RUDERI
DI CHIESA NORMANNA NEL CORTILE DI S.GIORGIO INTRA
26.04.2001
Tale
appuntamento
è valso ad illustrare ai convenuti il perimetro degli scavi relativi alla chiesa di origine normanna
che si trova nelle immediate vicinanze del Tempio della Vittoria.
Ad introdurre
i lavori del convegno, il segretario del sodalizio organizzatore Natale Bova, il
quale ha sottolineato l'importanza di riscoprire il periodo normanno e di
restituire alla fruibilità della cittadinanza gli scavi archeologici ubicati
alle spalle della Chiesa sul Corso Garibaldi.
Il sito è stato inaugurato lo scorso anno ed i cui resti rappresentano
oggi i pochi segni del secolo e mezzo
dell’amministrazionenormanna.
L'estensione
di Reggio durante il periodo normanno vi erano diverse porte come quella Mesa,
quella Tarzana (dall'arabo e significava darsena) che portava alla Giudecca
ebraica e che quindi aveva uno sbocco sul mare.
La
città era più piccola rispetto a quella attuale e a quella del periodo greco e
possiamo presupporre grosso modo dalla via XXI Agosto alla Via Giulia. All'interno della
città vi era il Castello ad est che dominava la città, poi la Cattedrale
normanna, di cui non esiste più nulla, il convento dei Gesuiti, nei pressi
dell'attuale Teatro comunale, la Cattolica dei Greci, a pianta quadrata , secondo
il rito greco e questa extra muraria dedicata a S.Giovanni.
Emilia
Andronico descrivendo il sito ha detto che : «Dagli
scavi sono emersi i resti della muratura facenti parte della prima
struttura semicircolare, una piccola abside, quella settentrionale e la parte
iniziale dell'abside centrale»
.
Per avere un'idea del sito la
relatrice ha fatto un confronto con altri siti religiosi dello stesso periodo,
ricadenti sul territorio di Reggio come la chiesa di S.Antonio Abate e quelle ricadenti sul territorio di Messina, Siracusa
e Palermo ed ha evidenziato lo stile arabo-normanno dell'architettura
meridionale nel campo ecclesiastico.
Si
può, quindi, sottolineare che si tratta di
una preziosa testimonianza della cultura normanna il
cui impatto in Calabria
fu notevole dal punto di
vista storico: contribuì alla separazione tra la chiesa latina e greca.
Del resto, oltre a una
chiesetta insistente nella zona collinare di Archi ed all'abbazia della
Trinità a Bagnara, questa è l'unica
traccia della presenza normanna a Reggio, dopo che a Terreti, per costruire il
cimitero, venne fatta saltare con la
dinamite
una basilica di cui si
possiede la planimetria grazie al supporto logistico dell'archeologo Paolo Orsi
.
Intorno
al 1050 circa comincia a svilupparsi quella forma artistica innovativa per
i tempi, denominata "architettura normanna" , che ebbe il merito di innovare ed integrare il
preesistente con il gusto per la decorazione senza eccesso, con una bellezza
equilibrata e nelle
loro costruzioni traspariva l’energia dei grandi conquistatori del secolo XI.
La
relatrice Emilia Andronico della Sovrintendenza alle antichità della
Calabria ha descritto con il supporto di interessanti diapositive ha
descritto l'iter relativo alla fase degli scavi e successivamente è passata
alla
descrizione del manufatto oggetto della giornata di studi.
Si
tratta di due strutture semicircolari, una completa e l'altra visibile solo
in parte, riconducibili alla parte sindacale di una chiesa.
Emersero alla fine degli anni
ottanta nel corso dei lavori per la costruzione di un campetto di calcio,
mai costruito, vista l'importanza della scoperta che persisteva sul cantiere.
Dopo circa due anni di scavi,
terminati per mancanza di fondi, è stato possibile ricostruire la storia
della chiesa, attraverso un'indagine planimetrica e il successivo raffronto
con le pubblicazioni riguardanti altri
resti del periodo storico in oggetto e la consultazione di altri documenti
presso l'archivio arcivescovile di Reggio.
Secondo
quanto detto della relatrice si tratta di una chiesa abbaziale di piccole
dimensioni, le cui origini sono databili intorno all'anno 1500 e si è potuto
accertare che nel 1595, il luogo era già in stato di degrado come su può
evincere dalle visite pastorali dell'arcivescovo Monsignor Annibale
D'Afflitto, il quale ne descrive la demolizione effettuata per costruire il
monastero delle monache benedettine, chiamato della Vittoria in riferimento
alla battaglia di Lepanto.