Presso
la Sala Conferenze del Museo Nazionale della Magna Grecia, si è
svolta, a cura del Circolo Culturale l'Agorà, la presentazione della
carto
guida illustrata "Cronologia dei Regnanti in Calabria e nel
Meridione" del dott. Antonio Stiriti, appartenente allo stesso
sodalizio reggino.
La
manifestazione, che è stata presieduta dal dott. Daniele Zangari del
Circolo l'Agorà ed ha visto l'intervento del dott.Giacomo Oliva della
Sovrintendenza ai Beni Archeologici della Calabria, dell'arch. Luigi Zumbo
dell'Artemis Editrice e dell'arch. Giorgio Lorenzo dello stesso Circolo
Culturale, ha registrato una discreta affluenza di pubblico, in cui ha
suscitato molto interesse, nonché l'attenzione degli organi di stampa
televisivi e radiofonici locali.
La cartoguida illustrata, nata con uno scopo divulgativo, è un utile
strumento per ripercorrere le numerose vicende che hanno segnato la storia
del Mezzogiorno d'Italia e le varie dominazioni e dinastie regnanti che si
sono succedute nel corso dei secoli. Si tratta di un piccolo atlante
storico-geografico di facile consultazione che non solo accompagna la
lettura del farsi storico, politico e culturale del Sud, ma che, allo stesso
tempo, offre un quadro d'insieme dello svolgimento delle vicende in rapporto
all'evolversi di quelle che hanno caratterizzato la nostra Penisola.
Tale ricostruzione può contribuire a facilitare la lettura e la cronologia
di quei fatti che spesso sfuggono ad un esame immediato della storia e
restituisce un utile quadro d'insieme per comprendere quel passato che è
alla base del destino politico del Mezzogiorno e della Calabria.
Un passato
che si intreccia con le vicende dell'intera Europa e chiarisce le nostre
radici e la stratificazione della nostra Cultura.
E proprio l'aspetto della nostra "identità storica" è stato
ampiamente messo in luce dall'approfondito intervento di Giacomo Oliva della
Sovrintendenza ai Beni Archeologici, il quale ha auspicato che
l'insegnamento della Storia alle giovani generazioni non trascuri di dare
risalto a quegli eventi politico-militari e storico-culturali che hanno
avuto per teatro il territorio della nostra Regione, e che costituiscono
spesso, più che mere vicende di storia locale, fatti di straordinaria
importanza europea, citando come esempio il caso della battaglia di San
Martino. Il recupero e la valorizzazione di questa identità storica, ha
osservato Oliva, è un fatto importante anche per tutti quei giovani che
sono costretti, per motivi di lavoro, ad emigrare nelle regioni del Nord,
diventando spesso oggetto di superficiali preconcetti, contro i quali può
certamente contribuire la consapevolezza e l'orgoglio di essere stati, come
calabresi, protagonisti di pagine importanti della storia europea.
Anche Daniele Zangari ha evidenziato, nella sua introduzione alla
manifestazione, la necessità di una maggiore consapevolezza del nostro
passato, sottolineando il concetto, forse non da tutti acquisito, che la
fine dello "stato del Sud", durato molti secoli pur
attraverso
diverse dominazioni regnanti, ed il suo assorbimento nello stato nazionale,
ha avuto i caratteri di una vera e propria "conquista savoiarda".
Ha fatto seguito quindi l'intervento di Luigi Zumbo, amministratore delegato
dell'Artemis Editrice, tra le cui pubblicazioni si annovera, tra l'altro, la
rivista Daidalos - Beni Culturali in Calabria, il quale ha espresso un
ricordo del compianto dott. Carlo Carlino, dirigente editoriale recentemente
scomparso che aveva coordinato la pubblicazione della Cartoguida.
Zumbo ha anche evidenziato il dato tecnico che la realizzazione di un tale
tipo di pieghevole, che può essere utilizzato da un'ampia fascia che va
dallo scolaro allo studioso, può avere richiesto un paziente lavoro
certosino "forse superiore a quello occorrente per scrivere un volume
di cinquecento pagine".
L'intervento dell'Autore della Cartoguida, Antonio Stiriti, ha preso
le mosse dalle motivazioni che lo hanno indotto alla realizzazione di questo
tipo
di
Innanzi tutto il movente di tipo
"socioculturale", di cui si è parlato sopra, cioè la volontà di
disporre di un rapido
quadro d'insieme del passato della Calabria e del Sud,
facendolo risalire alla caduta dell'Impero Romano che per diversi secoli
aveva unificato il destino politico-territoriale del Mediterraneo e di buona
parte del continente europeo, e seguendo la differenziazione del destino
politico del Mezzogiorno rispetto alla rimanente parte della penisola
italiana, successivamente alla calata dei Longobardi nel
sesto secolo.
Questo
obiettivo è stato perseguito utilizzando alcune soluzioni grafiche che
potessero mettere bene in chiaro certi passaggi piuttosto complessi della
successione dei regnanti, soprattutto nel periodo medioevale che occupa ben
i tre quinti del
pieghevole, e
fornendo inoltre, senza appesantire troppo il
testo, alcuni spunti per l'approfondimento ed alcune imprescindibili
indicazioni bibliografiche.
L'Autore ha premesso anche che tale cartoguida, seppur in una diversa veste
grafica, era già stata da tempo pubblicata sul sito internet del Circolo
Culturale l'Agorà (vedi pagina "Regnanti"), facendo registrare
valutazioni positive da parte di studiosi anche molto lontani dalla
Calabria.
La presentazione della cartoguida nella Sala Convegni del Museo Nazionale
della Magna Grecia, non poteva che essere l'occasione più preziosa per
illustrare un altro potenziale utilizzo del pieghevole, quello cioè di uno
strumento che, affiancato ad una buona guida turistica, potrebbe contribuire
ad inquadrare in una cornice di Storia Europea i Beni architettonici ed
artistico-culturali presenti nella Regione, soprattutto quando ai classici
itinerari archeologici dell'epoca greco-romana vengono affiancati anche gli
itinerari delle chiese bizantine e normanne, dei castelli svevi angioini ed
aragonesi, delle torri spagnole, delle dimore settecentesche, fino alle
costruzioni del periodo borbonico e post-unitario.
Ed a tal proposito l'Autore è passato quindi alla proiezione di una parte
rappresentativa di tali testimonianze architettoniche, ponendole in rapporto
alla cronologia dei regnanti e talora ad eventi storico-culturali ad esse
collegati.
La sequenza delle immagini proiettate, partendo dalle ville romane e dagli
edifici termali di epoca tardo-imperiale, e passando per i resti del
Vivarium di Cassiodoro o della cripta di S. Fantino di Taureana, è
approdata ad una vasta panoramica delle Chiese basiliane del periodo
bizantino e normanno, chiese che per le loro peculiarità costruttive e
storiche rappresentano tra le testimonianze più preziose del passato
architettonico della Calabria.
E' stata poi illustrata anche l'edilizia religiosa relativa alla fase di
latinizzazione della Calabria avviata dai normanni, con le immagini delle
abbazie benedettine, cistercensi, florensi, e delle più imponenti
cattedrali normanne, evidenziando che tali monumenti, sebbene a volte
ridotti allo stato
di rudere a causa delle vicende belliche, delle calamità
naturali o, peggio, degli episodi di odierna incuria, sono spesso custodi
della memoria di eventi storici di notevole spessore.
La sequenza delle testimonianze architettoniche ha ovviamente compreso anche
l'architettura militare, rappresentata dai castelli e dalle torri di difesa
e d'avvistamento che sono molto numerosi in tutto il territorio regionale.
Si è quindi passati dalle immagini delle fortezze bizantino-normanne di
S.Niceto e di Stilo, ai tanti altri castelli normanni presenti nelle cinque
province e che spesso recano le tracce di ricostruzioni in epoche
successive, come ad es. i castelli di Squillace e di Gerace.
Si sono, di seguito, potuti apprezzare gli elementi caratteristici della
castellologia sveva, come le torri a base poligonale, e di alcune importanti
chiese dello stesso periodo, come ad esempio la cattedrale di Cosenza
consacrata alla presenza dello stesso Imperatore Federico II.
Del periodo angioino, oltre che gli interessanti manieri, sono state
illustrate anche le chiese trecentesche e quattrocentesche dai
caratteristici portali e rosoni gotici, come il duomo di Altomonte,
Stilo, Zagarise, Cropani.
Passando al periodo aragonese si è dato risalto alla netta somiglianza
costruttiva di tutti i castelli di tale periodo (Reggio, Pizzo, Belvedere,
Castrovillari ecc..) con i torrioni dalle basi scarpate ed i caratteristici
collari di archetti e beccatelli sotto le merlature.
Della lunga dominazione spagnola, durata ben due secoli, è stata proiettata
una serie separata di castelli, chiese e palazzi rispettivamente del
Cinquecento e del Seicento e di alcune torri costiere di difesa volute dal
vicerè Pietro di Toledo.
Dei castelli spagnoli si è potuta notare la
sempre maggiore robustezza dei bastioni e la comparsa delle bocche da fuoco,
espressione delle necessità imposte dal potenziale distruttivo delle
nuovi armi.
Si è passati quindi alle chiese del periodo spagnolo che hanno
visto il passaggio dallo stile rinascimentale del '500 (es. la chiesa di
S.Michele a Vibo) a quello barocco del '600 che trova un'espressione molto
rilevante nella chiesa di S.Domenico a Taverna.
Tra i palazzi del periodo
spagnolo è stato sicuramente molto ammirato il Palazzo Martirano di Aieta,
con il suo stupendo loggiato cinquecentesco.
L'excursus sui monumenti
del '700
ha fatto evidenziare come i castelli costruiti o ristrutturati in questo
secolo (Nicotera, Roccella, S. Lorenzo Vallo ecc.) acquisivano sempre
maggiormente il carattere di residenze feudali più che strutture militari
di difesa così come, in tema di edilizia civile, la proiezione dell'elegante Villa Caristo di Stignano ha fatto respirare lo spirito
illuministico settecentesco che, evidentemente, aveva raggiunto tutti gli
angoli del regno di Napoli durante il periodo borbonico, periodo che era
stato preceduto, nei primi decenni del secolo, dalla dominazione
austriaca.
L'800 ha visto succedersi tre periodi: l'amministrazione francese, la
seconda fase borbonica e, dal 1860, lo Stato post-unitario.
Tra le
testimonianze architettoniche di questo secolo, è stata proposta, oltre ad
una panoramica dei castelli ristrutturati nell'800 (Corigliano, Caccuri,
Bagnara, Catanzaro), anche una sequenza di chiese costruite ancora in
stile barocco, per il ritardo tipologico spesso caratterizzante la nostra
Regione, ed una serie di palazzi, alcuni dei quali interessanti per le loro
caratteristiche architettoniche come Palazzo Fazzari di Catanzaro, Palazzo
Aloe di Cittadella del Capo o Palazzo Galluppi di Caria, mentre altri , come
il Villino di Caccia della Ferdinandea di Stilo, importanti per il loro
significato storico ed industriale nella Calabria borbonica.
La sequenza di testimonianze architettoniche è infine giunta, per
completezza, fino al primo '900, prendendo particolarmente in
considerazione, per questo periodo, la città di Reggio Calabria,
ricostruita interamente dopo il sisma del 1908, secondo gli stili liberty,
neoclassico, neogotico e razionalista.
Ha fatto infine da cornice alla sequenza di monumenti proiettati,
l'intervento dell'architetto Giorgio Lorenzo del Circolo Culturale l'Agorà che ha espresso alcune interessanti
note tecniche di commento agli stili architettonici che si sono succeduti
nella nostra Regione, nel corso dei secoli.
L'architetto
ha osservato innanzi tutto come, in Calabria esistono sia interessanti
testimonianze architettoniche che recano più fasi costruttive nel corso dei
secoli ma anche monumenti di un preciso periodo storico, come ad esempio i
reperti archeologici del periodo romano-barbarico, o la grande villa romana
padronale di Casignana (RC), con i pertinenti cinque impianti termali, le
terme romane di Reggio scoperte nel 1886 (in cui sono stati rinvenuti una
piscina ellittica, un calidarium e un pavimento a mosaico bianco e nero), la
cripta di S. Fantino a Taureana di Palmi, la Tomba di Cassiodoro
con la chiesa di San Martino a Copanello di Stalettì.
Delle
chiese basiliane del X, XI e XII secolo, è stato evidenziato come esse
fossero prevalentemente ad una navata principale con abside semi circolare,
e che lo stile bizantino si può notare soprattutto nelle
caratteristiche costruttive delle facciate e delle murature che erano
principalmente in mattoni pieni, talora interposti a pietre conce e spesso
contornati da lesene.
Tra
le cattedrali normanne si è soffermato su quella di Gerace, considerata il
più grande edificio ecclesiastico della Calabria con pianta a croce latina,
transetto e cupola, a tre navate separate da colonne classiche prelevate dai
tempi di Locri.
Lorenzo
ha anche commentato lo stile "gotico"
portato dai Normanni presente nelle varie chiese e
cattedrali illustrate con gli archi interni a
"sesto acuto", mentre, dei castelli di
questo periodo ha evidenziato l'impianto
planimetrico, costituito da torri cilindriche in
muratura in pietra, caratteristica
di
difesa essenziale per l'architettura militare dell'epoca.
Anche
durante la successiva dominazione sveva, le
caratteristiche strutturali dei castelli avevano una
configurazione planimetrica ed altimetrica imponente e
molto difensivistica, come l'architettura militare di quel
periodo lo imponeva e come si evince dal Castello di
Roseto Capo Spulico che conserva le alte torri dalla forma
poligonale.
Tra
gli edifici ecclesiastici del periodo svevo, è stata
evidenziata la chiara lettura "gotica" della
Cattedrale di Cosenza, presa come esempio.
Sono
state quindi commentate le caratteristiche planimetriche
dei castelli angioini a pianta generalmente rettangolare
con le torri cilindriche agli angoli, e spesso come ultimo
baluardo difensivo una "Torre maestra" o
"mastio" al centro, ed è stato poi individuato
lo "stile gotico" delle facciate delle chiese
dello stesso periodo, con i rosoni centrali ed i portali
d'ingresso con archi a sesto acuto.
Tra
le chiese del periodo aragonese è stata commentata quella
di S.Bernardino, a Morano Calabro, che è ad unica navata
coperta da un soffitto ligneo e col presbiterio dalle
volte a crociera e, tra i palazzi quattrocenteschi, il bel
"Palazzo De Nava" a Scilla, detto anche
"Palazzo Scategna", con il portale principale in
pietra di Siracusa e che è attualmente in corso di
restauro.
Delle torri di avvistamento del '500 collocate su tutta la
fascia costiera calabrese (dette torri cavallo) è stata
fatta notare la configurazione planimetrica a forma
molto più frequentemente circolare, ma anche talora
a pianta quadrata, come la Torre del Balì di Malta
a S Eufemia Lamezia (CZ) e la Torre "Crawford"
di S. Nicola Arcella (CS).
Lorenzo ha quindi fatto osservare l'impianto
rinascimentale nei prospetti d'alcuni edifici
ecclesiastici del'500 come la chiesa di Michelizia a
Tropea e la chiesa di San Michele a Vibo (esempio di
maggior rilievo, per questo stile, in Calabria) ed inoltre
ha commentato le chiese barocche del seicento dalle
pregevoli decorazioni in stucchi agli interni, e la
maestosa cupola della chiesa di San Domenico a Stilo che
padroneggia l'intera struttura richiamando quelle di
grandi maestri come il Brunelleschi. L'architetto ha
proseguito il commento agli stili architettonici di
chiese, castelli e palazzi, per grandi linee per ovvi
motivi di tempo, fino al'900 soffermandosi , a proposito
del ritardo tipologico nella Calabria dello XIX secolo,
all'esempio della Chiesa di S.Pietro in Reggio, costruita
intorno alla metà dell'800, secolo del neoclassicismo, su
un modulo chiaramente settecentesco, e quindi ancora
barocco.
A
proposito del '900 ha infine osservato che lo stile
liberty, ampiamente utilizzato per la ricostruzione di
Reggio dopo il sisma del 1908, era una corrente nata in
Belgio con "l'art nouveau" ed è anche di
provenienza d'oltralpe lo stile
"razionalista" con cui furono costruiti gli
edifici del periodo fascista nella stessa città.