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RENZO MARTINELLI A REGGIO
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sequenze su gentile concessione dell'autore
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Giorno 20 Aprile alle ore 16,00
presso l'Aula Magna dell'Accademia di Belle Arti si è tenuto un incontro con il regista
milanese . Il film accende i riflettori su una
pagina "oscura" della Resistenza di cui, come ha ricordato lo stesso
regista nel corso dell'incontro
«non c'è traccia nei libri di
storia».
«Era tempo che se ne parlasse -prosegue il quarantonovenne regista
milanese- anche se gli unici due sopravvissuti a quei fatti, Mario Toffanin, che guidò
l'eccidio, ci ha intentato una causa giudiziaria, mentre Aldo Bricco, il solo
sopravvissuto di quel triste giorno, abita a Pinerolo e non vuole rilasciare nessuna
dichiarazione di quei trisit giorni
» .
I lavori sono stati introdotti da Gianni Aiello ed a seguire da Gianfranco
Cordì che si sono soffermati sul valore storico dell'opera di Martinelli e sulla
impossibilità di qualsiasi giudizio sulla stessa.
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Lo stesso regista ha introdotto la
visione del suo film "Porzûs" parlando del ruolo della storia, del fare cinema con
la storia come protagonista e quindi del modo di trattare documenti (nel caso in questione
del tribunale di Lucca) e altri materiali per trarne una sceneggiatura. |
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sequenza su gentile concessione dell'autore
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Ha seguito la
proiezione del film che rappresenta una pagina
sconosciuta della Resistenza italiana relativa all'uccisione, era il 7 febbraio del 1945,
di un gruppo di partigiani cattolici da parte di una formazione comunista : a Porzûs un
centinaio di "gappisti" comunisti guidati da Mario Toffanin, il comandante
Giacca (ora ottantaseienne), condannato nel 1952 per strage, (dove trovò la morte anche
Guido Pasolini, fratello di Pierpaolo) che al servizio delle truppe slovene massacra 22
partigiani della brigata "Osoppo" .
Il regista Renzo Martinelli ha
ricostruito i fatti del suo film sulla base degli atti processuali basandosi
principalmente su quello di Lucca relativi al biennio 1951-52 .
Ventisette anni dopo,
siamo nel 1980, due vecchi partigiani tali Geko, ispirato alla figura di Mario
Toffanin,
detto "Giacca" (Gastone Moschin) all'epoca comandante che ordinò la
strage e Storno (Gabriele Ferzetti) si trovano a discutere intorno ad un tavolo sui
tristi ricordi relativi a Porzûs, località del comune di Attimis, in provincia di Udine,
dove i componenti della brigata Osoppo erano stati accusati di tradimento e di
collaborazione con i fascisti per aver ospitato in un loro rifugio una donna sospettata di
fare la spia per il nemico (Giulia Boschi) .
Per quella strage, alla fine del secondo
conflitto mondiale Toffanin ed i suoi commilitoni vennero processati ed il primo
condannato all'ergastolo poi amnistiato nel 1978 dal Presidente della Repubblica Sandro
Pertini, anch'egli ex partigiano .
Il Toffanin vive in una località della Slovenia
ricevendo una pensione minima dallo Stato italiano.
In alcune interviste ha dichiarato
(come durante le sequenze del film viene ripetuto) che non si sia mai pentito di quello che
ha fatto; anzi rifarebbe tutto ciò che fatto in quel triste giorno del 7 febbraio del
1945 .
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sequenze su gentile concessione dell'autore
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In quel
gelido inverno di cinquantaquattro ani addietro degli esseri umani
(indipendentemente dalla nazionalità e dal loro ideale politico di allora) finirono
nellatroce buco nero delle foibe per mano delle truppe jugoslave che in quel periodo
invasero il Friuli Venezia Giulia : la strage di Porzûs
nasce da queste premesse .
Un tempo la parola «foiba» apparteneva quasi
esclusivamente tecnico di geologi e speleologi. Oggi, forse, conosciuta a seguito
del lugubre significato di orrore e di morte.
L'altopiano roccioso del
Carso, che si
estende su notevole parte della Venezia Giulia, è da paragonarsi ad una immensa groviera.
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Il suolo è costellato di numerose voragini - ne sono state censite circa 1700 - che sprofondano per centinaia di metri nelle viscere della terra, spesso percorse dalle acque
che si gettano negli abissi per riaffiorare in superficie come ricorda |
anche il poeta latino Virgilio nell'«Eneide» .
Sia le foibe istriane che
quelle del Carso divorarono italiani, tedeschi ed anche sloveni antititini.
E alle
foibe si aggiunsero le deportazioni per altre migliaia di sfortunati essere umani, molti
dei quali non conobbero la via del ritorno.
Ed a tal proposito su quei tristi 40
giorni dell'occupazione jugoslava Diego De Castro, che fu rappresentante italiano presso
il Governo militare alleato a Trieste ebbe a dichiarare :
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« ...
forse non è inutile ricordare agli altri italiani quali furono gli orrori
dell'occupazione jugoslava di Trieste e dell'Istria : gli spari del maggio 1945 contro un
corteo di italiani inermi con cinque morti e innumerevoli feriti, le razzie di miliardi di
allora nelle banche, |
nelle
società, negli enti pubblici . A tutti i nostri
connazionali è ormai nota la lugubre parola
foiba e tutti sanno che cosa
sono i campi di concentramento
.»
Ritornando alla
pellicola di "Porzûs" bisogna dire che rappresenta una brutta
pagina della storia partigiana e la visione del film è stato un momento valido per
una seria e serena riflessione da parte dellutenza, atto, quindi ad educare anche le
nuove generazioni in modo di riuscire ad avere una giusta visione della storia , in modo
che diventi anche lezione per il presente e quindi oggetto di pensiero
Alla fine dello stesso il regista si
è prestato ad un dibattito con il pubblico.
Numerose e qualificate sono state le domande
che hanno aperto un
breve ma interessante dibattito.
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