Spesso in Calabria
si sono avute notizie di importanti ritrovamenti fossiliferi ma, trattandosi di
avvenimenti di esclusivo interesse
specialistico, sono risultati finora
misconosciuti ai
più.
Anni
di ricerche e di scavi sistematici, fin dal secolo scorso, hanno riportato alla
luce ossa di elefanti di grandi dimensioni, cui si aggiungono resti di cervidi, di
ippopotami e rinoceronti.
Più di recente, nel rilievo collinare intorno a Reggio, alcuni
studiosi hanno rinvenuto le ossa di un uccello simile ad un pinguino, oggi estinto e
perfino una mandibola di tipo neanderthaliano .
Né
risulta possibile ricostruire le collezioni originarie disperse, giacché molti di quegli
orizzonti fossiliferi, sono stati obliterati dal tempo e dalle urgenze dell'uomo .
1.-denti
di anthracoterium; 2. Uro
Se
da un lato però dobbiamo essere grati all'opera degli studiosi per aver
portato alla ribalta del mondo scientifico internazionale le località del
Reggino, come Archi, Mosorrofa, Terreti, Ortì, Bovetto (ora adibita a discarica), Condera, Spirito
Santo, tanto per citare qualche nome, d'altro canto dobbiamo lamentare la perdita o
l'allontanamento di gran parte del prezioso materiale trovato .
Fatta eccezione per i nuclei cristallini
aspromontani, Reggio e la sua provincia si stendono su potenti assise sedimentarie
addossate al rilievo appenninico.
Esse
rappresentano antichi fondali marini, interessati a più riprese da un
lento ma incessante moto di emersione, ancora in atto.
Sez.
geologica di Terreti
Il
sollevamento è stato così cospicuo che le remote linee costiere e i preistorici
fondali, appaiono oggi fin oltre i 1000 metri di altezza.
Fino a tali quote infatti si rinvengono in abbondanza gusci conchigliari di
Molluschi e di Brachiopodi, scheletri di Madrepore e di Coralli, piastre ed aculei di
Echinodermi.
Non mancano resti di Pesci, di Crostacei, di Vermi, di Briozoi e ossa di
mammiferi marini quali Sirenidi (Dugongo) e Cetacei.
1. Alca; 2. Manato; 3. Megacero
Un
patrimonio incommensurabile che, collezionisti, studiosi e raccoglitori vari,
hanno sottratto alle pressanti esigenze dell’edilizia e dell’agricoltura,
salvaguardandolo così dalla distruzione.
Il 6 Settembre del 1970, nella zona
di Archi S.Francesco, ai piedi della collina di Pentimele, sulla sponda sinistra del
Torrente Fiume Torbido, nel corso di rilievi e di scavi sul terreno, eseguiti con il
contributo del C.N.R., alcuni studiosi dellUniversità di Messina hanno
rinvenuto:
- una mandibola infantile (attribuibile
ad un bimbo di 5 o 6 anni di età) di tipo neanderthaliano; il reperto di questo ominide
primitivo si colloca intorno a 100.000 anni or sono.
Apparve infatti in un periodo a clima
caldo detto Tirreniano e sopravvisse fin dopo lultima glaciazione,la più lunga e la
più intensa.
Secondo la cronologia geologica è da collocarsi tra il Tirreniano ed il
Wurm I o, il che è lo stesso, nel Paleolitico medio
(secondo
Area dello
Stretto
la cronologia storico-protostorica), tra il Musteriano caldo e il Musteriano freddo (fase avanzata del
Wurm I). - lestremità prossimale di una
tibia di Alca impennis (sin. Pinguinus impennis); è questo alciforme un
uccello marino tuffatore, dai piedi palmati, con ali corte atte al nuoto ma non al volo,
molto simile nellaspetto al Pinguino per la colorazione e la caratteristica
deambulazione con posizione eretta.
Specie nordica, già vivente in fitti branchi lungo le
coste dellAtlantico settentrionale, purtroppo estintasi in Islanda nella prima metà
del secolo scorso (1844).
Gli si dava infatti una caccia spietata per la morbidezza
delle
sue piume, usate per confezionare cuscini.
sequenza
della conformazione scheletrica di una balena
Questo
reperto è di eccezionale importanza, sia per il valore paleoclimatico, sia perchè è il terzo reperto fossile di
questa specie rinvenuto nel bacino del Mediterraneo, dopo quello di Gibilterra e di
Grotta
Romanelli in terra dOtranto, il che fa giustamente supporre che
durante lultima, grande glaciazione, questo uccello raggiunse e si diffuse lungo le
coste dellItalia meridionale e qui divenne certamente stanziario, inserendosi in un
paesaggio dallaspetto subpolare.
- resti di corna, solide, qualcuno anche
ramificato, riconosciuti come appartenenti a Cervidi : Megaceros sp. e Cervus
elaphus.
Il
primo è un gigantesco cervide, detto anche Alce irlandese, alto quanto un
cavallo dallenorme palco di corna, largo anche 3,50 metri,
Strati
fossiliferi
oggi estinto.
Il secondo
invece tuttora vivente, tipico delle foreste europee e dellAsia Minore; indigeno in
Sardegna ove vive una forma più piccola (Cervus elaphus corsicanus) in via di
estinzione.
- resti di Dicerorhinus merckii
JAGER e KAUP, antico rinoceronte abitatore di foreste e savane.
- difese (zanne),corpi vertebrali ed ossa
di Elephas antiquus (Paleoloxodon antiquus FALC.-italicus
OSB.);
elefante adattato a vivere in foreste e savane assieme al Rinoceronte di Merck ed
estintosi con esso allinizio dellultima glaciazione,dopo una lunga apparizione
che risale al II periodo interglaciale,circa 300.000 anni fa.
Altri autori fanno risalire
la sua comparsa addirittura al I periodo interglaciale cioè a circa 550.000 anni or sono.
Leccezionalità del ritrovamento sta nelle dimensioni gigantesche dei resti: basti
pensare che una delle zanne misura ben 3.20 metri!!!
- resti dellantenato dei nostri
bovini domestici : il Bos primigenius BOJ o Uro; gigantesco animale, noto ai
Cretesi e sopravvissuto in epoca storica sino ai romani.
- resti di Ippopotamus sp. (amphibius
?).
Tutte
queste specie tropicali o comunque
temperato-calde, stanno a testimoniare che sotto
il terribile morso del gelo che si andava
approssimando, la fauna calda delle epoche
precedenti, arretrò verso sud, dove cerco scampo
nelle zone più miti del meridione, non senza
lasciare
del resto, sulla stradadella ritirata, molte specie che scompaiono per sempre allinizio della
glaciazione,perché mancando ogni comunicazione, non riuscirono a raggiungere le calde
terre dellAfrica.
Scompaiono così per sempre dalla nostra regione lElefante
antico, lIppopotamo e il Rinoceronte di Merck.
Altre specie si adatteranno rifugiandosi
nelle caverne il cui riparo contenderanno allUomo o condivideranno con lui per tutta
la durata della glaciazione.
Alcune specie sopravvissero con forme che per evoluzione
regressiva divennero nane, come il Megacero di Bovetto; quasi un estremo quanto inutile
tentativo di sopravvivenza, per mimetizzarsi e così sfuggire tra il freddo, alla vorace
attenzione dei loro antagonisti, tra i quali, il più temibile : lUomo.
Il cervo nano di Reggio si inserisce
così, a buon diritto, tra la fauna nana in generale del sud dItalia e delle Isole.
Nelle zone meridionali, in Sicilia e a Malta si rinvengono infatti degli scheletri di
elefanti, alti solo 85 cm, che segnano le tappe del loro sviluppo e della loro progressiva
involuzione: si ritengono infatti discendenti degenerati di Elephas antiquus.
Così
dallElephas mnaidriensis, alto circa 2 metri si arriva agli 85 cm dellElephas
falconeri.
(Pare che a Siracusa, nella grotta di Spinagallo, sia stata trovata
unintera famigliola -4 esemplari- di questultima specie, il cui neonato misura
appena 33 cm.).
Nello stesso tempo, dal nord e dalle
altitudini montuose, dilagò verso le pianure meridionali e fino al mare Mediterraneo, una
ricca popolazione di animali a clima freddo come lAlca impennis e il
rinoceronte lanoso.
Queste ondate migratorie di faune calde e
di forme fredde (ospiti nordici, celtici o boreali) si succedettero
alternativamente in risposta alle glaciazioni e ai periodi caldi interglaciali, che
sortirono effetti anche sulle variazioni del livello marino, con la conseguenza che, dalle
nostre parti, larea dello Stretto di Messina, doveva necessariamente avere un
aspetto molto dissimile dallattuale.