Il dibattito nasce dall'esigenza di avere sempre
una chiara e precisa mappatura del territorio in cui il sodalizio reggino
opera da diverso tempo, quindi una continua ricerca atta a far riemergere
dalle nebbie quel glorioso passato che ha caratterizzato quel crocevia di
diverse culture che si sono susseguite, scontrate, confrontate nel tempo, tra
le quali gli armeni.
L'incontro è stato coordinato da Orlando Sorgonà
che nelle note introduttive ha posto dei quesiti in modo intelligente tanto da
stimolare sia i relatori che il pubblico presente, come ad esempio cosa ci
faceva sul territorio reggino venuto da così lontano?
Forse venuti al seguito dei Bizantini?
La loro presenza nella provincia di Reggio è
databile tra il V ed il IX secolo d. C..
I segni del loro passaggio sono evidenti tra
Bruzzano con resti di un castello ROCCA ARMENIA, Brancaleone con le chiese
rupestri con pavoni e croce armene incise, Staiti con croci dislocate nel
territorio,
Chiese rupestri in grotte
artificiali dove sono evidenti delle croci e
pavoni incisi di stile armeno. In tutto il territorio allargato tra
Bova e Bovalino i toponimi e gli stessi cognomi ricordano la loro
presenza. Armeno, Armeni e Trebisonda, sono sicuramente nomi che
ricordano provenienza.
Toponimi come “ Discesa dell’armeno” (Bova), Varta e Varet (Casignana).
Ed ancora altri nomi che seppur storpiati dal dialetto o
dall’italianizzazionericorderebberonomi armeni.
Da questi elementi nasce la manifestazione che
ha suscitato un certo interesse, vista anche la risposta di pubblico,
verso un periodo in cui non erano collocati sul territorio solo i greci, ma
anche popoli della Siria, e dell'Armenia, di cultura greco occidentale e di
fede cristiana che hanno contribuito alla crescita culturale e sociale del
territorio.
La parola è passata al primo relatore Sebastiano
Stranges, Ispettore Onorario del Ministero dei Beni Culturali che,
oltre agli elementi storici, ha trattato anche quelli relativi alle
scoperte archeologiche come quelle relative alla
segnalazione di alcune chiese rupestri, con pavoni e croce armene
incise.
Da
una approfondita indagine storica archeologica, secondo l'Ispettore,
molti paesi tra il quinto secolo ed il nono secolo, sono di origine
armena.
Ciò
è attestato dai cognomi e dai toponimi, e da altre recenti indagine
scientifiche.
Il popolo armeno cristianizzato dagli apostoli Taddeo e Bartolomeo,
sin dal II° secolo d.C. , ha subito per le sue idee continui martiri,
ma non ha mai ceduto ai ricatti della storia. Il primo martirio è
stato ad opera degli iraniani, che volevano imporre la loro religione,
mazdeista o zoroastrana.
Gli armeni che avevano avuto l’incontro con la verità di Cristo per
l’opera di due tra i discepoli.sin dall’inizio della loro
conversione, subirono una pressante opera di dissuasione, da parte dei
mazdeisti.
I primi martiri caddero per le loro idee altri fuggirono, e
probabilmente ad ondate successive raggiunsero anche le nostre
terre.
Il lungo esodo durò quattro secoli. Successivamente, alla fine
dell’ottavo secolo d.C., una nuova ondata anti cristiana si abbattè
sugli armeni, ad opera degli stessi iraniani e dei turchi, che
islamizzati con nuova forza e convinzione pensarono allo sterminio del
popolo armeno.
La nuova diaspora porta in terra nostra altri profughi, che fondano
delle comunità in vari luoghi della provincia di Reggio, a cominciare
dalla più nota Bruzzano detta ancora Rocca Armenia, per via del
castello incavato nella roccia. Simile a Bruzzano ci sono le vicine
Brancaleone e Ferruzzano ed anche qui ancora sono chiari i segni del
loro passaggio.
A Staiti altre croci incise su antichi abbeveratoi, a Casignana molte
grotte come quella di S. Floro, a San Luca e Natile Vecchio altre
grotte di asceti, potrebbero essere state scavate ed utilizzate da
armeni fin dalla prima cristianizzazione.
La croce di Polsi stessa potrebbe essere guardata ora sotto una nuova
luce poiché lo stile ricorderebbe e non poco quelle antiche di
Armenia.In un libro
pubblicato qualche anno fa l’autore sostiene che Samo ha origine
armene.
La cucina dei contadini calabresi presenta un tipico piatto che
tutt’oggi viene servito sulle mense armene, il “Do fasulia” che
altro non è che le nostre taglierine con i fagioli,
e dopo cena si gioca a Blot, chenei paesi del litorale ionico, si gioca in molte occasioni,
anche se si chiama "briscola orba".
La
presenza degli armeni nella nostra terra ha contribuito allo sviluppo civile e
culturale, gli armeni sono stati difensori delle nostre terre sotto la spinta
araba, la storia ricorda la battaglia di Bruzzano tra gli islamici ed i
cristianidove un forte contingente
arabo sconfisse le milizie armene che erano giunte in Calabria a seguito di Niceforo
Foca, nel IX secolo, per liberare, dalla dominazione araba, Reggio e la Sicilia.
La
parte conclusiva della relazione ha avuto il merito di evidenziare altri
aspetti come quelli relativo al fatto che pur non essendoci fino al
momento prove storiche, ci sono quelle archeologiche
che confermano la presenza degli Armeni sul territorio reggino, quindi -
prosegue Sebastiano Stranges, sarebbe necessario effettuare dei saggi di
scavo, in modo da avere altre informazioni sull'argomento.
Di
seguito il relatore ha toccato altri interessanti spunti come quelli relativi
ad alcuni siti come quelli ubicati nelle
località di Brancaleone Superiore e Rocca Armenia, l'attuale
Bruzzano, dove vi sono i resti di un castello, dove
sono visibili i vari alloggiamenti ed una Chiesa con altare posto ad Oriente.
Infine
si è voluto ricordare che il 24 aprile decorre il novantesimo anniversario
dell’eccidio di 1.500.000 armeni ad opera
dei turchi e che sarebbe opportuno che la Calabria ricordasse con le
bandiere a mezz’asta quel terribile episodio della storia dei nostri
cugini e fratelli armeni, un popolo civile, cristiano di cultura greco e latina che ha dato
al mondo moderno moltissimo.
La
trattazione del prof. Orlando Sculli si è basata sulla scoperta di
numerosi siti
archeologici sparsi sul territorio della provincia di Reggio Calabria,
Essi
sono dislocati nel territorio di
Ferruzzano e sono caratterizzati da una croce basata su una
forma sferica, cosiddetta giustinianea, tipica del VI sec. d.c. che
conferma sia la presenza armena sul territorio, forse dei coloni,
sia la
destinazione a coltura vinicola del territorio, che lo stesso
simbolo riecheggi, per le sue caratteristiche
geometriche sia del cerchio che del triangolo, propri gli
elementi spirituali di tale popolo in questione già presente
nel territorio forse sin dal VII secolo
sotto l'impero
di Eraclio, e successivamente sviluppatosi nelle zone adiacenti, grazie a
diversi connazionali, giunti dal Medio
Oriente a causa delle numerose invasioni, realizzò un insediamento
numericamente più consistente.
Al seguito dell’esercito di Giustiniano,
guidato prima da Belisario, poi da Narsete, vennero in Calabria, probabilmente
dal Medio-Oriente bizantino, sotto continua pressione dei persiani, nel corso
del VI secolo d.C., ebrei ed armeni, con varie funzioni, da quelle
amministrative o agricole, a quelle militari, specie per gli armeni. Nella
vallata di Bruzzano, si stanziarono gli armeni e gli ebrei.
Dei primi abbiamo le testimonianze nella
toponomastica, Rocca degli Armeni a Bruzzano e nei manufatti religiosi: chiese
grotte a Brancaleone Superiore e a Bruzzano Vecchia.
Ricordano inoltre il passaggio del popolo
caucasico, alcune croci trilobate o sormontate da sfere, incise in alcuni
palmenti presenti nel comune di Ferruzzano.
La presenza degli ebrei è attestata dal toponimo
“Judaríu” (Villaggio dei Giudei), nello stesso comune di Ferruzzano, a
ridosso del santuario della Madonna della Catena.
Il villaggio degli ebrei, era situato su un sito
frequentato dal neolitico (sono state rinvenute scaglie di selce, ossidiana e
frammenti di ceramica non tornita); la loro presenza potrebbe essere certificatada alcuni frammenti, ivi rinvenuti, di ceramica dipinta, a strisce
continue e parallele, gialle e verdi oppure arancio e azzurre.
Analizzando
una cartina, del 1783, presente nel lavoro di Roberto Fuda “Formazione
e immagine di uno stato feudale” (Corab Editore, Gioiosa Jonica 1995), si
legge un toponimo riferito agli armeni, “Rocca dell’Armenio”, posta tra il
sito di S. Domenica e Ferruzzano. Se la collocazione del toponimo sulla cartina
è esatta, l’insediamento armeno sorgeva più a nord-est rispetto alla Rocca
Armenia (l’insediamento di Bruzzano abbandonato a partire dal 1907). Esso era
a ridosso di Santa Domenica, dove sorgeva Bruzzano nel 925, distrutto dagli
arabi, guidati da Abu Ahmad Gafar Ibn Ubayd.
Secondo
la tradizione orale del territorio, dopo la distruzione di Bruzzano, gli
abitanti superstiti si divisero ed alcuni si stanziarono sulla collina dove
sorse Ferruzzano, altri sulla Rocca Armenia.
Ma
il toponimo “Rocca dell’Armenio” a quale insediamento si riferisce?
Probabilmente a quello distrutto dagli arabi nell’862 quando il Wali di
Sicilia, Ab-Allah Ibn Al-Abbas, occupò molte rocche bizantine in Sicilia
e scatenò la sua furia guerriera in Calabria, distruggendo Qalat- Al
Armanin
(la
Rocca degli Armeni), secondo quanto riferisce Al-Aktir, e che Michele Amari non
sa dove collocare nella sua “Storia dei musulmani di Sicilia”.
In
seguito la comunità distrutta si ricompose, ma nel 925, come abbiamo accennato
venne di nuovo massacrata.
Proprio
in questo periodo le dinastie berbere degli emiri di Sicilia, per via della
scarsità della popolazione in Africa del Nord, andavano alla ricerca di
mercenari nelle terre slave dell’Adriatico settentrionale tra gli schiavoni
della Croazia o nella Dalmazia.
Infatti
nel 918 molti mercenari schiavoni al soldo degli arabi, sotto la guida di Masud
devastarono Reggio e presero la Rocca di Sant’Agata forse nei pressi di Reggio
stessa.
In
quel periodo la vallata di Bruzzano divenne area di acquartieramento delle
truppe arabe e una comunità slava di croati, vi si stabilì, come ricorda il
toponimo vicino, alla Rocca degli Armeni, “Schiavuni” o “Rocca Schiavuni”.
Un
altro toponimo consimile si ritrova nel comune di Sant’Agata vicino allo
stretto di Palecastro. Un altro tassello quindi si aggiunge al mosaico dei
popoli che abitò la vallata di Bruzzano, fino all’arrivo dei normanni nel
1060.
Pertanto
è doveroso indagare prima che le tracce di questi popoli siano definitivamente
cancellate, esplorando i siti, studiando le superstiti coperte, tessute fino
agli anni 50, con schemi tramandati da centinaia di anni, così ricche di
simbologie orientali ed infine salvando i vitigni autoctoni, in cui il
prestigioso prof. della Statale di Milano, Attilio Scienza, tramite il D.N.A.,
confida di trovare attinenze con l’Armenia.
L'intervento del relatore è stata supportata da una serie di diapositive che
testimoniano il lavoro di ricerca svolto e nel contempo hanno fatto vedere ai
presenti i luoghi di tali ricerche quali Rocca degli Armeni, Ferruzzano, San
Valentino, località a ridosso della sopra citata Rocca Armena, Bruzzano, dove
vi sono una serie di palmenti, croci armene,
tracce interessanti di villaggi ed
altre testimonianze atte a confermare la presenza di tale popolo anche nella
provincia reggina jonica.
La manifestazione si è conclusa
con l'autorevole intervento del prof. Domenico Minuto che
sottolineato la valenza dell'incontro e nel contempo ha
precisato che «abbiamo il dovere di essere prudenti e non farci
prendere dalle emozioni.
Bisogna dare una risposta
attendibile a queste importanti testimonianze, quindi lode ai
relatori per il loro lavoro effettuato che è una miniera
di informazioni culturali. Quello che diciamo deve essere
attendibile, quindi attendiamo fiduciosi i prossimi
sviluppi.»