of wolves,
Alaska. American Zoologist ,
1967;
AA.VV. - IL
MONDO DEGLI ANIMALI,
RIZZOLI, MILANO 1970; |
 |
L.D.MECH, The wolf the
ecology and behaviour of an
endangered species. Natural
history press, Garden City,
N.Y., 1970; |
 |
L.D.MECH, Canis lupus.
Mammalian Species n. 37,
1974;
L.D.MECH., Productivity,
mortality, and population
trends of wolves in
northeastern Minnesota.
Journal of Mammalogy , 1977;
AA. VV., Inchiesta sulla
distribuzione del lupo in
Italia e nei Cantoni Ticino
e Grigioni (Svizzera). Ric.
Biol. Selv. 59, 1974; |
 |
R.FIELD , A prospective of
Syntactics of wolf
Vocalization. In (Klinghammer
E. ed.) 1979; |
 |
L. BOITANI, Wolf management
in intensively used areas of
Italy. In: Wolves of the
world. Perspectives of
behavior, ecology and
conservation. Harrington,
F.H., and P.C. Paquet,
editors. Noyes Publ. Co.,
Park Ridge, New Jersey, 1982; |
 |
E. ZIMEN, A wolf pack
sociogram. In: Wolves of the
world. Perspective of
behavior, ecology and
conservation. Harrington,
F.H., and P.C. Paquet,
editors. Noyes Publ. Co.,
Park Ridge, New Jersey, 1982;
R.R. BJORGE-J.R.
GUNSON. Wolf predation of
cattle on the Simonette
river pastures in Alaska.
Canadian Wildlife Service
Report, Ser. 45, Ottawa,
Canada, 1983; |
 |
R. BRUNETTI, Distribuzione
storica del lupo in
Piemonte, Valle d’Aosta e
Svizzera meridionale.
Rivista Piemontese di Storia
Naturale, 1984; |
 |
G.BOSCAGLI, Il lupo. Carlo
Lorenzini ed. Udine, 1985; |
 |
L.BOITANI, Dalla parte del
lupo. G. Mondadori, 1986;
AA.VV.,Ecology
of an exploited wolf
population in southcentral
Alaska. Wildlife Monographs,
1987; |
 |
L.N.
CARBYN, Gray wolf and red
wolf. In: Wild furbearer
management and conservation
in North America. Novak M.,
J.A. Baker, M.E. Obbard, and
B. Malloch, editors. Ontario
Trappers Association,
Toronto, Ontario, 1987; |
 |
T.K.FULLER, Population
dynamics of wolves in
north-central Minnesota.
Wildlife Monographs, 1989; |
 |
P.Ciucci
- L.Boitani,Viability
assessment of the Italian
Wolf and guidelines for the
management of the wild and
captive populations. Ric.
Biol. Selv., 1991; |
 |
F.FRANCISCI –V.GUBERTI ,
Recent trends of wolves in
Italy as apparent from kill
figures and specimens. In
Wolves in Europe, status and
prospectives in C. Promberg
and W. Schroeder (ed.)
Munich Wildlife Society,
1993; |
 |
P. GALLONI, "IL CERVO E IL
LUPO. CACCIA E CULTURA
NOBILIARE NEL MEDIOEVO",
LATERZA, 1993; |
 |
R.M.SCHASSBURGER, Vocal
Comunication in timber wolf,
Canis lupus L. Paul Parey
Scientific Publisher, Berlin,
Amburg, 1993; |
 |
D.WILSON-D.A. REEDER.,
Mammal species of the world:
a taxonomic and geographic
reference. II edit.,
Smithsonian Inst. Press,
1993; |
 |
AA.VV.,Mitocondrial DNA
restriction fragment lenght
monomorphism in the italian
wolf (Canis lupus L.)
population. In Jornal of
zoological sistematic and
evolutionary research, 1995; |
 |
A.MERIGGI-S.LOVARI, A review
of wolf predation in
southern europe: does the
wolf prefer wild prey to
livestock? J.appl. Ecol. ,
1996; |
 |
B.N.SACKS, Ecology and
behaviour of coyotes in
relation to depredation and
control on a California
sheep ranch. Thesis,
University of California at
Berkeley, Berkeley,
California, USA, 1996;
M.
APOLLONIO, Evoluzione
dell’ambiente e delle
attività antropiche nelle
aree appenniniche in
relazione alla presenza del
lupo. In F. Cecere, Atti del
Convegno "Dalla parte del
lupo", serie atti e studi
del WWF Italia, n°10, 1996; |
 |
AA. VV, Dati storici sulla
presenza e su casi di
antropofagia del lupo nella
Padania centrale. In F.
Cecere, Atti del Convegno
"Dalla parte del lupo",
serie atti e studi de WWF
Italia n° 10, 1996; |
 |
F.FRANCISCI -S. MATTIOLI,
Cause della recente ripresa
del lupo in Appennino
settentrionale. in F. Cecere
,Atti del Convegno "Dalla
parte del lupo", serie atti
e studi del WWF Italia
n°10., 1996; |
 |
AA.VV., Pack structure and
genetic relatedness among
wolf packs in a naturally
regulated population. In
Ecology and Conservation in
a changing world, 1994; |
 |
F.Cecere
- Atti del Convegno
“Dalla parte del Lupo”. Atti
e Studi del WWF Italia, n.
10,
1996; |
 |
G. ORTALLI , Lupi, genti,
culture. Uomo e ambiente nel
medioevo. Biblioteca Einaudi
1997; |
 |
AA. VV., Home range,
activity and movements of a
wolf pack in central Italy.
Journal of Zoology , 1997; |
 |
T.MC NAMEE ,The return of il
lupo. Natural History 12/96
– 01/97, 1997; |
 |
L. Boitani L. -P.Ciucci, –
Il Lupo. Doc. tecnici. INFS.
Bologna, 1998; |
 |
P.CIUCCI - L. BOITANI, Il
lupo, elementi di biologia,
gestione, ricerca. Documenti
tecnici INFS (Istituto
Nazionale per la Fauna
Selvatica), n°23 , 1998;
D. BERZI, Il lupo (Canis
lupus L.1758) nell’Appennino
della provincia di Firenze
(ATC 4): presenza
distribuzione ecologia ,
ricerche di ecologia
venatoria" supplemento a
"Caccia in Toscana"
Federcaccia, n°56 , 1998; |
 |
P. CIUCCI-L.BOITANI,. Il
lupo. Elementi di biologia,
gestione, ricerca. Istituto
Nazionale per la Fauna
Selvatica "Alessandro Ghigi",
Documenti Tecnici, 1998; |
 |
F.CRISPINO-P.
CIUCCI, “IL CENSIMENTO DEI
CANI VAGANTI NEL PARCO
NAZIONALE DEL POLLINO; IN
RIASSUNTI DEI CONTRIBUTI
SCIENTIFICI”- 63° CONGRESSO
NAZIONALE DELL’UNIONE
ZOOLOGICA
ITALIANA, 22-26
SETTEMBRE 2002 – RENDE;
|
|
AA. VV.,
MONITORAGGIO DELLE UNITÀ
RIPRODUTTIVE DI LUPO
CANIS LUPUS"
L. 1758 NELLA PORZIONE
CENTRO SETTENTRIONALE DEL
PARCO NAZIONALE DELLA SILA.
IN PRIGIONI ET AL., (EDS).
2008 ATTI VI CONGR. IT.
TERIOLOGIA, HYSTRIX, IT. J.
MAMM., (N.S.) SUPP. 2008;
|
 |
AA.
VV., MONITORAGGIO DEL
LUPO CANIS LUPUS L. 1758 NEL
PARCO NAZIONALE
DELL’ASPROMONTE. IN PRIGIONI
ET AL., (EDS). 2008 ATTI VI
CONGR. IT. TERIOLOGIA,
HYSTRIX, IT. J. MAMM.,
(N.S.) SUPP. 2008. |
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|

|