Tutto questo va
ricondotto, in ogni caso, al mito, il quale ha un valore universale e
non individuale e particolare.
"Il
mito - secondo Plutarco - è un'immagine spezzata della verità come
l'arcobaleno è il riflesso della luce del sole, i cui raggi si
rifrangono nelle nuvole".
«La
Calabria fu la prima Regione abitata dell'Italia - afferma nel
corso del suo intervento Daniele Zangari - da principio fu
detta Conia, cioè Saturnia, e Italia.
I Barbari la chiamarono
Brettia.
Questa è la terra che dai Greci fu chiamata "Esperia",
"terra del tramonto". »
Il Giardino delle Esperidi, le custodi
dei "pomi d'oro" della mitologia classica, era stato
localizzato anche nell'estrema punta della Calabria.
Reggio non fu solamente un crocevia commerciale di uomini di
ogni razza, credo religioso e cultura, ma fu anche e soprattutto sedi
di antiche Scuole, dalle Orfiche alle Pitagoriche.
Reggio, secondo il
mito, è stata la prima città d'Europa, fondata dal pronipote di Noè,
Aschenez.
E
in forza, del valore universale del "mito", Aschenez
richiama Ascanio, figlio di Enea, e Ausonio, capostipite degli Ausoni
che regnarono in questo mare, in questa "Ausonia" che vuol
dire appunto "Terra del Sole".

Secondo
alcuni studiosi, la mitica Ararat non si riferirebbe al sito attuale
nel Caucaso, ma alla solare Terra degli Dei, degli Aurunci - Ausoni.
Sembra,
secondo il Mazzocchi, uno studioso del XVIII secolo - che
probabilmente si rifece agli studi di Strabone e di Diodoro Siculo -
che il primo insediamento celtico (il nome ha lo stesso significato di
"latino", cioè nascosto) fu tra Sant'Eufemia e Squillace.
I
primi Celti, che provenivano da Oriente, probabilmente dalla Tracia o
dalla Mesopotamia, attraversarono il Mediterraneo per stabilirsi in
Calabria e da qui poi verso i luoghi più interni d'Italia,
particolarmente nel Lazio, e quindi verso l'Europa.
Il
nome "latino" non nacque nelle vicinanze di Roma, come
comunemente si crede, bensì nella Calabria fra il golfo di Squillace
e quello di Sant'Eufemia.
Così
il Mazzocchi nello "Spicilegio" afferma che da qui partì
una colonia che approdò sul fiume che poi fu chiamato Tevere. Nacque
Alba, poi Ati, da Ati, Capi, da Capi, Capeto, da Capeto, Tiberino.
Il
Tevere, prima fu chiamato Albula.
Il nome "latino",
che come abbiamo detto significa nascosto, è lo stesso di
"celtico" : "CHETIM EST OCCULTUS, LATENS".
I
Celti quindi sarebbero i primi abitatori d'Italia, nome allora
riferito al tratto estremo della Penisola.
Reggio
è la città dove regnò Italus; qui dei giovani guerrieri, gli Itali
appunto, annunciarono una "primavera sacra" , iniziando con
ciò la fortuna di un nome che poi la Roma Augusta estese a tutta la
Penisola.
Si spiegherebbe così il
perché Cesare Augusto estese a tutta la penisola il nome
"Italia" .
Che
attinenza c’è con ciò che stato scoperto in località Sambuco di
Nardodipace (VV) e quelli trovati nel territorio di Stilo (RC) ed altri
ammassi rocciosi di incerta origine, ormai caduti nell’oblio, ma ubicati a
pochi passi dal centro di Reggio ?
Quale differenza c’è tra le strutture coniche di
Nardodipace, quelle di Stilo e quelle ubicate nelle zone collinari della
città dello Stretto ?
I
circondari di queste costruzioni da chi erano abitate?
Che funzionalità
avevano e quali elementi in comune vi sono con quelli presenti in altre
regioni del bacino del Mediterraneo e di quelli di
Er-Lanic in Francia e di Stonehenge in Inghilterra. ?
E
da questa serie di quesiti si è passati alla suggestiva ed interessante
relazione del giornalista Rai Franco Votano,
Sullo
Stretto l'epopea eroica risale al 1260 a .C:, un periodo in cui abbiamo una
confluenza sufficiente di interscambi tra popolazioni mediterranee,
orientali e indoeuropee (Itali, Morgeti, Sikuli, Liparioti) che hanno
permesso di tramandare orlamente e su incisioni il Grande Ciclo eroico (Eracle,
Oreste, Orfeo, Proserpina) che ha costituito la koinè mediterranea del
millenio successivo.
In
questo periodo la sfida alla Storia nasce dalla costruzione di giganteschi
Menhir, sepolture monumentali che segnano il passaggio di una porta
trilitica (tre grandi massi a forma di T).
L'ultimo
principe delle Lipari, Giocasto giuse a Pallante d'Arcadia, un agglomerato
di capanne e grotte tra lo Scaccioti e il Calopinace e pose la sua sede
sulle alture di Pentimele, su un pianoro (il cui nome trapassò nella
distorsione fonetica da Liparini a Luparini a Lupardini).
Su
queste alture visse e regnò ai tempi dell'attraversamento dello Stretto di
Eracle, il principe Giocasto e nella rada sottostante controllò il traffico
navale est-ovest.
Un
periodo splendido ricordato come meorabile ai tempi del tiranno Anassilao di
Reggio (498 a.C:), l'unico che rinverdì il potere di Giocasto. E ancora a
quei tempi si parlava di questo straordinario Menhir, eretto per ricordare
il più regale e potente signore della costa reggina.
Il
Menhir fu eretto alla sua morte sulle attuali alture di Lupardini (zona
archeologica ricchissima) in modo che tutti i naviganti e potessero rendere
omaggio al grande principe.
La
struttura del Menhir si richiama certamente al mistero della potenza e del
passaggio, ai riti orfici che in Calabria ebbero grande accoglienza e non
solo con la scuola krotonese ma anche con quella italica (il mondo italiota
si estendeva dalla punta di Reggio fino a Maratea alleata calcidese, da
Locri a Taranto doriche, fino ai confini della Japigia e infine con le achee
Sibari e Crotone fino a Posidonia, poi Paestum e comprendnete Elea poi Velia
centro della filosofia italica).