PALAZZO FOTI

 

 

 

La struttura architettonica nasce nel  1913,dall'idea progettuale dell'architetto Gaetano Spinelli e dall'ingegnere Camillo Autore, poi interamente edificata nel 1920.

 

L'androne è caratterizzato da uno scalone d'onore a tenaglia, in stile classico, alla cui cima è posta un'ara trovata durante la realizzazione delle fondamenta, dove è ubicata una piccola area archeologica, memoria della probabile presenza del foro di epoca romana. 

L'entrata della sala del consiglio è adornata da un colonnato su cui sono raffigurati i tratti somatici di personaggi illustri reggini, mentre ai lati del corridoio sono posti i mosaici relativi al mito di Colapesce.

 

Sull'affaccio vi sono tre busti, di cui due in marmo raffiguranti Giuseppe De Nava (Jerace), ed un'opera dello scultore Panetta del '51, e uno in bronzo relativo a Giuseppe Mazzini di Barca, mentre le cronache del  tempo ricordano i busti

 

Cavour (La Russa) e altri in marmo e bronzo. 

Sia il salone del consiglio che quello di ricevimento furono decorati dal pittore Francesco Galante, su indicazioni progettuali di Francesco Morabito - Calabrò .              

Il soffitto  dell'aula consiliare è caratterizzato da un dipinto a olio su tela che rappresenta l' "Ecclesia reggina" nell'atto di ricusare agli ambasciatori di Dionisio (sec. IV a.C.) tiranno aretuseo. 

Il locale era caratterizzato da pertinenze decorative, quali ricche cornici, a rilievo dorate a motivi greco-italici, con ornamenti simbolici dipinti, mentre si possono osservare labili indizi di resti di quadri a olio su tela, rappresentanti "La Vittoria" e "l'Apoteosi della Grande Guerra" . 

 

Ora le opere del salone del consiglio provinciale sono costituite dal bassorilievo marmoreo, sintetizzante i fasti di Reggio e della Calabria Ulteriore, realizzato da 

 

Monteleone e dalle artistiche note cromatiche che esaltano la decorazione musiva pavimentale e parietale, dovuta a Mori, Ortona e Amato. 

Poi le presenze alate in bronzo che portano alla mente i mestieri, le arti, la musica. 

 

Nel Salone di ricevimento, oggi Salone Rosso, è posta al centro del soffitto un dipinto a olio su tela rappresentante la "Fata Morgana". La decorazione dei locali è a rilievo in stucco con dorature.

 

Le pareti sono fregiate a rilevo con festoni delle teste di bucranio. Anche qui facsimili di monete, della sola Reghion; e i pilastri di marmo con fiori a festoni e zoccolatura. Sulle pareti vi sono due quadri rappresentanti "Amore e Giovinezza", di soggetto greco e sulle porte sono inquadrati in giro, il panorama di Scilla e quello di Reggio al 27 dicembre 1908. 

 

 

Laureato in Scienze Politiche con una tesi su "Il Decurionato e la Riforma amministrativa del 1816" , ha partecipato ad un progetto del  Ministero del Lavoro, finalizzato ad un'indagine storica dottrinale e sociologica delle comunità religiose non cattoliche, curando il periodo della dissidenza religiosa durante la riforma protestante del reggino

Gianni Aiello

Il termine provincia trova applicazione amministrativa sin dal II secolo a.C., periodo in cui Roma descriveva i territori annessi all'urbe e la letteratura a riguardo la troviamo negli scritti di Festo o nelle "Virranae"  di Cicerone. Sotto l'amministrazione di Ottaviano Augusto si attuò una riqualifica  delle strutture amministrative in questione le cui competenze gravitavano nelle figure dell'Imperatore e del Senato e tale divisione trovò applicazione sino alla caduta dell'Impero romano.  

Con Odoacre  ai Presidi ed ai Rettori vennero affiancati i capi militari Ostrogoti:  tale attuazione trovò seguito anche sotto il governo bizantino che attuò per un certo periodo tale sistema amministrativo, che venne rimpiazzato da un capo militare sotto l'amministrazione longobarda e che durò fino a quella spagnola. 

Il ruolo della Provincia inizia ad assumere i connotati di modernità, con la relativa duplice fisionomia di circoscrizione governativa, retta da rappresentanti ed ufficiali del governo centrale, e di ente autonomo. 

Dalle riforme della rivoluzione francese e del Primo Console, dalla creazione dei Dipartimenti, apparsa prima nelle due leggi rivoluzionari del 23 dicembre 1789 e dell'otto gennaio 1790, e successivamente migliorata dalla legge napoleonica del 28 piovoso dell'anno VIII, e dalla Francia passata in servizio agli stati napoleonici italiani che la provincia moderna tra il suo assetto e la sua fisionomia attuale di circoscrizione locale dell'amministrazione generale dello Stato e di ente autarchico, aventi scopi propri, oltre quelli dello Stato,e,che, in questa duplice qualità è retto dallo stesso funzionario, il Prefetto, che è perciò ad un tempo rappresentante del Governo e Capo dell'Amministrazione Provinciale . 

Con l'entrata dell'esercito francese di Championnet a Napoli il 24 gennaio 1799, emerge l'inadeguatezza del sistema amministrativo borbonico e si giunge ad una serie di decreti e le modifiche apportate alla circoscrizione della Calabria: infatti con le leggi del 21 piovoso anno VII repubblicano (9 febbraio 1799) che stabiliva i dipartimenti del Crati e della Sagra, quest'ultimo composto di 10 cantoni: Catanzaro, Cotrone, Nicastro, Monteleone, Tropea, Seminara, Reggio, Bova, Roccella e  Satriano .

Dopo la caduta della Repubblica napoletana si un periodo di staticità in materia  fino alla produzione legislativa del  1806 che nello stesso  mese di  agosto partorì due importanti svolte quali quelle relative all'eversione della feudalità, la riforma dell'amministrazione provinciale e comunale, l'imposta fondiaria .

Quello dell'8 agosto 1806 relativo all'ordinamento dell'amministrazione civile del Regno corrispondente agli istituti francesi e quello dell'8 dicembre 1806 con il quale si definiva la divisione delle province in distretti e governi. 

Nella Calabria rimase la classica ripartizione in due province (Citeriore ed Ulteriore) suddivise in quattro distretti, ognuno dei quali si articolava in circondari. 

La provincia Citeriore era composta dai distretti di Cosenza, Castrovillari, Rossano ed Amantea; e l'Ulteriore era composta dai distretti di Monteleone, Catanzaro, Gerace e Reggio. 

Con la citata legge dell'8 dicembre 1806, la Calabria Citeriore mantenne come capoluogo Cosenza, mentre l'Ulteriore ebbe come capoluogo Monteleone, che venne preferita all'antica sede di Catanzaro, "per il sito più propizio non solo alle comunicazioni ma anche e soprattutto alle congiunture militari che, in una inquieta contrada di confine  erano e furono determinati" (Umberto Caldora, Calabria Napoleonica 1806 - 1815, Napoli, F.Fiorentino 1960, pag. 35). 

Bisogna notare che questa riforma causò delle elevate proteste, sia per quanto riguarda la formazione dei distretti che per la suddivisione dei circondari. 

Tale imperfetta suddivisione non permetteva di costituire un decurionato, visto il basso numero degli abitanti e l'alta percentuale di analfabetismo. 

Tutto ciò portò al decreto di Parigi del 4 maggio 1811 con il quale si ebbe un'ulteriore divisone amministrativa. Le novità di tale decreto furono date dal trasferimento della sede distrettuale da Amantea a Paola: la causa di ciò è da ricercare nel quadro prettamente militarmente strategico.

Questo è il clima nel quale si inquadrano le riforme dell'organizzazione amministrativa territoriale del 1811, che per ragioni logistiche e per gli eventi non poté attuare la proposta di istituire per la Calabria, una terza provincia, che avvenne nel 1816 con la legge del 12.12.1816 n° 470, con l'elevazione di Reggio a capoluogo della nuova provincia di Calabria Ulteriore Prima . 

Il Governo Provinciale Intendentizio fu istituito con le regie patenti del 31 dicembre 1842 e perfezionato con la Regia Patente del 30 dicembre 1847 fino alla Legge Quadro del 23 ottobre 1859 estesa poi all'intero territorio nazionale .

Altra fondamentale tappa e la riforma sulla legge Comunale e Provinciale del 1888, che toglieva al Prefetto la Presidenza della Deputazione Provinciale. 

La disciplina giuridica veniva trattata nel nuovo secolo nel Testo Unico del 4 febbraio 1915 n. 148 ma con il Regio Decreto del 3 marzo 1934 n. 383 venne emanato un nuovo Testo Unico che aveva il compito di disciplinare in modo ex novo la materia.  

Ritornando alla legge Comunale e Provinciale del 1888 bisogna dire che essa rimase  pressoché immutata fino alle riforma fasciste attuate con la legge del 27 dicembre 1928 che, anche per questo ente, sostituirono al sistema elettivo per la costituzione dell'amministrazione, il sistema della nomina governativa, ma decaddero dopo la caduta del regime.  

Il Decreto Legge del 4 aprile 1944 n. 112, seguito da leggi successive riattuò il primo Testo Unico relativo agli istituti e principi aboliti dall'amministrazione fascista.  

Con l'entrata in funzione delle Regioni a statuto ordinario le Amministrazioni Provinciali hanno iniziato a subire un processo di svuotamento di compiti che in breve tempo le ha ridotte ad enti assolutamente marginali.

 

LO STEMMA ARALDICO DELLA PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA

 

Nel Salone Rosso “Monsignor Giovanni Ferro” di Palazzo Foti vi è ubicato lo stemma scolpito su legno pregiato ad opera del maestro fiorentino Mauro Pieroni. Il manufatto è stato inciso su un “pinus cembico” e rifinito in foglia d’oro zecchino ventiquattro carati, foglia d’argento vero mille e colori a tempera anticati , con una tecnica di lavoro risalante al XVII secolo.  

Rispetto al gonfalone lo stemma araldico ha tre modifiche quali le perle della corona ducale che sono bianche anziché azzurre, le bacche color oro invece del color naturale ed infine il nastro tricolore anziché rosso.

Notizie intorno al blasone della Provincia sono riportate dal Fiore nella sua “Calabria Illustrata” , che ne trascrive la descrizione di GiovanBattista: <<La Calabria fa per Arme una Croce nera in campo argento, tolta dal Duca di Calabria Boemondo, in memoria della gloriosa spedizione in Terra Santa, dove fu investito del Principato di Antiochia>> .

Il secondo scrittore trascritto ancora dal Fiore è Nunzio d’Orsi “Terremoto di Calabria” il quale dice cosi : << … Fa per Arme questa provincia due croci nere in campo di argento, con quattro pali vermigli in campo d’oro , insegne di Aragonesi. Don Ferdinando Duca di Calabria, figliolo di Alfonso Re di Napoli, per dimostrare che egli delle due Calabrie era signore, inventò le due croci >> .

Quindi le pertinenze araldiche traggono spunto da avvenimenti avvenuti sotto il Regno dei  Normanni, quando Boemondo, Principe di Taranto e Duca di Calabria, figliuolo di Roberto Guiscardo, con dodicimila guerrieri di Calabria, fra i quali quel Tancredi celebrato dal Tasso, passò con Goffredo di Buglione  in Oriente, conquistando  Antiochia.  

Lo Stemma attuale della Provincia di Reggio è caratterizzato :

Le Croci nere in campo di argento nel mezzo scudo a sinistra, sono memoria del valore dei Crociati Calabresi, sotto la guida di Boemondo Duca di Calabria nelle guerre per la liberazione di Gerusalemme, mentre i quattro pali vermigli in campo d’oro nell'altra metà

 

a destra, sono le Armi Aragonesi, poste da Don Ferdinando di Aragona Duca di Calabria.

Le Croci sono due perché in due Province era divisa la Calabria, mentre i quattro pali per mostrare l’unione della Calabria alla Dinastia degli Aragonesi .  

 

I PRESIDENTI 

 

2011

RAFFA dott. Giuseppe

 

2006 -2011

MORABITO avv. Giuseppe

 

2006

IOVINO dott. Oreste  Commissario Straordinario

 

 

2002

FUDA ing. Pietro

 

Gianni Aiello dona una targa ricordo  al Presidente dell'Ente, dott. Cosimo Antonio Calabrò, in occasione della prima edizione di  "5 Maggio" svoltasi nel 2002 .

archivio 

archivio Circolo Culturale L'Agorà

 

Il Presidente dott. Cosimo Antonio Calabrò durante il convegno "Gioacchino Murat: un Re tra storia e leggenda" svoltosi nel Salone "M. Ferro" il 13 ottobre 1998 .  

archivio Circolo Culturale L'Agorà

 

1998 - 2002

CALABRO' dott. Cosimo Antonio

 

Gianni Aiello dona una targa ricordo  al Presidente dell'Ente, avv. Umberto Pirilli, in occasione della prima edizione di  "Miti e Leggende nell'Area dello Stretto"   svoltasi nel 1996 nel Salone delle adunanze di Palazzo "Foti"

archivio Circolo Culturale L'Agorà

 

1994 - 1998 PIRILLI avv. Umberto

 

1994

STRANGES dott. Renato  Commissario Straordinario

 

1992 - 1994 GALLETTA dott. Mario

 

1992

LIBRI dott. Francesco

 

1990 - 1992 FURFARO dr. Michele

 

1985 - 1990 GALLIZZI dott. Vincenzo

 

1984 - 1985 GULLI' dr. Pantaleo

 

1981 - 1984 LICANDRO dr. Fortunato

 

1977 - 1981 IANNOPOLLO prof. Cosimo

 

1975 - 1977 TERRANOVA dott. Raffaele

 

1970 - 1975 LIBRI dott. Francesco

 

1965 - 1970 MACRI' dott. Giuseppe

 

1963 - 1965 MASSEO avv. Marco

 

1962 - 1963 BOVA comm. Domenico

 

1961 - 1962 LUPOI prof. Antonino

 

1948 - 1961 TROPEA prof. dott. Ugo

 

1944 - 1946 TRIPEPI avv. on. Domenico

 

1894

GRIO comm. Vincenzo

 

1887 - 1889 PLUTINO comm. Fabrizio

 

1881 - 1885 MEDICI cav. avv. Francesco

 

1880

SPANO' BOLANI Domenico

 

1877- 1879 ZERBI comm. Candido

 

1875- 1877 SPANO' BOLANI Domenico

 

1874 DE FEO cav. Francesco  REGIO COMMISSARIO

 

1873

MEZZOPRETI GOMEZ cav. Emidio REGIO COM.

 

1869 - 1872 DE BLASIO Tiberio, conte di Palizzi

 

1868 Grillo conte Domenico Antonio, presidente provvisorio (consigliere anziano)

 

1865 - 1867 FURNARI Antonio Maria

 

1860 - 1864 SPANO' BOLANI Domenico