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26 febbraio 2020

“I fatti di Reggio del 70 – Reggio, rivolta di Popolo” è il titolo del volume realizzato dall’onorevole Fortunato Aloi, uno dei protagonisti in quell’arco di tempo che coinvolse la città di Reggio Calabria in una spirale di violenza a far data dal luglio 1970 al febbraio 1971. Un arco di tempo di otto mesi, menzionati come i “Fatti di Reggio” che calendarizzarono in tale percorso temporale di quella che fu considerata la più lunga e violenta rivolta dell’Europa occidentale del novecento e che lasciò sul campo cinque morti, tre vittime civili (il ferroviere Bruno Labate, l’autista Angelo Campanella ed il barman Angelo Jaconis) e due militari (gli agenti Vincenzo Curigliano ed Antonio Bellotti) e per dovere di cronaca da ricordare il deragliamento “del treno del Sole” Palermo-Torino all’altezza di Gioia Tauro il 22 luglio 1970 (6 morti e circa 60 feriti),  ed i cinque giovani anarchici (Gianni Aricò, Annelise Borth, Angelo Casile, Franco Scordo, Luigi Lo Celso) deceduti, a seguito di un incidente stradale, nella notte del 26 settembre 1970, oltre a miglia di feriti, arresti, denunce, danni alle strutture pubbliche e private del territorio per miliardi di vecchie lire. Ritornando al percorso letterario del saggio storico, l’autore ne ripercorre, riavvolgendo il nastro della memoria, e nelle pagine in argomento vengono analizzate super partes  quelle vicende, tralasciando gli aspetti ideologici, mettendo a disposizione del lettore di poter esaminare attentamente quel periodo storico attraverso il supporto, oltre alle considerazioni dell’autore, anche attraverso l’ausilio di documenti di vario genere, reportages fotografici, articoli giornalistici del periodo sia della stampa italiana che estera, ed altre finestre di approfondimento poco considerate in altri ambiti. Altre cifre riguardano la qualità e le condizioni di vita che erano radicate in alcune zone nevralgiche della Città durante quel periodo, come la zona di Sbarre e quella di Santa Caterina, quartieri di chiara estrazione proletaria, che diventarono dei veri motori propulsori di idee che si propagarono per l’intero tessuto territoriale, e furono un laboratorio di idee che si contrapposero a quella unità nazionale, proponendo una sorta di movimento autonomista che si identificava nella Repubblica di Sbarre, del Granducato di Santa Caterina, ed in altre realtà localizzate in altre zone di Reggio Calabria. Elementi questi che meritano ulteriori indagini di analisi e quindi […] di non rimuovere la rivolta di Reggio Calabria, nella sua incredibile durata, ampiezza e radicalità, con il largo uso di armi ed esplosivi e al tempo stesso il larghissimo coinvolgimento popolare [..] come espresso da Guido Crainz ne La «stagione dei movimenti». Dalla rabbia di quei giorni emerge l’insofferenza nei confronti del potere centrale che si tramutava quotidianamente in «vere e proprie battaglie tra lo Stato ed una comunità ormai esasperata dalla mancanza di lavoro, di opportunità, stretta tra una morsa di depressione socio-economica ma con dentro ben radicata una volontà di riscatto sociale. Reggio viveva sulla propria pelle una situazione diventata insostenibile nel momento in cui venne privata del capoluogo di regione, che venne vista come l’ennesima beffa da parte di uno Stato assente e sordo ai bisogni di un’intera comunità». […]  Martedì 14 Luglio 1970 – Lo sciopero continua. La protesta si apre con i lunghi cortei attraverso il Corso Garibaldi. Gli uffici, i negozi e le banche sono chiusi. Mentre una parte della folla si ferma in piazza Italia ad ascoltare le parole del Sindaco e del consigliere provinciale Fortunato Aloi (MSI), tanti altri si danno da fare per innalzare le prime barricate: sul Corso, sul Lungomare, in prossimità della Stazione Centrale, in via Pio XI, al rione Sbarre, in via XXI Agosto, al rione S. Caterina. Lo scopo di intralciare il traffico è raggiunto. Il movimento dei veicoli è lentissimo, a volte impossibile. Un blocco stradale che pregiudica il collegamento del capoluogo con il versante tirrenico della provincia è attuato sull’autostrada, allo svincolo di S. Trada con alcuni autobus portati là nơn si sa da chi. Le barricate sono innalzate con quanto capita sottomano. Si saccheggiano i cantieri edili di sbarre di ferro, tavoloni, sacchi pieni di cemento; sul Corso vengono persino trascinate alcune panchine di ferro divelte alla Comunale […] (tratto da “Buio a Reggio” di Luigi Malafarina, Franco Bruno e Santo Strati)  Nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data dal 26 febbraio.  

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